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Numero 476
del 22/05/2012
La Svezia nel mirino del terrorismo islamico PDF Stampa E-mail
! di Stefano Magni
magni@ragionpolitica.it
  
martedì 14 dicembre 2010

A Stoccolma una tranquilla serata di shopping natalizio stava per tramutarsi in una tragedia. Anche nelle vie del centro della capitale della Svezia rischiavamo di rivedere gli stessi scenari di devastazione che sono ormai abituali in Pakistan e in Afghanistan. Un attentatore suicida, Taymour Abdel Wahab, si è fatto esplodere in mezzo alla folla. La sua bomba era confezionata male e, oltre a uccidere lui stesso, ha ferito altre due persone. Se fosse stata progettata meglio, avrebbe potuto provocare decine di morti: lo zaino dell'uomo-bomba era carico di chiodi e oggetti contundenti, fatto apposta per provocare più morti e feriti possibili. Quasi contemporaneamente all'esplosione del kamikaze, ha preso fuoco la sua autobomba che, fortunatamente, non è deflagrata. Tanta paura e pochi danni, dunque. Ma è il primo attentato islamico in territorio svedese. Dieci minuti prima l'agenzia di stampa locale, TT, e i servizi di sicurezza, Sapo, avevano ricevuto una e-mail in svedese e in arabo che annunciava delle azioni per colpire la guerra contro l'Islam condotta dalla Svezia. Il riferimento è all'intervento in Afghanistan. Nelle forze della missione internazionale Isaf sono inquadrati anche circa 500 militari della monarchia scandinava. L'attentato si è verificato proprio quando in Svezia è iniziato il dibattito sul rinnovo o meno del mandato al contingente svedese nel Paese asiatico.  Ma sarebbe quantomeno riduttivo giudicare l'attentato come una reazione all'intervento armato svedese.

Il Site (il centro americano di sorveglianza dei siti islamici) sostiene che Taymour Abdel Wahab abbia scritto un testamento nel quale dice di aver agito su mandato dello Stato Islamico d'Iraq, il braccio iracheno di Al Qaeda, non solo per protestare contro la presenza delle truppe svedesi in Afghanistan e contro le vignette anti-Maometto. Nel testamento il kamikaze afferma di aver onorato una promessa fatta allo Stato islamico d'Iraq. Nel settembre 2007 il capo dello Stato islamico d'Iraq, Abu Omar al-Baghdadi, aveva invitato i suoi seguaci a vendicarsi della Svezia per le caricature offensive del profeta Maometto e aveva promesso ricompense in denaro a colui che fosse riuscito ad uccidere il vignettista svedese Lars Wilks. Un uomo che vive da anni sotto scorta che gli integralisti islamici hanno già tentato di uccidere.

Quindi è inutile cercare di vedere questa azione terroristica come una rappresaglia. Qualsiasi pretesto (il rogo di un Corano, una vignetta giudicata offensiva, l'appoggio a un Paese giudicato «nemico», la stessa esistenza di leggi, usi e costumi «contrari all'Islam») è un casus belli sufficiente. L'inchiesta della polizia svedese mira ad accertare eventuali collegamenti fra Taymur Abdel Wahab e Al Qaeda. Il suo curriculum è comune a tanti altri affiliati alla rete di Bin Laden. Il Daily Telegraph sostiene che il kamikaze abbia lasciato Baghdad nel 1992 per la Svezia e poi sia andato a studiare in Gran Bretagna nel 2001. La moglie e i suoi due figli abitano ancora a Luton, in provincia di Londra. Sono dati non ancora sufficienti a ricostruire la sua formazione terroristica. Con chi ha parlato, chi lo ha indottrinato, chi lo ha convinto a diventare «martire» dell'Islam, chi lo ha addestrato? La polizia avrà un gran daffare nelle prossime settimane. Taymur Abdel Wahab potrebbe essere un «cane sciolto», un terrorista-fai-da-te. Ma questo sarebbe molto peggio. Perché sarebbe l'ennesima dimostrazione che in Europa sta crescendo una generazione intera di radicali islamici pronti ad accettare e praticare il terrorismo.

La Svezia non sa dare una risposta al problema. «E' il primo attacco kamikaze in Svezia, ma era prevedibile» - commenta lo scrittore Bjorn Larsson, intervistato dal Corriere della Sera - «abbiamo soldati in Afghanistan e un partito xenofobo al governo. Quindi, nessuna sorpresa, sapevo che un giorno o l'altro sarebbe successo». Quindi: colpa nostra se ci vogliono ammazzare? Ne è convinto anche il Partito Socialdemocratico che, all'indomani della mancata strage, lancia l'allarme tolleranza. Non a causa dell'islamismo, ma dei «razzisti» che «possono sfruttare la paura». E il governo non si discosta troppo dalle tesi dell'opposizione. «Siate decisi nella vostra tolleranza» - dichiara il premier Fredrik Reinfeldt - «La Svezia è una società aperta, dove persone di fedi e tradizioni differenti possono vivere fianco a fianco». Il messaggio sarà stato raccolto? E soprattutto: a chi era indirizzato? Agli islamisti, pronti a uccidere per un disegno, o ai «razzisti» svedesi che le disegnano e pubblicano?




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