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Numero 476
del 22/05/2012
L'ITALIA PIU' UNITA CE LA FARA' PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
gianmoena@ragionpolitica.it
  
venerdì 31 dicembre 2010

berlusconi-alla-camera.jpgL'anno che si chiude ha scritto un altro capitolo del difficile percorso di modernizzazione del nostro Paese. Il peso del fardello ideologico del Novecento, che grava ancora all'interno dello Stato, si sta alleggerendo grazie alla fatica ed alla determinazione delle forze politiche della maggioranza del Governo Berlusconi. Alcune riforme, a volte, possono scontare un tasso d'impopolarità verso chi le propone, poiché il cambiamento comporta diffidenza da parte di coloro che si erano ben ambientati allo status quo. Ma il 2010 ci ha fatto comprendere che le politiche riformatrici che il governo Berlusconi ha messo in atto non hanno minimamente intaccato la sua popolarità e ha fatto affiorare come ormai gran parte degli italiani siano in sintonia con le motivazioni politiche e culturali che il centrodestra ha messo in campo anche nelle ultime elezioni politiche del 2008.

Gli esiti elettorali delle europee e delle regionali, infatti, hanno confermato il trend di consenso a favore del Governo Berlusconi, dimostrando come le forze conservatrici che si annidano ancora nei gangli dello Stato siano orami minoranza del Paese. Ma la politica è il cuore dell'umanità, in cui si racchiudono virtù ma anche debolezze, spesso generate da retaggi culturali desueti o dalla mediocrità delle scelte personaliste degli uomini e dalla loro miopia. Il 2010 ci ha presentato esempi di uomini che hanno agito solo per ambizione personale: è il caso di Fini e del suo controcanto continuo nei confronti del Governo Berlusconi, sfociato poi in una sfiducia allo stesso Esecutivo, a dimostrazione di come le politiche riformatrici non navighino mai in acque chete.

Le forze politiche della conservazione, seppur in minoranza, sarebbero state disposte anche ad organizzare armate Brancaleone pur di sconfiggere il nemico Berlusconi, colpevole di aver intuito e dato fiato 16 anni fa alle istanze degli italiani. Ma la con la vittoria politica di dicembre, che ha visto confermata la fiducia al Governo Berlusconi, la maggioranza ha confermato la scelta della volontà popolare uscita dalle urne del 2008. Il cammino della compagine riformatrice, quindi, continua, anche se con numeri risicati alla Camera dei Deputati. Dovrebbero riflettere coloro che hanno seguito Gianfranco Fini in questa incomprensibile avventura e scegliere se proseguire sulla strada intrapresa due anni fa di fronte agli elettori oppure se raccogliere le farfalle sotto l'Arco di Tito, contribuendo ad alimentare l'instabilità.

Nonostante il 2010 si sia distinto come un periodo politicamente contrastato, il Governo è stato l'unico punto fermo della vita pubblica italiana ed è riuscito a mantenere l'integrità del bilancio dello Stato in un contesto di crisi economica ancora vivo, ha conseguito ottimi risultati nella lotta alla mafia, ha consolidato la sua presenza nello scacchiere internazionale, ha irrobustito le politiche di contenimento dell'immigrazione selvaggia attraverso accordi con i Paesi limitrofi, ha dato avvio alle riforme del federalismo fiscale, della Pubblica Amministrazione, dell'Università.

Non è un caso che la maggioranza del popolo italiano, nonostante gli attacchi strumentali mediatici finalizzati a screditare la figura del premier, siano ancora dalla sua parte. Egli incarna, infatti, il rinnovamento del rapporto tra Stato e cittadino, che si concretizza attraverso un'azione volta alla soluzione dei problemi della realtà, sostituendo così l'autoreferenzialismo di un ceto politico che ha come fine il potere per il potere ed in cui la volontà del popolo è un'opzione strumentale. Ed è questa «cultura dei bisogni» che Silvio Berlusconi ha introdotto con la sua discesa in campo e che costituisce il fuoco nel motore del consenso per il centrodestra.

La politica laica e riformista del Governo Berlusconi attinge dalle corde profonde intimamente cristiane degli italiani, ed in un tempo in cui la propria identità si confronta continuamente con le culture del mondo e l'evoluzione della tecnica influisce in modo determinante sui temi sensibili della vita, l'azione del governo acquisisce uno spessore culturale che eleva le proprie scelte in difesa della nostra civiltà, delle nostre origini, del nostro essere occidentali. Coloro che ritengono l'identità cristiana come il retroterra culturale della nostra storia e che siedono negli scranni dell'opposizione dovrebbero comprendere che la battaglia di laicità contro il laicismo è una politica che solo il governo in carica è in grado di sostenere.

Ora che il 2011 è alle porte e che anche la parola «riforme» si riempe di significato in tutti gli ambiti della società, come dimostra il caso di Pomigliano in cui Marchionne ha avuto la meglio sulle forze conservatrici nella contrattazione tra la Fiat ed i sindacati, l'augurio per il nuovo anno è di poter proseguire con più forza nel difficile cammino delle riforme per il nostro Paese come quella fiscale, che consentirà di realizzare il quoziente famigliare, e della giustizia. Solo in questo modo potremo contrastare i venti della crisi economica. In caso contrario l'alternativa sarebbero solo le urne con il rischio di esporre il nostro Paese all'imprevedibile, ma Silvio Berlusconi, ottenendo la fiducia, ha dato un nuovo orizzonte al cambiamento necessario per il nostro l'Italia. L'augurio, quindi, è che nel 2011 all'interno di una parte dell'opposizione prevalga il senso di responsabilità nei confronti del proprio Paese sulla mediocrità e sugli appetiti personali, poichè l'Italia non può permettersi di perdere tempo in giochi di palazzo. Buon anno.




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Commenti (1)
1. 02-01-2011 10:58
quando,quando,quando.........
A quando una giustizia pensionistica anche per i lavoratori autonomi.Prendono pensioni tutti quei pubblici dipendenti ove il pubblico non paga una lira all'Inps ed All'Inpdap mentre gli autonomi che pagano sono usati per la caccia alle streghe! Meditate perchè i voti possono anche disperdersi!!!
Scritto da ale

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