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Numero 476
del 22/05/2012
C'è una regia dietro gli attacchi all'Italia? PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
gianmoena@ragionpolitica.it
  
sabato 04 dicembre 2010

berlusconi_putin3.jpgIn questi giorni il mondo è stato assalito da una cascata di gossip, presunti scoop e notizie che il sito Wikileaks ha attinto da dispacci di diplomatici americani dislocati in varie aree geografiche. L'Italia sembra essere, ad oggi, uno dei paesi più bersagliati dalla «marea nera» prodotta dall'hacker australiano Assange, proprietario del sito internet. Si è tentato da una parte di far apparire Berlusconi, agli occhi del mondo, come un leader in decadenza, dall'altra capace però di essere attivo nelle relazioni internazionali, poiché è stata messa in evidenza, in particolare, la sua amicizia con Putin.

Diversi dispacci riferiti all'Italia si sono rivelati privi di qualsiasi rispondenza alla realtà perché fondati semplicemente su informazioni tratte da qualche media politicamente orientato. Come in un circolo vizioso, alcune notizie fornite da Wikileaks sono poi ritornate alla fonte, ossia agli stessi giornali italiani che le avevano diffuse, i quali, sposando in pieno un approccio anti-italiano, le hanno ripresentate come la prova provata delle loro tesi anti-berlusconiane.

Di fronte allo tsunami creato da Wikileaks ci si chiede se si nasconda una regia il cui intento sia quello di destabilizzare il quadro delle relazioni internazionali in funzione di un obiettivo ben preciso. E se sì, quale? In questo momento la verità storica è che gli Stati Uniti sono deboli, tutto l'Occidente appare più fragile. In un periodo in cui gli Stati faticano a riprendersi dalla crisi internazionale, in cui la politica sembra vacillare di fronte agli scossoni dei mercati finanziari, evidentemente ci sono alcuni «grandi interessi», espressioni di potenti lobby economico-finanziarie, che vorrebbero scardinare gli equilibri geopolitici di un mondo ormai multipolare - in cui ci sono troppi attori in gioco e meno spazi - per tentare di creare un terreno più fertile alla ripartenza del motore dell'economia.

L'Italia, probabilmente, sta pagando dazio per la lungimirante diplomazia commerciale portata avanti dal Governo Berlusconi, che è stato capace di intessere relazioni strategiche per il nostro Paese. In questo quadro non ci stupisce che il rapporto di amicizia con Putin sia, guarda caso, sotto la lente del «banco d'inquisizione» che ha creato Wikileaks. Berlusconi ha capito che la Russia rappresenta un necessario prolungamento orientale eurasiatico di un'Europa che ora è fragile politicamente, militarmente e debole anche nella sua crescita demografica; non solo, il Vecchio Continente, dal punto vista economico, sta subendo lo sviluppo di Paesi extra europei ed extra occidentali come India e Cina. In questo contesto il Governo italiano ha compreso che ancorare l’immensa federazione eurasiatica all'Occidente europeo significa poter far fronte comune su questioni centrali per il futuro, dalla sicurezza alle infrastrutture, all'approvvigionamento energetico. Inoltre bisogna considerare che la Russia è un Paese che si è sviluppato attraverso la tradizione cristiana ed è legato al sistema giuridico romano, dunque, per posizione geopolitica, può rappresentare un partner necessario per la sopravvivenza stessa dell'Europa e della nostra civiltà. Al vertice che si è tenuto a Soci Berlusconi ha tenuto a sottolineare come «gli ottimi rapporti che intercorrono tra l'Italia e la Russia fanno bene anche all'Occidente». Essi, d'altronde, non precludono affatto di mantenere una buona partnership anche con un alleato storico come gli Stati Uniti, ai quali l'Italia, in ogni caso, resterà sempre legata.

Molti degli accordi siglati da Berlusconi e Putin ruotano attorno al fattore energetico, da quelli sull'approvvigionamento di gas (Eni-Gazprom) a quelli sul nucleare (Enel-Inter Rao Ues). Probabilmente l'asse Roma-Mosca, su quest'ultimo fronte, ha destato molti mal di pancia a livello internazionale, poiché la Russia sta estendendo proprio in quest'area geopolitica la sua influenza sul piano energetico (ricordiamo le guerre del gas con Ucraina, Bielorussia e Bulgaria). Se poi consideriamo la proposta di Mosca di creare una zona di libero scambio dagli Urali al Portogallo, si comprende, una volta di più, come essa sia più che mai interessata all'Europa. Ecco perché l'Italia, forse, in questo periodo, può apparire ad alcune lobby americane un Paese scomodo, perché si fa ponte tra la Russia e l'Europa. Alla luce di questa disamina sembra potersi scorgere una sorta di regia dietro gli attacchi così incessanti che ha ricevuto Berlusconi.

sergei_shmatko-claudio_scajola.jpgSe, poi, facciamo qualche passo indietro, e ritorniamo all'aprile di quest'anno, sorgono alcuni dubbi sul tempismo con il quale si è verificato il caso Scajola, il ministro dello Sviluppo che tanto impegno ha profuso per il rilancio del nucleare in Italia. Infatti la vicenda che lo ha coinvolto, e che lo ha portato alle dimissioni, è scoppiata proprio in concomitanza con la ratifica di alcuni accordi energetici tra Berlusconi e Putin siglati a Villa Gernetto, grazie ai quali si stabiliva di far entrare la Russia nel business italiano con finanziamenti e supporto tecnologico. Proprio a Villa Gernetto si era affermata un'ampia volontà di cooperazione: da una parte si era siglata un'intesa tra Enel e la russa Inter Rao Ues per lo sviluppo di una nuova centrale a Kaliningrad di terza generazione, dall'altra Italia e Russia si erano impegnate a cooperare per sviluppare degli studi nel settore della fusione nucleare. Accordi che sono seguiti a quelli stipulati già nell'aprile del 2009, quando Mosca e Roma decisero di rafforzare i loro rapporti nel campo dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili in conformità con il memorandum firmato dal ministro russo dell'Energia Sergei Shmatko e il Ministro italiano dello Sviluppo Economico Claudio Scajola. Già allora i due paesi decisero di collaborare per migliorare l'efficienza energetica, sviluppare insieme l'uso di fonti rinnovabili di energia e portare avanti progetti comuni di ricerca e di investimento in Russia, in Italia e in paesi terzi. Il caso Scajola, come sappiamo, non ha avuto implicazioni giudiziarie, ma solo un forte impatto mediatico. La vicenda che lo ha travolto, però, gli è costata l'abbandono del ruolo di ministro, il primo ministro che stava riportando il nucleare in Italia. Scherzi del destino?




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Commenti (1)
1. 06-12-2010 15:38
Un pò strano si tratti solo di coincidenze..in ogni caso massimo sostegno all'on. Scajola e al Presidente Berlusconi, membri di un governo protagonista in Europa e nel mondo. In modo particolare in un momento difficile come queesto, non possiamo permetterci di perdere personaggi di cosi' grande capacità. Mentre continua a imperversare il gossip fine a se stesso,poi,parlano i fatti, attraverso i tanti risultati concreti dei vertici italo-russi, compreso quello che si e' appena chiuso a Sochi con la conferenza stampa congiunta dei due Presidenti.
Scritto da ordem et progresso

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