Prosegue la road map di digitalizzazione dell'apparato amministrativo che avanza imperterrito nel mastodontico progetto di svecchiamento della pubblica amministrazione italiana. Si è tenuta mercoledì a via Arenula la Conferenza stampa congiunta del Ministro per la pubblica amministrazione e dell'innovazione e il Ministro della giustizia per fare il punto sullo stato della digitalizzazione del sistema giustizia e comunicare i nuovi obiettivi dell'anno 2011.
Il protocollo di intesa, che ha dato avvio a un programma per l'innovazione digitale della giustizia basato sull'utilizzo delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni, era stato siglato dai due ministri nel novembre del 2008. L'accordo ha portato alla semplificazione delle modalità di svolgimento dei servizi che l'amministrazione della giustizia eroga ai propri utenti e alla razionalizzare delle infrastrutture e delle reti di trasmissione. In tutti i tribunali italiani e nelle corti d'appello è stato reso attivo un nuovo sistema informatico dei registri di cancelleria dell'intero settore civile: in numerosi tribunali, inoltre, è possibile depositare gli atti in via telematica, in altri gli avvocati possono depositare i decreti ingiuntivi firmati digitalmente. Nonostante i tagli richiesti dalla Finanziaria a tutte le spese correnti e agli investimenti di tutti i dipartimenti del Ministero, il 2010 è stato un anno di enorme progresso nell'avanzamento del programma di informatizzazione della giustizia italiana. Riconosciuta la strategicità del servizio e il crescente numero degli utenti del Sistema Giustizia gli stanziamenti per il processo civile telematico hanno registrato nel bilancio del 2010 un incremento del mille per cento rispetto al bilancio 2008.
La situazione di partenza degli uffici giudiziari italiani non era certo delle migliori: un «bricolage informatico», come lo ha descritto il Guardasigilli, dove ognuno organizzava da sé il proprio programma di informatizzazione o, per dirla con le parole del ministro Brunetta, un apparato «balcanizzato», dove ogni ufficio aveva il suo sistema e conseguentemente il suo contratto di assistenza, con costi molto variabili. E la giungla dei costi, si sa, crea inevitabilmente sprechi di risorse. «Interrompere la balcanizzazione e creare un contratto di servizio unico per l'assistenza informatica consentirà, come è già avvenuto per le intercettazioni, di razionalizzare i costi e di diminuirli».
Le soluzioni previste nel breve e lungo termine prevedono due fasi d'intervento: quella di assistenza e manutenzione dei sistemi informativi e l'accelerazione e razionalizzazione della digitalizzazione della Giustizia, con il supporto tecnico di DigitPA che mette a disposizione gli strumenti informatici necessari. Le azioni volte a favorire la diffusione della digitalizzazione nel mondo della giustizia potranno articolarsi in un intervento, immediato e senza vincoli territoriali, finanziato con circa cinque milioni di euro a valere sulle risorse che il Comitato dei ministri per la Società dell'Informazione ha recentemente destinato ad azioni di sostegno del Codice dell'amministrazione digitale. E' previsto poi un secondo intervento attivabile in tempi più lunghi tramite i progetti promossi dal Piano per il Sud, dedicato alla diffusione capillare degli strumenti digitali in tutti i tribunali del Mezzogiorno.
In linea con il Piano E-Government 201, l'erogazione di servizi in cooperazione, la semplificazione amministrativa e l'accesso da parte degli utenti ai servizi on-line permetterà di conseguire efficienza ed economicità all'apparato giudiziario. Il tutto nel rispetto dello slogan brunettiano per il futuro: «Con meno risorse faremo di più». Non è utopia, occorre andare avanti con l'innovazione, creando i presupposti per realizzare quel circolo virtuoso in grado di migliorare le istituzioni e la vita del cittadino: semplificazione-trasparenza-efficienza.
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