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Numero 476
del 22/05/2012
Sull’immunità decidano gli italiani PDF Stampa E-mail
! di Andrea Roccatano
roccatano@ragionpolitica.it
  
venerdì 21 gennaio 2011

parlamento_centro.jpgCon l'entrata in vigore della Carta Costituzionale, il 1° gennaio del 1948, venne sancita finalmente la separazione netta dei poteri. La magistratura avrebbe potuto agire in piena autonomia, ma con un limite ben preciso: non inquinare la vita politica. I padri costituenti, infatti, misero a guardia dell'indipendenza dei parlamentari l'articolo 68 della Costituzione: un argine contro qualunque esondazione del potere giudiziario ai danni del legislativo. Teneva inoltre al riparo anche il Presidente del Consiglio e gran parte dei ministri, in quanto parlamentari, dall'azione di qualche Pubblico Ministero, più interessato a condizionare il normale svolgimento dell'attività governativa che a perseguire i reati.

Cosa accadde poi? I parlamentari, intimoriti dalla scure di Mani Pulite e illudendosi di poter salvare il salvabile, lasciarono mano libera ai magistrati cancellando, nel '93, l'immunità totale. Non a caso dopo quella fatidica data i Pm iniziarono ad entrare a gamba tesa nella vita politica del Paese. Una volta colpiti i bersagli della Prima Repubblica, ad eccezione del neonato Pds, la mannaia dei Pm cambiò obiettivo, individuandone uno nuovo nella Seconda Repubblica: Silvio Berlusconi. Non credo sia necessario elencare qui i «numeri» relativi all'interessamento dei Pm nei confronti del Cavaliere: perquisizioni, intercettazioni, udienze ecc. Siamo al di là di qualunque possibile confronto con altri casi nella storia giudiziaria occidentale.

Dopo anni di persecuzioni nei confronti dello stesso leader politico, da parte della stessa Procura, un sussulto di dignità politica è addirittura arrivato da sinistra (a riprova del fatto che anche qualche coscienza, da quelle parti, possa rimanere turbata da questa anomalia) con il Lodo Maccanico, una legge che istituiva una forma di immunità per le più alte cariche dello Stato. Divenuto Lodo Schifani (il promotore, nel frattempo, era rientrato nei ranghi giustizialisti della sinistra), fu bocciato dalla Corte Costituzionale. Stessa sorte toccò al Lodo Alfano, contenente le correzioni relative ai rilievi fatti dalla stessa Corte. L'ultimo capitolo riguarda la legge sul legittimo impedimento che consente al premier di svolgere le proprie attività senza l'incombenza di dover partecipare alle udienze fissate dai giudici. Afferma, insomma, un principio sacrosanto: l'impossibilità di turbare il lavoro istituzionale del presidente del Consiglio. La Corte, pur ribadendo quel principio, ha in parte bocciato la legge lasciando di nuovo l'agenda governativa in mano alla magistratura.

A questo punto chiediamo a gran voce ciò che in altri Paesi è garantito attraverso la tutela delle più alte cariche dello Stato o attraverso l'immunità parlamentare, ossia una certa tranquillità nel portare avanti il programma di governo. Le uniche due strade percorribili richiedono un intervento costituzionale: la prima riguarda il ritorno alla Costituzione del '48; la seconda passa per il cosiddetto Lodo Alfano costituzionale: un testo che tiene conto della necessità, imposta dalla Corte, di una legge costituzionale per garantire l'immunità alle più alte cariche dello Stato. Entrambe richiederebbero probabilmente un referendum confermativo (dato che sembra difficile raggiungere la maggioranza dei due terzi in entrambi i rami del Parlamento), unica soluzione auspicabile per sottoporre direttamente agli italiani questo annoso problema e permettere loro di concedere finalmente al Governo la serenità per completare il programma che loro stessi hanno approvato attraverso il voto.




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Commenti (1)
1. 23-01-2011 16:28
e la Costituzione???...........
Da circa 20 anni i giudici hanno usurpato il potere del popolo italiano.Una volta si parlava di alto tradimento : ricostituiamo dei tribunali del popolo per mettere a posto i sinistro-giudici che hanno tradito la Repubblica!
Scritto da bibi' e bobo'

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