Una delle conferme più allarmanti, che desta viva preoccupazione non solo tra la popolazione israeliana ma in tutto il Medio Oriente, è l'aumentata capacità e la smisurata varietà di armi in possesso di Hezbollah. Secondo i dispacci americani intercettati e diffusi da Wikileaks, l'arsenale nelle mani di Hezbollah annovera 50 mila razzi e missili, alcune decine dei quali in grado di colpire Israele. «Siamo preoccupati - scriveva il segretario di stato Usa Hillary Clinton in un dispaccio diplomatico del febbraio 2010 classificato come "segreto" - per la fornitura siriana a Hezbollah di armamenti sempre più sofisticati». Anche se la Siria ha sempre smentito il trasferimento di missili ai libanesi di Hezbollah. La Clinton dichiarava di essere al corrente «degli attuali sforzi siriani volti a fornire missil balistici a Hezbollah», fra cui 10 missili del tipo Scud-D, basati su tecnologia nordcoreana (l'evoluzione dei missili balistici SS-1 a corto raggio di produzione sovietica). Gli Stati Uniti avevano anche espresso il timore, in altre circostanze, che a Hezbollah fossero stati forniti missili terra-terra M-600, copia dei razzi iraniani del tipo Fateh-110, capaci di raggiungere dal Libano gran parte del territorio israeliano, compresa la capitale Tel Aviv. Un funzionario governativo americano ha confermato al New York Times che si tratta di missili molto precisi e particolarmente pericolosi.
Sullo stesso New York Times vengono citati documenti secondo cui il flusso di armi in Medio Oriente è «incontrollato». Da Teheran, nel corso del 2009, sono arrivati armi a gruppi armati in Iraq, a Hamas a Gaza e a Hezbollah in Libano. Uno dei transiti piu' utilizzati è il Sudan, tanto che nel gennaio del 2009 Washington esercita una forte pressione sul governo di Khartoum per impedire l'arrivo di armi provenienti dall'Iran e destinate a Gaza che, secondo l'intelligence statunitense, giungono a Khartoum in velivoli «della compagnia Al Badr». Stando a un dispaccio Usa del febbraio 2009, nonostante il Sudan insistesse che il carico era di macchinari agricoli, Washington chiese ad altri paesi della regione di negare i diritti di sorvolo, cosa che lo Yemen si rifiutò di fare. Successivamente risulta che almeno due grandi convogli di camion carichi di armi siano stati bombardati in territorio sudanese da aerei non identificati.
Ma a preoccupare maggiormente Washington sembrano essere Siria e Hezbollah. «Il deciso sostegno siriano allo sviluppo militare di Hezbollah» - dice un dispaccio inviato nel novembre 2009 dallo staff diplomatico Usa a Damasco - e in particolare la costante fornitura di razzi a lunga gittata e l'introduzione di missili guidati, può alterare l'equilibrio militare e produrre uno scenario sicuramente più avanzato e distruttivo di quelli utilizzati nella guerra israelo-libanese del luglio-agosto 2006. Gli M-600 consegnati ad Hezbollah sarebbero prodotti ed assemblati da un'azienda bellica siriana, frutto della collaborazione tra Damasco e Teheran. Secondo la rivista francese Intelligence Online, la «factory» sorgerebbe in una località segreta e, in violazione alle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, metà della produzione sarebbe destinata al movimento libanese. Il supporto siriano non si fermerebbe però alla sola fornitura di armi, ma comprenderebbe anche l'organizzazione di una rete tecnico-logistica capace di supportare questo sistema d'arma.
A confutare il riarmo del Partito di Dio esistono tutta una serie di indizi, a partire da quello accaduto nell'ottobre 2009, vicino a Khirbet Silim, dove un arsenale è andato in cenere, quando un razzo è esploso in un garage di Tayr Felsay. O quello più recente avvenuto nel sud del Libano, nel villaggio di Shehabiyeh, 15 chilometri da Tiro, dove «è saltato in aria uno scantinato ed è subito stato circondato dai miliziani in borghese di Hezbollah. A Beirut, fonti del governo rivelano che è esploso un deposito di munizioni e granate anticarro». Secondo Hezbollah «si è trattato di un generatore che ha preso fuoco», ma la forte esplosione ha fatto fuggire gli abitanti di una palazzina di tre piani. All'inizio, alcuni civili con walkie talkie e barbette islamiche hanno creato un cordone di sicurezza. Erano i miliziani in borghese onnipresenti nel Libano meridionale. I giornalisti sono stati allontanati e i loro filmati sequestrati. La portavoce dell'esercito israeliano, Avital Leibovich, ha confermato che «alcune immagini riprese dai droni attribuirebbero l'esplosione ad attività condotte dal Partito di Dio». Secondo quanto dichiarato ancora dalla Leibovich, «i miliziani sciiti mantengono almeno 160 arsenali nascosti nel Libano meridionale, una palese violazione rispetto alle risoluzioni approvate dall'Onu dopo la guerra del 2006». Da Gerusalemme denunciano inoltre che «15 mila razzi sono stati nascosti lungo la frontiera per colpire Haifa e le altre città della costa israeliana».
Altre indiscrezioni raccolte in Libano indicano una intensa attività di Hezbollah dedita, in seguito alle difficoltà di reperimento di esplosivi militari (C4 e l'RDX), all'acquisto attraverso l'industria petrolchimica siriana di Homs di quindicimila tonnellate, a prezzi doppi rispetto a quelli di mercato, di un comunissimo fertilizzante, il nitrato di ammonio, da cui ricavare esplosivi per costruire ordigni esplosivi improvvisati (IED). Tale attività sarebbe stata condotta da Hajj Hassan, Ministro dell'Agricoltura dell'attuale governo libanese, uomo di Hezbollah che tanto aveva insistito per la sua nomina.
Le avvisaglie del riarmo del Partito di dio sono numerose e vanno tutte verso un'unica direzione: predisporsi e organizzarsi a un nuovo scontro armato con Israele. Per realizzare ciò i miliziani nascondono le armi, contrabbandate attraverso il confine siriano, in aree prossime alle scuole e agli ospedali, come provato da alcune fotografie aeree di droni israeliani relative al villaggio di al-Hiyam, dove è evidente la consistente rete d'infrastrutture sorta per alloggiare le rampe di lancio dei razzi a breve e media gittata e ai sistemi militari di comunicazioni e di comando e controllo. Il servizio d'informazioni israeliano stima che Hezbollah abbia in dotazione armi nascoste, nei villaggi e nelle case a sud del fiume Litani, un arsenale pari al doppio di quello del 2006. Lungo tale striscia, zona cuscinetto controllata della Forza di Interposizione dell'Onu (Unifil), ci sono aree interdette ai Caschi blu, dove si troverebbero quasi 20 mila militanti sciiti, ottomila dei quali preparati al combattimento nei campi di addestramento iraniani, e che avrebbero a disposizione una fitta rete di comunicazione e di centri comando, alle cui dipendenze opererebbero unità da combattimento formate da non più di duecento elementi ciascuna.
L'ineluttabilità di Hezbollah ad un nuovo confronto con Israele troverebbe conferma anche dalle dichiarazioni del comandante sciita, Sheik Nabil Kaouk, che in un'intervista pubblicato dal quotidiano londinese in lingua araba Asharq al-Awsat ha dichiarato che «il movimento di resistenza libanese sarebbe in possesso di una lista di obiettivi militari in territorio israeliano che i miliziani sarebbero in grado di colpire in qualsiasi momento».
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