freccia_long
Numero 464
del 22/02/2012
E' l'uso politico della giustizia la vera anomalia italiana PDF Stampa E-mail
! di Gianteo Bordero
bordero@ragionpolitica.it
  
lunedì 17 gennaio 2011

giustizia_martello.jpgL'uso politico della giustizia è un cancro che mina alla radice la tenuta del nostro sistema democratico, poiché altera in maniera sostanziale il principio della sovranità popolare, costituzionalmente cristallizzato nell'articolo 1 della Carta fondamentale. Quello che sta accadendo in questi giorni, con la nuova offensiva dei pm milanesi nei confronti del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è l'ennesimo capitolo di una storia che si trascina ormai da quasi vent'anni, e che ha visto settori della magistratura proporsi sulla scena come i detentori ultimi del potere politico e delle stesse sorti del Paese, oltrepassando i confini delle prerogative che la Costituzione e le leggi assegnano al potere giudiziario. Ciò è stato possibile, a partire dal 1992-93, non soltanto a causa della consunzione del sistema sul quale si reggeva la Prima Repubblica, ma anche e soprattutto grazie alla carica ideologica che muoveva quella parte di giudici e pm che si riconosceva nella corrente di Magistratura Democratica, nata negli anni Sessanta del secolo scorso col preciso intento di travasare nell'amministrazione della giustizia le parole d'ordine della lotta di classe e della distruzione dello Stato borghese.

In questo senso, la «colpa» imperdonabile di Silvio Berlusconi è stata quella di dare voce ed espressione politica alla parte maggioritaria dell'elettorato italiano che si era riconosciuta per decenni nei partiti democratici e occidentali poi cancellati dalle inchieste di Mani Pulite, «scendendo in campo» proprio nel momento in cui la strada della conquista del potere sembrava aperta per gli eredi del comunismo, ai quali i membri di Magistratura Democratica si sentivano - ed erano - oggettivamente contigui. Questo è il «peccato originale» dell'avventura politica dell'attuale presidente del Consiglio. Per questo egli è stato considerato, da sùbito, come un usurpatore. Per questo al Cavaliere andava - e va tuttora - necessariamente riservato lo stesso trattamento applicato ai dirigenti della Dc, del Psi e dei loro alleati ai tempi della Prima Repubblica. Per questo l'uomo di Arcore deve essere abbattuto, come si suol dire, con le buone o con le cattive.

E non deve neppure sorprendere che i partiti della sinistra, un tempo schierati strenuamente in difesa del «primato della politica», cavalchino oggi, così come hanno cavalcato nei primi anni Novanta, le inchieste dei pm d'assalto contro coloro che sono stati liberamente eletti dal popolo per guidare il Paese. La ragione di ciò sta nel fatto che, dal punto di vista politico, la sinistra in Italia è morta con la caduta del muro di Berlino e con il crollo del mito della rivoluzione. Per questo la conquista del potere per via giudiziaria è apparsa, sin dai tempi di Tangentopoli, come la provvidenziale scorciatoia per raggiungere con mezzi non democratici ciò che era - ed è ancora oggi - impossibile raggiungere con i normali strumenti della democrazia, cioè il consenso popolare ed il voto. Abbracciare dogmaticamente e acriticamente il giustizialismo, se da un lato è stata una scelta dettata dallo stato di necessità, dall'altro ha accelerato il processo di esaurimento politico della gauche nostrana, assegnandole un ruolo ancillare rispetto a quello svolto dai magistrati e trasformandola in un semplice megafono delle procure, del tutto privo di qualsiasi autonomia programmatica e culturale.

Questo è lo stato delle cose che si protrae da più di tre lustri nel nostro Paese. Questa è la vera anomalia italiana: non quella di un imprenditore di successo che diventa leader politico e raccoglie la maggioranza dei consensi necessaria per governare, bensì quella di certa magistratura politicizzata che tenta di esercitare un potere che in democrazia spetta soltanto al popolo e ai suoi rappresentanti, e quella di una sinistra meschina che rinuncia alle sue prerogative e abdica al suo compito politico nella convinzione e nella speranza che possa essere una sentenza, o quanto meno la gogna mediatica alimentata dalle inchieste-spettacolo, a trasformarla come per magia da forza residuale in forza di governo. E' un disegno che da diciassette anni continua ad essere vanificato dalle vittorie di Berlusconi, ma che, come vediamo in questi giorni, è più vivo che mai. E' chiaro che in ballo non c'è soltanto il destino politico di un uomo, ma anche e soprattutto, come dicevamo, la qualità della nostra democrazia: per questo la capacità di resistenza del Cavaliere continua ancora oggi ad essere la migliore garanzia contro la riduzione a mero flatus vocis del primato della volontà popolare.




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Commenti (2)
1. 20-01-2011 16:34
economia e giustizia;
la giustizia e' un mezzo per fermare l'economia; 
silvio utilizzi il governo e la buona giustizia per fermare la gauche mandante e terzo polo e la cattiva giustizia esecutori; 
penso al motivo per il quale fini sia ancora presidente della camera, penso alla vicepresidenza csm udc;
Scritto da cicori
2. 05-02-2011 18:59
economia e giustizia;
Pienamente d'accordo con l'articolo che è una fadele rappresentazione della realtà. Ma allora i politici, piuttosto che ampliare i privilegi già garantiti alla Magistratura dai padri costituenti perchè non ne ridimensionano lo strapotere? Rino 
La conseguenza di tale perniciosa impotenza è che il Capo del Governo è braccato come imputato permanente, i mafiosi vengono colpevolmente scarcerati e i responsabili non pagano, i cittadini, grazie ai nostri legislatori, risarciscono gli errori dei magistrati in regime di esenzione, i tempi della giustizia sono biblici,ecc.-. Sulla base di tali presupposti, non può che affermarsi che la debolissima democrazia italiana è retta da una potentissima, incontrastata oligarchia . Viva l'Italia.
Scritto da Rino

Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata