È carico di ottimismo e di speranza il messaggio del 18esimo bilaterale Roma-Berlino. Nonostante la crisi del debito campeggi ormai da parecchi mesi sull'agenda europea, i due leader hanno vicendevolmente affermato che l'Europa si trova ormai su una via di miglioramento, verso una sempre maggiore stabilità e fiducia tra gli operatori finanziari. Se il clima di allarme degli ultimi mesi aveva fatto scricchiolare le poche certezze rimaste, portando tutti a sobbalzare di terrore ad ogni minima oscillazione degli spread dei titoli considerati più a rischio (tra cui, ad ultimo, quelli del Portogallo), Silvio Berlusconi ha voluto, invece, bandire ogni raffica di catastrofismo. «Nell'ambito di una crisi dei consumi e degli investimenti è molto importante il fattore psicologico», ha ammonito il premier. «Non bisogna infondere pessimismo tra i cittadini e gli operatori, ma bisogna invece che i governi cerchino di dare una prospettiva positiva, infondendo fiducia e ottimismo».
Anche la Cancelliera, del resto, ha preferito allontanare tutti gli scenari peggiorativi fino ad ora paventati, spingendo, piuttosto, verso una politica tendenzialmente attendista. In altre parole, per quanto occorra tenere nella dovuta considerazione un generale principio precauzionale, è opportuno abbandonare valutazioni aprioristiche e aspettare che la situazione evolva autonomamente, come è accaduto con i bond portoghesi. Sul risultato della vendita dei titoli di stato portoghesi di mercoledì, infatti, la Merkel ha affermato: «Da quello che sento, è andata molto bene. Finalmente una buona notizia. Tutto sommato, il Portogallo ha preso una serie di misure ulteriori. Riteniamo entrambi che queste misure siano davvero impressionanti». La sottoscrizione massiccia dei bond portoghesi, a un tasso di interesse al di sotto del livello ritenuto problematico per Lisbona, ha dunque risollevato gli animi degli osservatori più nervosi, quelli di coloro che ritenevano il Portogallo il possibile prossimo candidato per il bailout, dopo Grecia e Irlanda.
Certo, la partita è ancora aperta ma, aggiunge il leader tedesco, «vedo le cose in modo ottimista. Penso che possiamo farcela in Europa. Dobbiamo farcela e non conosco un singolo collega in Europa che ritiene che non c'è la voglia di farcela. Questo è lo spirito con cui si dovrebbero affrontare le cose».
Solo uno spirito di forte energia e intraprendenza, dunque, sarà l'ingrediente prezioso per risolvere la crisi finanziaria e riaprire nuove opportunità di crescita in Europa, affiancate dalla disponibilità a sostenere qualsiasi Stato membro che versi in una situazione emergenziale. Perché «la solidarietà [...] e la cultura per la crescita: sono le due facce della stessa moneta». Le parole della Merkel ben si sposano con quelle di Berlusconi, che, oltre a mostrarsi onorato per un'eventuale candidatura di Draghi alla Bce, ha approfondito il tema dei consistenti interscambi italo-tedeschi, da sostenere e incentivare nella prospettiva della ripresa economica.
Da un punto di vista più prettamente politico, e riferito alla realtà italiana, invece, di fronte all'ipotesi di una Grosse Koalition per accontentare le tendenze centrifughe del partitismo italiano, Berlusconi ha espresso un pensiero apodittico: «non credo che in Italia ci sia la possibilità di una grande coalizione. Purtroppo non possiamo contare su un'opposizione socialdemocratica. È un'opposizione divisa, senza idee, senza progetti, senza leader. Non vediamo dentro questa coalizione nessuna persona che possa essere presa sul serio e con cui sia possibile parlare in modo serio».
Germania e Italia, nonostante le comuni tradizioni multipartitiche, sono oggi accomunate dal fatto di vantare governi sani e con due leader dotati di ampio consenso. Tale circostanza ha consentito a entrambe di porre in essere politiche volte a dare forte stimolo alla produttività, fattore che ha incentivato la conservazione dei più bassi tassi di disoccupazione in Europa e ha scongiurato gli effetti maggiormente negativi della recessione. I fatti eliminano i dubbi sullo stato di salute dell'Italia, che altrimenti non avrebbe potuto affiancare una candidatura, come quella di Mario Draghi, al nome di Axel Weber.
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