In queste ore si dibatte, in molte parti del mondo, sul caso di Cesare Battisti. Lui, protagonista della peggiore pagina della storia italiana, ha trascorso buona parte della sua vita tra latitanza e carcere. Oggi, rinchiuso in una cella brasiliana, attende che l'uscente presidente Lula si pronunci, in ultima istanza, sull'opportunità o meno di consegnarlo nelle mani della giustizia italiana.
L'America Latina riflette non solo su Battisti, ma anche su ciò che quest'uomo rappresenta per un sistema che si regge sullo stato di diritto, sulla certezza della pena e sulla giustizia. Non soltanto l'uomo, ma il caso. Non solamente la specificità di un processo, ma il significato più profondo che questo porta con sé. È la certezza, la fiducia nella giustizia che gli uomini chiedono, pretendono. Perché i tribunali rappresentano quel luogo fisico in cui il più alto dei valori, la verità, deve essere proclamata e le vittime di qualunque reato devono trovare soddisfazione al torto subito. Battisti si fa beffa di tutto ciò, spalleggiato da un movimento di sostenitori che si professano intellettuali «al di sopra dell'effimero umano», e che gettano - o vorrebbero gettare - nell'oblio le vittime dell'azione terroristica di Battisti negli anni '70.
L'atteggiamento di buona parte dell'opinione pubblica del Sud America di fronte a questa vicenda si inserisce dentro una cornice di risveglio delle coscienze civiche latino-americane. Il Messico, ad esempio, è stato dichiarato in molti casi sull'orlo di una crisi sociale e strutturale. L'oligopolio del potere dimostrato dai Narcos è stato a lungo - troppo a lungo - il marchio di fabbrica del giardino di casa USA. Oggi i messicani si ribellano. L'assassinio di Marisela Escobedo Ruiz ha scosso le coscienze: non è accettabile. Giustizia deve essere fatta. E così anche le FARC in Colombia, che hanno strangolato la democrazia del Paese per lunghi decenni, registrano oggi un declino in termini di potere esercitato ed esercitabile. Stesso destino per Sendero Luminoso in Perù. La triplice frontiera, cartello di terroristi, narcotrafficanti e commercianti d'armi, che unisce in un vincolo criminale Argentina, Paraguay e Brasile, sta lentamente tramontando. Molti gli accordi in materia di giustizia e promozione dei diritti umani che ogni giorno vengono siglati tra i Paesi latini e i vicini regionali o gli amici internazionali. Specchio di un cambiamento sociale, politico ed etico che ormai è evidente in tutta l'America Latina.
La decisione di Lula sul caso Battisti, quindi, non ha una rilevanza soltanto per l'Italia, ma per un intero continente che oggi vuole darsi un nuovo volto: un'immagine fatta di certezza del diritto, della pena e della verità. Un'immagine che sedicenti «intellettuali», criminali o dittatori bardati di populismo non possono arrogarsi il diritto si usare a proprio piacimento, e di cui non possono più farsi beffe. Oggi le vittime chiedono verità. Oggi le vittime chiedono giustizia. Non solo in Italia.
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