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Numero 476
del 22/05/2012
Razzismo a Cuba PDF Stampa E-mail
! di Maria Chiara Albanese
albanese@ragionpolitica.it
  
mercoledì 12 gennaio 2011

castro_fidel.jpgGridano dalle profondità delle carceri in cui i regimi li hanno rinchiusi. Alzano la loro voce attraverso quella di altri. Urlano per la loro causa: per la libertà, la vita e la democrazia. Eccoli, i figli non voluti delle dittature, uomini liberi colpevoli di umanità. Sono loro, quelli che Amnesty International ha definito «prigionieri di coscienza».

Oscar Elìas Biscet è un medico cubano, cattolico, da sempre impegnato per la difesa del diritto alla vita. Nel suo studio dall'emblematico titolo Rivanol. Un metodo per distruggere la vita, condotto nel 1997, documentava e dimostrava le atrocità delle tecniche di aborto praticate presso l'ospedale Hijas de Galicia - pratiche sponsorizzate e avallate dal regime di Castro. Emergeva la brutalità delle tecniche dei drammatici infanticidi compiuti, degli aborti forzati attraverso la somministrazione a inconsapevoli donne del Rivanol, farmaco abortivo utilizzato sino alla XXV-XXVI settimana di gravidanza. E quando questo non produceva l'effetto auspicato, ecco che i cordoni ombelicali venivano recisi, e i neonati lasciati morire dissanguati, di fame o soffocati.

Fondatore della Lawton Foundation per il rispetto dei diritti umani a Cuba, Biscet si è battuto contro la pena di morte, la tortura e l'eutanasia - una pratica diffusa soprattutto sui più poveri, «zavorre economiche inutili» per il castrismo, quindi «non meritevoli di vita». Le sue lotte gli sono costate la libertà. La prima condanna a tre anni di reclusione arriva nel 1999; l'ultima, a 25 anni, nel 2003. Durante la sua prigionia, prima e oggi, è stato sottoposto a immersione in pozzi neri, uso di megafoni assordanti durante gli scioperi della fame, nudità forzata ed aizzamento di cani feroci. Questo il trattamento riservato dal pugno duro del comunismo cubano ai prigionieri politici. Loro potrebbero uscire dal carcere, a una sola condizione: abbandonare immediatamente Cuba. Ricatto morale al quale Biscet e gli altri non sono disposti a sottostare.

Ricatto. E sì, perché le parole contano, come ha tenuto a sottolineare l'on. Fabio Evangelisti (Idv), che durante la seduta pomeridiana del 10 gennaio ha affermato che non firmerà l'interpellanza al ministro Frattini promossa dal collega della Lega Nord, l'on. Massimo Polledri, finchè dal testo non sarà eliminata o virgolettata l'espressione «di razza nera». Eccoli, i soliti leghisti, arroccati nel loro famigerato razzismo. In questa storia, però, qualcosa non torna. E allora ecco che dalle parole di Winnie Biscet, figlia di Oscar Elìas, emerge una sconvolgente (per i nostalgici marxisti) verità: a Cuba si distingue ancora tra neri, bianchi e misti. Ebbene sì! Nella progressista patria di Fidel, nel paradiso caraibico del comunismo le persone vengono ancora identificate per il loro colore della pelle, presumibile razza di appartenenza. Il riferimento alla razza dell'on. Polledri, quindi, sembra più rispecchiare, secondo la ben nota schiettezza dialettica del Carroccio, una dura realtà: il razzismo sta a Cuba.

«Da parte dell'on. Polledri e del suo partito non c'è nessun movente razzista nei confronti di mio padre. Un movente che sembrerebbe incomprensibile anche per il fatto che se ne chiede la liberazione!», sottolinea ancora Winnie Biscet, rivolgendosi direttamente al deputato dell'IDV, per il quale il richiamo alla razza è una «falla non di carattere formale, ma di carattere sostanziale». E ha ragione. La sostanza conta più della forma. La discriminazione razziale, politica, economica e ideologica che il castrismo porta avanti quotidianamente è sostanza, non forma. Le torture, le reclusioni forzate, le celle senza finestre, senza bagno, umide, sporche, infestate dai vermi e senz'acqua sono sostanza, non forma. E allora, da chi già nella denominazione del proprio partito si fa promotore dei valori, ci chiediamo quanto conti la vita di un uomo - e di altri che versano nella sua situazione - di fronte al formalismo dialettico. Quanto «un non virgolettato» impedisca di apporre una firma per partecipare a una battaglia ben più nobile. A volte il particolare supera tristemente di molto il generale: la battaglia per il diritto alla vita. Anche per Biscet.




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Commenti (1)
1. 13-01-2011 09:42
pro-memoria.........
I comunisti,specie i nostrani sinistrichic,hanno sempre predicato bene e razzolato male.Quello che è tuo è mio e quello che è mio è mio : vedi D'Alema e soci!!!
Scritto da ale

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