Il 2011 si apre con la consapevolezza che, d'ora innanzi, tutti i governi del mondo saranno tenuti a coordinare le loro rispettive politiche attraverso una una visione sempre più strategica. Ed infatti, a livello globale, uno dei temi sul tappeto, che si propone di affrontare quest'anno il G20, sarà quello della riforma del sistema monetario internazionale, un nodo cruciale che i grandi Paesi appartenenti a questo consesso intendono affrontare con urgenza, in modo tale da creare un terreno fertile affinché, gradualmente, si realizzi una maggiore convergenza delle politiche macroeconomiche di Europa, Stati Uniti e Cina. Essi, purtroppo, hanno seguito percorsi differenti: da una parte l'Europa ha concentrato la sua attenzione soprattutto sulle politiche di consolidamento dell'euro, dall'altra gli Stati Uniti hanno cercato di rilanciare la crescita economica attraverso l'immissione di nuova liquidità sui mercati, una politica che a sua volta, però, genera il rischio inflazione. D'ora innanzi, proprio a causa dell'impatto mondiale che ha avuto la crisi economica, è evidente che i maggiori attori geopolitici mondiali saranno tenuti a confrontarsi con sempre maggiore frequenza, alla ricerca di un ampio accordo globale per la crescita.
In questo contesto la politica può giocare un ruolo di primo piano: i governi, infatti, oltre a partecipare ai vari summit internazionali volti a costruire l'impalcatura per una nuova governance globale, incidendo dunque sulla direzione che dovrà prendere l'economia mondiale, saranno chiamati, dopo due anni recessivi, ad accelerare, ognuno facendo la sua parte, sul cammino della crescita, cavalcando il processo di ripresa mondiale che è già in corso.
Per quanto riguarda l'Europa, ad esempio, la nuova politica comunitaria ha imposto agli stati appartenenti di concertare misure coordinate che siano in sintonia con quanto stabilito dal protocollo europeo, che prevede che i Paesi membri presentino in sede Ue ben due documenti, che verranno esaminati durante la sessione di bilancio Ue che si terrà da gennaio ad aprile: da una parte il «Stability and convergence program», un programma contenente tutti i provvedimenti elaborati dai vari governi per rispondere alla politica del rigore e per salvaguardare la stabilità delle finanze pubbliche; dall'altra il «National Reform Program», che è un programma studiato per avviare una nuova fase di sviluppo.
In questo quadro il governo italiano, avviata una fase di contenimento della spesa pubblica e salvaguardati i fattori di stabilità finanziaria, intende dare corpo alla fase di sviluppo e di crescita. I dati diffusi lunedì 10 gennaio dall'Istat, dopo quelli diffusi a fine anno sull'avanzo primario, confermano il trend positivo dello stato delle finanze italiano, ed infatti essi dimostrano come nei primi nove mesi del 2010 il rapporto tra deficit e pil si sia attestato al 5,1%, in calo rispetto al 5,5% dello stesso periodo del 2009. Non solo, l'Istat ha certificato poi che nei primi nove mesi del 2010 le entrate sono cresciute dello 0,3%, con un'incidenza rispetto al pil del 43%. Nel corrispondente periodo del 2009 si era registrata una riduzione del 2,3%, con un'incidenza rispetto al pil del 43,7%.
D'ora in avanti, come detto, si procederà con decisione lungo la direzione della crescita, che prevede un'accelerazione su alcuni fronti che vanno dal Piano per il Sud, già varato, alla riforma del Fisco, che si propone di promuovere, in ultima istanza, una maggiore tutela dei nuclei famigliari, al completamento del percorso che porterà al federalismo fiscale; dalla riforma della Giustizia ad una Pubblica Amministrazione sempre più efficiente e digitalizzata, volta ad un progressivo snellimento dello Stato.
Proseguire lungo il percorso riformatore intrapreso dal Governo più di due anni fa significa creare un solido ponte di collegamento tra l'Italia e il mondo, rendendola più competitiva a livello globale, significa poter donare un futuro alle nuove generazioni, che non potranno fare a meno di confrontarsi con la realtà globale.
In questo contesto, che vede l'Italia ancora impegnata a uscire dagli strali della crisi, le scelte politicamente responsabili non possono non essere apprezzate: l'apertura che ha manifestato, dalle pagine del Corriere della Sera, Pier Ferdinando Casini, dove ha dichiarato di voler avviare una fase di «pacificazione» durante la quale il suo partito si confronterà con senso di responsabilità sulle proposte concrete del Governo, e, ove le ritenesse iniziative serie, «le sosterrà», non può che essere accolta positivamente. Il Governo, del resto, già da tempo, in nome dell'interesse del Paese, che richiederebbe di non andare ad elezioni adesso, sta lavorando per unire l'area dei moderati: dai temi bioetici, alle politiche per la famiglia, al Fisco, alla sicurezza, sono diversi gli argomenti sui quali è possibile trovare convergenze. Se Casini intende davvero avviare una nuova fase in questo senso, il Parlamento sarà un ottimo banco di prova per tastare davvero la situazione, per cercare di capire se, alla fine, prevarrà il senso di responsabilità. Sarebbe una grande vittoria per l'Italia.
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