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Numero 476
del 22/05/2012
Verso un difficile 2011 per le banche europee. PDF Stampa E-mail
! di Abbé Blavet
blavet@ragionpolitica.it
  
lunedì 03 gennaio 2011

stress-test100.jpgNel luglio scorso sono stati resi pubblici i risultati degli Stress Test condotti su 91 banche europee. Si trattava di simulazioni essenzialmente volte a stabilire se e quanto aumento di capitale fosse necessario per superare gravi crisi finanziarie e, avendo fissato dei parametri minimi di efficienza, capire quali banche, tra quelle selezionate, andassero «promosse» da questi Test. Attraverso l'Ecofin, il Consiglio europeo aveva dato mandato al «Committee of European Bank Supervisors - CEBS» di condurre questi Test in collaborazione con la Bce, la Commissione europea e le rilevanti autoritá nazionali. I risultati ottenuti indicarono una sostanziale soliditá del sistema creditizio europeo, incluse le cinque maggiori banche italiane, ed avrebbero dovuto contribuire ad accrescere la fiducia dei mercati internazionali nel sistema bancario europeo.

I risultati degli Stress Test non hanno tuttavia avuto l'impatto atteso sui mercati internazionali. Secondo i dati presentati dal CEBS, solo sette banche non passarono gli Stress Test ma i risultati di queste simulazioni vennero presto smentiti dalla realtá degli eventi. Le banche irlandesi (e.g.: Bank of Ireland e Allied Irish Banks) passarono i Test senza problemi e tutti sappiamo cosa sia accaduto alle finanze pubbliche irlandesi, andate a rotoli proprio per salvare le proprie banche. Il fabbisogno in nuovi capitali per mettere le banche europee testate in sicurezza venne sottostimato a 3.5 miliardi di euro: un decimo rispetto a quanto era ritenuto necessario da diversi analisti. Il mercato non poteva non rilevare le incongruenze dei Test e - mentre cinque mesi dopo la pubblicazione dei risultati degli Stress Test effettuati, nel 2009, per le banche Usa, il relativo indice «Standard & Poor's 500 Financials Index» aumentó del 25% - a cinque mesi dalla pubblicazione dei risultati relativi alle banche europee. il «Bloomberg Europe Banks and Financial Services Index» é in calo del 4% tornando ai livelli del febbraio scorso. Sempre dal luglio scorso, il costo medio per assicurare le obbligazioni emesse dalla principali 110 banche europee é aumentato, in media, di 114 punti base: oltre 30 volte il costo richiesto per le 34 maggiori banche Usa.

In questo difficile contesto, la Bce ha continuato a fornire liquiditá al sistema bancario europeo. Nell'ultima settimana di dicembre la Bce ha annunciato come, avendo 270 banche europee richiesto fondi addizionali per il primo trimestre 2011, la Banca avesse accordato prestiti per 149.5 miliardi di euro: sono esborsi considerevoli, che indicano nella bassa liquiditá (e nella difficoltá a finanziarsi sul mercato interbancario e/o obbligazionario) una delle maggiori debolezze del sistema bancario europeo.

Nessuna attenzione alla «liquiditá» ed una chiara sottostima del rischio «sovereign default» sono considerate le maggiori debolezze dei Test 2010. Le problematiche collegate alla persistente crisi di liquiditá del sistema bancario sono ben note e gli esempi greci ed irlandesi sono lí a testimoniarlo. Per quanto attiene al rischio default, i test si erano limitati ad ipotizzare, nello scenario peggiore, un rialzo dei titoli di 75 punti base - per i titoli decennali - alla fine del 20111. La situazione si é rivelata assai piú grave visto che i rendimenti sulle obbligazioni decennali spagnole sono saliti - raggiungendo valori tripli rispetto al 2009 - al 5.38% dal 5.08% del 3 dicembre mentre lo spread sul bund tedesco delle obbligazioni portoghesi é salito a 313 punti base; cosa sia successo ai titoli greci ed irlandesi é ben noto.

