 Gli ex nemici della Guerra Fredda iniziano seriamente a collaborare tra loro e muovono i primi passi concreti verso un mondo più sicuro. I dettagli sono ancora da definire, ma è prevedibile che il summit Nato-Russia di Lisbona segnerà un nuovo inizio nei rapporti tra Mosca e l'Alleanza Atlantica. L'incontro al vertice del Consiglio Nato-Russia (NRC) di Lisbona, del 19 novembre 2010, è stato descritto audacemente come «storico» dal momento che entrambi hanno posto le premesse per avvicinarsi l'uno all'altro come un partner potenziale. La Nato e la Russia, in tale sede, hanno concordato per iscritto che essi «non costituiscono una minaccia per l'altro». Si è deciso così di abbandonare il burrascoso passato e di gettare le basi per un futuro di collaborazione nelle relazioni reciproche. Con l'accordo firmato si va anche oltre, poiché viene esplicitato che l'Alleanza Atlantica «non rappresenta una minaccia per la Russia», anzi «cerca con lei cooperazione». Questa collaborazione è «strategicamente importante, poiché contribuisce alla creazione di un comune spazio di pace, stabilità e sicurezza». Il presidente russo Medvedev ha dichiarato che complessivamente, nella concezione strategica della Nato, si esprimono bene i nuovi rapporti con il suo Paese. La speranza russa è che questo momento positivo nelle relazioni Est-Ovest non sia un semplice «venticello» passeggero come già avvenuto in altre occasioni in passato. Ma veniamo al dunque dell'intesa politica raggiunta tra Nato e Russia. Essa si poggia principalmente su due elementi: sviluppo comune di un mini-Scudo regionale e aiuto nel disinnescare la mina afghana. Sulla difesa missilistica europea, i russi ritengono che il piano di difesa contro i missili balistici della Nato non debba essere destinato a contrastare il raggio d'azione del loro arsenale nucleare strategico. La Russia intende partecipare a un piano di difesa missilistica da pari a pari, come un partner, sulla base di reciprocità e trasparenza. Il segretario della Nato Rasmussen, seguendo la linea di avvicinamento dell'ex nemico, ha espressamente detto che il sistema di difesa antimissile potrebbe comprendere la Russia e, a quel punto, si rafforzerebbe un «circolo virtuoso»: «se la Russia e gli altri paesi si sentono sotto la stessa tenda con noi, piuttosto che fuori a guardarci dentro, crescerà la fiducia e la fiducia crea fiducia, il progresso ulteriore progresso». Su un piano più concreto il piano d'azione avanzato da Medvedev sullo sviluppo comune della difesa antimissile regionale si può riassumere così: Mosca è pronta ad abbattere qualsiasi pezzo di metallo che dovesse volare in direzione dell'Europa attraverso il territorio russo o il nostro settore di responsabilità. Cioè, ha spiegato alla stampa un alto funzionario diplomatico russo, «è pronta a difendere tutti i Paesi che si trovano a occidente della Russia». Allo stesso modo la Nato deve assumersi obblighi analoghi per quanto riguarda il suo settore o quelli che devono essere coperti dai singoli Paesi membri: se a qualcuno dovesse venire in mente di colpirci attraverso il perimetro di competenza della Nato, tutto ciò che vola dovrà essere abbattuto dagli americani o dagli altri membri della ato. Si attiverebbe così una copertura reciproca, in virtù della quale i raggi d'azione dei nostri intercettori di missili e di quelli della Nato possono incrociarsi e anche scavalcare i limiti dei confini nazionali». L'attualità di questa proposta, secondo la dirigenza russa, sta nel fatto che, ad oggi, né la Nato né la Russia sono pronte ad aprire ad alcun estraneo l'accesso ai rispettivi scudi antimissile, desiderando mantenere su di essi il controllo sovrano. «Questo non varrebbe se tutta la strumentazione, sensori, radar, intercettori missilistici, fossero orientati verso l'esterno e non venissero installati sulla linea di confine tra lo spazio Nato e quello della Federazione russa. Se sarà così, potremo essere assolutamente certi che lo scudo europeo non ha alcuna mira sul settore d'azione dell'arsenale nucleare strategico russo», spiegano al ministero degli esteri russo. Per verificare la bontà e la praticabilità di tali intendimenti, la Nato ha inviato a Mosca, alcune settimane fa, i suoi esperti per definire tecnicamente come unire il proprio sistema con quello russo. Nei prossimi mesi il lavoro proseguirà ufficialmente con la benedizione del duo Medvedev-Putin.
