Il voto dell'aprile 2008 ha sancito la vittoria di un progetto politico che si poneva come obiettivo principale quello di modernizzare il Paese, rendendolo più competitivo di fronte alle sfide globali. Allora la maggioranza degli elettori si sentì un tutt'uno con il leader del centrodestra e con la sua volontà di far rialzare l'Italia decadente della sinistra prodiana liberandola dalla presa soffocante della «vecchia politica», autoreferenziale e distante dalle esigenze dei cittadini. Berlusconi fu capace di dare espressione alle pulsioni di un popolo attraverso un progetto politico che si trasformò, nell'aprile del 2008, in maggioranza di governo. La forza della democrazia parve all'improvviso avere uno sbocco reale: il popolo votante, infatti, si trasformò in un soggetto politico vero e proprio, le cui istanze avrebbero costituito il solco dell'azione di governo.
L'esecutivo uscito dalle urne due anni fa, dunque, si è affermato come una diretta emanazione del popolo, il quale ha riconosciuto in Silvio Berlusconi il suo leader. L'attuale governo è stato capace di istituzionalizzare un passaggio epocale nella storia politica italiana: da un sistema di gestione del potere in cui le alchimie di Palazzo e gli appetiti personalistici avevano spesso finito per dominare sull'interesse generale ad un sistema in cui l'azione di governo si pone quale strumento al servizio dei cittadini, la cui sovranità si invera attraverso la realizzazione di un programma politico scelto dalla maggioranza di essi. In questi due anni e mezzo il governo si è posto metaforicamente come braccio operativo di un popolo che aveva quale priorità quella di far fronte agli effetti impetuosi di una crisi globale mantenendo la coesione sociale.
Questo «braccio», sino ad ora, ha dimostrato di essere forte: prima di tutto ha salvaguardato la tenuta dei conti pubblici, guadagnandosi giudizi positivi sia dalla Banca Centrale europea che da un'agenzia di rating internazionale come Standard & Poor's; non solo, in una congiuntura delicata come quella di questi ultimi due anni, è riuscito ad allargare le maglie della tutela della sicurezza sociale per chi stava perdendo il posto di lavoro; si è adoperato per ridurre i costi di gestione dello Stato, liberando l'Italia dalla morsa soffocante degli sperperi eccessivi della Pubblica Amministrazione e avviando, attraverso il federalismo, una fase di gestione delle risorse pubbliche trasparente e responsabile; ha varato una riforma della scuola e dell'università che finalmente ha messo in primo piano le esigenze degli studenti e il principio della valorizzazione del merito; ha tutelato la sicurezza civile attraverso una capillare azione di contrasto sia alla criminalità organizzata che all'immigrazione clandestina. Ha dato vita ad un Piano per il Sud che si propone di ridurre, gradualmente, il gap storico tra Settentrione e Meridione, non più, come accadeva in passato, attraverso un approccio assistenzialista, ma secondo una logica diametralmente opposta, volta ad incentivare uno sviluppo economico del territorio che sottenda una sempre maggiore responsabilizzazione, grazie anche al federalismo, nella gestione delle risorse.
L'Italia, durante questi due anni e mezzo di governo, si è aperta al mondo. L'autorevolezza con la quale Berlusconi ha saputo intessere relazioni diplomatiche con diversi leader mondiali ha non soltanto fatto sì che il nostro Paese guadagnasse maggiore peso e prestigio a livello internazionale, ma ha anche consentito al nostro sistema produttivo, che è molto attivo sul fronte dell'export, di aprirsi nuovi canali di sviluppo in Paesi terzi.
L'azione del governo ha avuto sempre un filo conduttore: la difesa della nostra identità. Di fronte alle sfide globali, difendere le nostre radici, i nostri valori, la nostra storia significa non solo valorizzare le peculiarità che ci distinguono nel mondo, ma vuol dire anche avere dei punti di riferimento culturali forti di fronte alle sfide della modernità. La difesa della vita, in tutte le sue forme, rappresenta un punto fermo e un valore di riferimento non negoziabile alla base dell'orientamento culturale delle politiche del governo Berlusconi.
Dire sì a questo governo significa difendere la scelta fatta dagli italiani nel 2008. Una scelta che alcuni mestieranti della «vecchia politica», solo e unicamente per soddisfare appetiti personali, vorrebbero sovvertire attraverso manovre verticistiche. Significa riconfermare con forza la volontà di essere guidati da un leader come Silvio Berlusconi, colui al quale la maggioranza del popolo italiano ha affidato le chiavi del futuro dell'Italia. Significa dire sì, quindi, ad uno Stato forte, solido, capace di tenere dritta non solo la barra dei conti pubblici, ma anche quella dei valori e dei principi di riferimento della nostra tradizione e della nostra civiltà. Le manifestazioni che si terranno questo fine settimana per dire sì al governo Berlusconi si propongono dunque di affermare e ribadire, con determinazione, il primato della volontà popolare che è a fondamento della democrazia.
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