A destare preoccupazione per il 2011 é il possibile impatto del debito sovrano. Le banche europee detengono, secondo «Goldman Sachs», oltre 191 miliardi di euro di titoli greci, irlandesi e portoghesi, tutti considerati a rischio dalle agenzie di rating. Ogni processo di ristrutturazione/default del debito dovrá inevitabilmente richiedere un corrispondente aumento di capitale per le banche piú esposte. Quelle greche detengono 62 miliardi di euro in titoli greci, irlandesi e portoghesi. Le banche tedesche sono esposte per 44 miliardi di euro e quelle francesi per 18 miliardi di euro. E' proprio alla stretta interconnessione «banche private - gestione debiti sovrani» che i mercati internazionali dedicano una grandissima attenzione ritenendo che, a fronte di possibili ristrutturazioni/dafault sovrani, i rispettivi governi non siano in grado/non vogliano supportare gli inevitabili aumenti di capitale delle banche maggiormente esposte.

I «regolatori» dei 27 Paesi Ue sembrano consci della situazione e dovranno ridefinire i criteri per nuovi Stress Test bancari. Lo scorso 21 dicembre, il Commissario Ue agli Affari Economici, Olli Rehn, ha anticipato che una nuova serie di Stress Test verrá definita nel febbraio 2011, per attuazione durante l'anno, aggiungendo criteri piú stringenti a livello di liquiditá. Purtroppo, a differenza di quanto affermato per la liquiditá, non c'é ancora il consensus necessario per ridefinire i criteri per valutare l'impatto del debito sovrano sulle banche europee. Resta il fatto che il settore permane in una situazione quantomeno non ottimale, anche se grandi sono le differenze tra paese e paese come dimostrano gli esempi di Irlanda, Spagna ed Italia.

Le banche irlandesi continuano a soffrire di una grave crisi di liquiditá che richiede massicci interventi pubblici. Lo scorso 23 dicembre il governo ha completato il processo di nazionalizzazione della «Allied Irish Banks», passata ai test di luglio con giudizi migliori di quelli registrati, ad esempio per l'italiana Mps, con il passaggio del 92.8% delle azioni sotto controllo pubblico. Per ovviare alla gravissima crisi del settore, il Governo ha creato una sorta di «bad bank» per l'acquisto di crediti inesegibili e/o titoli tossici da banche private irlandesi in un contesto nazionale complicato dalla persistene crisi del debito pubblico irlandese e dai continui downgrading del suo debito pubblico. La «National Asset Management Agency - NAMA» ha finora rilevato mutui per un controvalore di circa 100 miliardi di euro «rilevandoli» al 58% del loro valore e lasciando alle banche sottoscrittrici una perdita secca del 42%.

Il sistema bancario spagnolo é in grande difficoltá anche a causa delle difficoltá governative nella gestione del debito sovrano. Da diversi mesi il debito pubblico spagnolo é sotto stretta osservazione e non si escludono ulteriori tagli all'attuale rating «Aa1» - come fatto trapelare da Moody's lo scorso 15 dicembre - in ragione, essenzialmente, degli alti deficit pubblici regionali e delle rilevanti perdite del settore bancario. I costi per assicurare il debito delle banche aumentano in parallelo all'aumento di quelli per assicurare il debito sovrano ed i «Credit Default Swaps» per le obbligazioni di «Bankinter», uno dei maggiori gruppi bancari spagnoli (maggiore azionista il «Crédit Agricole» francese) hanno raggiunto il costo di 330 punti base, circa il doppio della belga «KBC» che condivide, con «Bankinter» lo stesso rating «A1» attribuitole da Moody's: servono dunque 330,000 Usd annui per assicurare 10 milioni di Usd in obbligazioni a scadenza quinquennale. L'esempio riflette la difficile situazione delle banche iberiche che, hanno visto i profitti consolidati dei primi nove mesi del 2010 scendere del 18% rispetto al 2009. Diversi osservatori internazionali ritengono le banche spagnole oberate da un consistente aumento di crediti inesigibili legati al passato boom immobiliare e la situazione potrebbe peggiorare nel 2011. Il governo ha creato, per aiutare la ristrutturazione del sistema bancario nazionale, un fondo ad hoc (i.e.: FROB, Fondo per la Ristrutturazione Ordinaria delle Banche) con possibilitá di spendere fino a 99 miliardi di euro per migliorare la liquiditá del sistema, ma il mercato resta assai guardingo e potrebbero rendersi necessari nuovi capitali per oltre 120 miliardi di euro2.

