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Numero 476
del 22/05/2012
No al federalismo clientelare PDF Stampa E-mail
! di Carlo D'Andrea
d'andrea@ragionpolitica.it
  
mercoledì 05 gennaio 2011

sicilia-mappa.jpgMentre l'Europa si sforza di affrontare la crisi senza peggiorare il quadro dei conti pubblici, in Sicilia il governo regionale assume oltre 36 mila nuovi impiegati. Per correre ai ripari prima dell'entrata in vigore della legge Tremonti, che limita le nuove assunzioni nella Pubblica Amministrazione, Palazzo d'Orleans ha pensato bene di fare tutto e subito, come si conviene a una maggioranza posticcia, creata nei meandri di palazzo, bisognosa di creare nel breve periodo un'affidabile base elettorale.

La ricetta è la solita, vecchia quanto il mondo, quella stessa che nella prima repubblica ha messo in ginocchio il debito pubblico italiano grazie a una dissennata politica che si sbaglierebbe a chiamare assistenziale, perché di vere e proprie clientele si tratta. I freddi numeri sono fin troppo eloquenti. S'inizia con il comparto sanità, dove è previsto entro febbraio l'ingresso di 4800 risorse umane: 2500 posti sono già nel concorso bandito il 31 dicembre; gli altri troveranno spazio nella gazzetta regionale nelle prossime settimane. Come se non bastasse una legge regionale - al momento opportunamente bloccata dal governo - approvata a fine 2010, prevede la stabilizzazione di 23 mila precari degli enti pubblici siciliani. Per alimentare nuove speranze e, soprattutto, nuovi sostenitori arriva infine la ciliegina sulla torta che sta scatenando - fortunatamente! - una ridda di sacrosante polemiche: il bando con cui l'assessorato al lavoro infila nella calza della Befana altri 8400 stage che nel 2011 costeranno alle casse regionali, tutt'altro che solide, 6,4 milioni di euro. Gli 8400 «fortunati» porteranno a casa ogni mese 500 euro come stagisti. Secondo l'assessore Andrea Piraino la misura servirebbe a dare prospettive di occupazione ai giovani siciliani: nessuna necessità, insomma, di supporto agli uffici regionali, già fin troppo sovradimensionati, ma soltanto un incoraggiamento attraverso uno stage «formativo». Ma quale formazione può derivare da un'esperienza simile se non l'aspettativa di trovare presto o tardi un comodo e sicuro rifugio a vita tra le braccia generose della pubblica amministrazione? Gli stessi sindacati e il presidente degli industriali siciliani Ivan Lo Bello accusano la regione di alimentare con queste misure il precariato senza puntare a un reale sviluppo.

Alle critiche la Regione Sicilia ha risposto questa mattina con l'assessore alla sanità, Massimo Russo, che però è intervenuto soltanto sulle 4800 new entry del servizio sanitario e, comunque, è parso più impegnato ad accusare il TG1, reo di aver diffuso la notizia delle nuove assunzioni, che non a chiarire l'utilità del nuovo programma di ampliamento dell'organico. Se è vero, infatti, che la Sicilia è riuscita finora ad attuare il piano sanitario rispettando i parametri concordati con il governo, resta tuttavia da spiegare ai contribuenti siciliani se per migliorare i servizi di assistenza sanitaria l'aumento del numero d'infermieri e medici sia la sola via percorribile. Qualche dubbio viene se si considera che, degli oltre 69 mila dipendenti regionali, ben 49 mila sono già impiegati nella sanità. Un numero quasi quattro volte superiore a quello del personale sanitario del Veneto che, ciononostante, vanta un'assistenza di primo livello e diventa molto spesso, con le altre regioni del centro-nord, meta dei pellegrinaggi sanitari degli stessi tartassati siciliani fregati due volte: sul portafoglio e sulla salute.

Tutto questo accade mentre - unica in Europa con la Germania - l'Italia riesce con grandi sacrifici a bloccare la crescita del debito pubblico (dati Bce dello scorso dicembre). C'è da chiedersi allora cosa ne penseranno i cittadini della Lombardia, dove i dipendenti regionali sono soltanto 0,35 ogni mille abitanti, contro i 4,2 della Sicilia. Il federalismo fiscale prevede meccanismi perequativi per compensare la minore capacità fiscale dei territori più deboli, non certo di quelli più spreconi: un sistema competitivo e solidale, e quindi non assistenziale, che dovrà necessariamente porre fine a politiche clientelari destinate ad affossare moralmente, prima che economicamente, il Mezzogiorno.




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Commenti (1)
1. 08-01-2011 08:15
Gli stagisti siciliani
L'articolo dimostra che, in buona parte del Sud, all'Amministrazione Pubblica non si chiede di fornire servizi, ma posti di lavoro. 
Che il lavoro produca o no ricchezza è un dettaglio insignificante. 
Che l'anno prossimo, finiti i soldi, questi cittadini chiederanno di essere assunti in pianta stabile perchè "precari", è un altro dettaglio che non interessa a questi amministratori di corto raggio. 
Tampoco interessa che questi stagisti delusi andranno ad ingrossare le fila della Sinistra in Sicilia e della Lega Nord nel Settentrione.
Scritto da Giglio Reduzzi

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