Non è un Natale sereno, in Pakistan, per i cristiani che attendono di conoscere la data dell'appello che deciderà la sorte di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia. Nel paese le celebrazioni natalizie sono in genere tollerate, ma, con l'aumento delle minacce da parte degli estremisti islamici, quest'anno le comunità dei fedeli hanno deciso di adottare misure di sicurezza nella convinzione che le forze dell'ordine non siano in grado di fornire la protezione necessaria.
Per scongiurare scontri e violenze, i vescovi cattolici e i rappresentanti delle comunità protestanti hanno suggerito il rinvio delle manifestazioni indette per il 24 e 31 dicembre per chiedere la revisione della legge sulla blasfemia. Anche in Iran il Natale si celebra con trepidazione. In particolare il pensiero va ai nove cristiani di Hamadan in carcere ormai da tre mesi, arrestati a settembre con l'accusa di attività di evangelizzazione. Secondo i servizi di sicurezza iraniani, che li definiscono «sionisti cristiani, farebbero parte di un gruppo che mira a distruggere la Repubblica islamica. Altri convertiti al cristianesimo, riporta l'agenzia di stampa AsiaNews, sono stati di recente fermati con la medesima accusa a Hamadan, Karaj e a Teheran. Alcuni sono stati rilasciati dopo aver giurato di interrompere ogni attività di proselitismo.
In Armenia sono le nuove norme che limitano la libertà di religione a preoccupare i fedeli. Il governo affiderà a una commissione di esperti statali il compito di decidere se autorizzare o meno la registrazione delle organizzazioni religiose che, ottenuto il riconoscimento, saranno comunque tenute a presentare ogni anno un rapporto dettagliato delle attività svolte. È proibita ogni forma di culto priva di autorizzazione, vengono poste severe restrizioni all'opera di proselitismo ed è introdotto il divieto di pregare in asili, scuole e altri luoghi di insegnamento.
Ancora più difficile è la situazione dei cristiani in Somalia. La serrata persecuzione di cui sono oggetto da parte della maggioranza islamica, sempre più influenzata dalla componente integralista, li costringe a praticare la fede in segreto. A dicembre militanti al Shabaab, il movimento islamico antigovernativo che controlla vaste regioni del paese e che dichiara di voler cancellare il cristianesimo dalla Somalia, hanno scoperto e distrutto una biblioteca cristiana e hanno bruciato tutti i libri e il materiale audiovisivo rinvenuto. Nel 2010 almeno sei cristiani somali hanno trovato la morte a causa della loro fede.
Rischiano la vita per aver diffamato l'islam anche gli oltre 100 cristiani copti canadesi inclusi in una lista di condannati a morte redatta nei giorni scorsi da un sito web vicino ad al Qaeda. «Tutti i mujaheddin taglieranno le loro teste», vi si legge: delle persone incriminate, definite «cani in diaspora», il sito web intitolato Shumukh-al-Islam fornisce fotografie, indirizzi e numeri di telefono cellulare che rende molto concreta la minaccia. Neanche i cristiani cattolici del distretto di Bogor, West Java, Indonesia, si preparano serenamente al Natale. Le autorità hanno decretato il divieto di qualsiasi attività o celebrazione pubblica adducendo un pretesto: non avendo ottenuto le necessarie autorizzazioni per costruire una chiesa, la comunità non avrebbe un luogo di culto essendo proibito per legge pregare in pubblico e quindi anche sul terreno destinato alla chiesa o in qualche locale affittato per l'occasione. Si temono come in passato attacchi di islamici estremisti, gli stessi che premono per impedire l'autorizzazione per l'edificazione della chiesa. In Indonesia i musulmani radicali esprimono in modo sempre più aggressivo e violento la loro intolleranza anche grazie alla scarsa sollecitudine mostrata dalle autorità nel difendere le comunità religiose minoritarie.
Ma la situazione più difficile è quella dei cristiani in Iraq dove, in seguito all'escalation di violenze e attentati culminata con il massacro compiuto nella cattedrale di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso di Baghdad il 31 ottobre, si è deciso di cancellare la maggior parte delle celebrazioni. Non si terranno messe di mezzanotte a Baghdad, Mosul e Kirkuk, mancano ovunque addobbi e decorazioni natalizie e persino la catechesi è stata interrotta. Attorno alle chiese di Baghdad e Mosul muri alti tre metri e un dispiegamento di forze dell'ordine attrezzate con scanner e metal detector dovrebbero garantire la sicurezza dei fedeli. Ma per le strade, lontano dalle chiese, il pericolo di attacchi rimane. Per questo alcune migliaia di famiglie cristiane residenti nella capitale e a Mosul hanno deciso di trascorre il periodo natalizio lontano da casa, in zone del paese più sicure. L'elenco dei paesi in cui essere cristiani comporta rischi e difficoltà è ben più lungo e comprende regioni che un tempo non presentavano problemi. Non è buon segno neanche che nei diari scolastici fatti stampare dall'Unione Europea e distribuiti in questi giorni a tre milioni di studenti delle scuole secondarie manchino Natale e Pasqua mentre vi compaiono tutte le festività religiose islamiche,indù, sikh ed ebraiche.
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