Sul tavolo delle trattative a Lisbona c'è stato anche molto Afghanistan, dove, da anni, la Nato sta levando le castagne dal fuoco alle repubbliche ex sovietiche e si aspetta un ruolo molto più attivo di Mosca adesso che è stato annunciato l'inizio di una «exit-strategy» dal 2011 al 2014. In realtà Mosca da quelle terre sfortunate non ha mai distolto l'attenzione. Significativa e premonitrice fu la scelta, effettuata a partire dall'autunno '96, dopo che i talebani presero il potere a Kabul, di convocare al Cremlino una riunione d'emergenza delle repubbliche ex Urss asiatiche per organizzare la difesa dello spazio ex sovietico. I successivi attacchi islamici in Tagikistan, Kirghizistan ed Uzbekistan e le infiltrazioni in Caucaso settentrionale le diedero ragione. Adesso di fronte ad un probabile inizio di ritiro della Nato, la preoccupazione nell'ex Urss torna a salire. Gira voce, inoltre, che qualcuno in Occidente pensi addirittura di «ripassare il boccone avvelenato» afghano al Cremlino. Medvedev ha ricordato come la situazione interna di quel Paese «rappresenta una minaccia per il mondo circostante». Ecco perché, secondo la Nato, occorre un coinvolgimento della Russia anche sul fronte afgano. In tal senso, le due parti hanno discusso circa il perfezionamento dell'accordo della fornitura di venti elicotteri tattici russi alle forze armate afgane e un programma di addestramento per i piloti (addestramento che, come già precisato da Mosca, avverrà su territorio russo e non su quello afgano). Inoltre Medvedev dovrebbe agevolare ulteriormente il transito dei rifornimenti per i 150 mila uomini della Nato dispiegati in Afghanistan sulle ferrovie russe. Sarebbe proprio quest'ultima la novità più importante dato che Mosca permetterà il passaggio, oltre che di carburanti e altri rifornimenti logistici della Nato, anche ai mezzi corazzati Mrap (Mine resistent ambush protected), ma non ad armi e munizioni. Inoltre, le ferrovie russe potranno essere utilizzate anche per il transito in uscita di materiale dall'Afghanistan, ciò in previsione del progressivo disimpegno delle truppe Nato. Quello delle linee di rifornimento rimane uno dei nervi scoperti della macchina militare dell'Alleanza: il Northern Distribution Network (Ndn) - la direttrice Baltico-Russia-Caspio - consente un alleggerimento della rischiosissima rotta che attraversa il Khyber pass tra Pakistan e Afghanistan. Attualmente il trenta per cento dei rifornimenti seguono il percorso del Ndn, consentendo anche un cospicuo risparmio economico (circa del novanta per cento) rispetto ai vettori aerei. In base a queste premesse, il vertice NRC di Lisbona tra Nato e Russia segna quindi un nuovo promettente inizio di collaborazione per entrambe le parti, ma è troppo presto per essere soddisfatti circa l'esito delle intese raggiunte. La cooperazione futura dipenderà molto da quello che trasparirà durante i difficili negoziati sulla difesa missilistica europea che ci attendono, e molto verrà anche sul ruolo, di vero o finto partner, che l'Alleanza Atlantica riserverà a Mosca. Condividi questo articolo      
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