«La crisi finanziaria globale ha avuto un effetto limitato sulle banche italiane». In questi termini si é recentemente espresso il Governatore della Banca d'Italia, Draghi, in un intervento in cui ha tuttavia sollecitato i banchieri italiani a rinforzare il capitale, adeguandolo ai requisiti di «Basilea 2 e 3». Le banche italiane hanno retto l'urto della crisi meglio di quelle di altri paesi grazie ad un atteggiamento prudente che le ha tenute (quasi) al di fuori del business degli strumenti derivati e rilevando limitate quote dei debiti sovrani piú a rischio concentrandosi sulle obbligazioni italiane. Di rilievo é anche il fatto che i debiti delle banche italiane arrivano appena al 20% del Pil italiano, la percentuale più bassa tra 11 importanti nazioni, incluso il Regno Unito: il debito delle banche irlandesi copre infatti il 38% del Pil del paese, mentre quello delle banche spagnole arriva addirittura a coprire il 54% del Pil del paese.

Le banche italiane restano tuttavia sotto la lente dei mercati. Sará importante verificare le modalitá con cui le nostre banche rifinanzieranno, nel 2011, debiti per 118 miliardi di euro (si inizia a gennaio) e, soprattutto, come affronteranno il problema della loro bassa redditivitá, inferiore alla media europea. I dati esistenti indicano come il «ROE» medio del settore sia del 3.4%, assai inferiore al 6.4% della media europea. Secondo una recente dichiarazione di Henry MacNevin, senior financial analyst presso Moody's, il sistema bancario italiano é relativamente forte ed ha un basso profilo di rischio anche se permane un certo «outlook» negativo da parte dei mercati internazionali. I costi per assicurare le obbligazioni emesse dalle banche italiane sono al rialzo in ragione dell'annoso problema dell'elevato debito pubblico italiano e di una crescita ancora limitata. Pur restando lontani dai valori spagnoli, secondo rilevazioni «CMA» i Credit-default swaps sulle obbligazioni UniCredit erano saliti a 189 punti base a inizio dicembre (erano a 139.25 il mese precedente), erano a 173 per Intesa (122.5 un mese prima) mentre quelli per Monte dei Paschi avevano raggiunto i 262.5 punti base (dai 184.5 del mese precedente).

E' tuttavia confortante notare come in Italia la fiducia sia aumentata per il terzo mese di fila. Rilevazioni di fine dicembre mostrano come l'indice «ISAE», che valuta la percezione delle industrie manufatturiere, sia salito a 103 (il piú alto dal febbraio 2008) sulla base degli aumenti degli ordinativi e della domanda, mentre l'export aumenta piú del previsto e la disoccupazione resta al di sotto di quella europea. Sono dati confortanti che dovrebbero influenzare positivamente l'outlook dei mercati sul settore bancario nazionale.

1 CEBS; "Aggregate outcome of the 2010 EU wide stress test exercise coordinated by CEBS in cooperation with the ECB" - Executive Summary - 23 Luglio 2010; www.c-ebs.org

2http://www.ft.com/cms/s/0/abb20740-fe39-11df-abac-00144feab49a.html#ixzz19sCOv4O2




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