Si è svolto a Sochi, sul Mar Nero, il vertice intergovernativo italo-russo. Come in occasione di altri incontri bilaterali italo-russi, è stata densa l'agenda degli accordi economici ed energetici affrontati. Questi, in sette punti sintetici, gli accordi stipulati:
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Accordo relativo al transito per via ferroviaria, nella Federazione Russa, di materiale e personale militare italiano diretto in Afghanistan.
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Protocollo di attuazione concernente le modalità di attuazione dell'Accordo di riammissione tra la Comunità Europea e la Federazione Russa del 25 maggio 2006.
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Dichiarazione congiunta tra il ministro degli Affari Esteri ed il vice-presidente del governo e ministro delle Finanze della Federazione Russa per la realizzazione del partenariato bilaterale per la modernizzazione.
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Accordo per la semplificazione delle norme di ingresso, soggiorno ed uscita dei membri degli equipaggi di velivoli di compagnie aeree della Repubblica Italiana e della Federazione Russa.
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Accordo di collaborazione nell'ambito dello sviluppo delle piccole e medie imprese tra il gruppo bancario italiano UBI Banca e la Banca per lo sviluppo e per l'attività economica estera (Vneshekonombank).
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Accordo quadro sulla collaborazione postale italo-russa (Poste Italiane e Elsag Datamat del Gruppo Finmeccanica).
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Memorandum di intenti sulla collaborazione nel campo dell'energia elettrica tra ENEL e la società per azioni INTER RAO EES.
Oltre ai succitati accordi, il comunicato stampa diffuso dalla presidenza del Consiglio ricorda come l'interscambio commerciale fra i due Paesi sia cresciuto nel 2010 del 17% rispetto all'anno precedente nonostante la crisi, a testimonianza di quanto oramai i rapporti bilaterali siano stabili.
Come si evince dal precedente elenco, l'entità degli accordi bilaterali stipulati a Sochi, come in altre analoghe circostanze, è di grande contenuto strategico oltre che meramente economico. In gioco non ci sono i semplici (e legittimi!) buoni affari con una delle maggiori potenze mondiali, membro permanente al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ma la stessa sfida per la modernizzazione e l'ancoraggio all'occidente europeo di una nazione come la Russia che, per caratteristiche culturali (Paese sorto nella tradizione cristiana e appartenente alla civiltà giuridica romana) e posizione geopolitica rappresenta un partner necessario per la sopravvivenza stessa della nostra civiltà. La Russia, infatti, non fornisce solamente gas e altre materie prime all'Europa, ma rappresenta un necessario prolungamento orientale eurasiatico di un mondo, quello europeo, in costante declino politico, demografico e persino militare ed esposto alla tumultuosa crescita di attori geopolitici extra europei ed extra occidentali come la Cina, l'India e il mondo islamico.
La politica italiana di attenzione alla Russia, promossa dal presidente del Consiglio Berlusconi almeno dal 1994, va proprio in questa direzione: ancorare l'immensa federazione eurasiatica all'Europa per affrontare insieme le comuni sfide del XXI secolo, come la sicurezza, la lotta ai traffici di droga e di vite umane, l'approvvigionamento energetico, necessario per le economie produttive dell'Europa, e il flusso di investimenti per la modernizzazione delle infrastrutture, vitale per Paesi come la Russia e altre nazioni ex-comuniste.
Come ha ricordato il premier Berlusconi durante la conferenza stampa al termine del vertice di Sochi, «gli ottimi rapporti che intercorrono tra l'Italia e la Russia fanno bene anche all'Occidente». Qualche funzionario di second'ordine con la mente ancora rivolta a prima del crollo del Muro di Berlino può non apprezzare questa realtà, ma sarebbe opportuno che capisse che un mondo con un'Europa marginalizzata e una Russia schiacciata dalla Cina non sarebbe certamente vantaggioso neppure per la sicurezza d'Oltreatlantico.
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