Mentre il nostro Paese si appresta a festeggiare un traguardo importante come la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, ai cittadini, ogni giorno, vengono somministrate «iniezioni» di intercettazioni, di teoremi accusatori, di calunnie a mezzo stampa secondo meccanismi che non hanno niente a che vedere con un normale esercizio della giustizia e che, con una veemenza inaudita, mettono a rischio le conquiste proprie di uno Stato di diritto, oltre che l'onorabilità del premier.
E così, ad essere vittima del tritacarne mediatico, non è solo Berlusconi, ma tutti coloro che hanno frequentato la sua casa: non importa se, sino ad ora, non sia emersa alcuna prova che confermi il teorema accusatorio, ciò che conta è sbattere sulle prime pagine dei giornali italiani e internazionali la notizia che Berlusconi sarebbe a capo di un giro di prostituzione che coinvolgerebbe diverse donne, tra cui, all'epoca dei fatti, una minorenne. Il metodo è sempre lo stesso, quello utilizzato in passato in ogni inchiesta in cui è stato coinvolto il premier: sottoporlo al pubblico ludibrio e al linciaggio morale facendo filtrare le intercettazioni ai media, i quali, a loro volta, puntualmente si ergono a tribunali dispensatori di morale pubblica tacciando Berlusconi come il «gran peccatore», come colui che è da bollare con il marchio di infamia. Il tutto avviene con un dispiegamento di forze senza precedenti, ricorrendo ad un giro di intercettazioni che è costato ai cittadini addirittura 50 milioni di euro.
E così accade che, non riuscendo da 16 anni ad individuare alcun reato nei confronti del presidente del Consiglio, certi magistrati politicizzati preferiscono alimentare la gogna mediatica attraverso una fuga di notizie che in realtà dovrebbero essere tutelate dal segreto istruttorio: fine ultimo dimostrare a tutti, anche a quelli che sino ad ora hanno creduto in lui e che in massa lo hanno votato, che Berlusconi incarna il massimo degli obbrobri possibili, e che dunque hanno sbagliato a concedergli la loro fiducia.
Sembra, in sostanza, che si stia verificando una situazione alquanto paradossale. Il ragionamento è questo: siccome è difficile dimostrare, attraverso una valutazione esclusivamente giuridica, che Berlusconi in passato, così come per quanto riguarda la vicenda attuale, abbia commesso alcun reato (in questo caso si tratta del reato di concussione e prostituzione minorile), allora adotto un altra strategia. Io, Pm, mi spoglio dei panni della Toga per indossare quelli di una sorta di «confessore», e sostituisco al reato il peccato, assumendo quasi un ruolo salvifico e purificatore. In questo caso, però, la toga che si erge a giudice spirituale non si propone di purificare Berlusconi, ma l'Italia, ossia di liberarla, in nome della fede anti-berlusconiana, da colui che giudica essere la radice di tutti mali. Tutto ciò, ovviamente, avviene sbattendo in prima pagina l'immagine di un premier che in qualsiasi cosa sarebbe affaccendato fuorché a governare il Paese.
In questi ultimi sedici anni Berlusconi sembra diventato vittima di una sorta di fondamentalismo mediatico-giudiziario. Non esiste il reato? Esiste comunque, per chi lo giudica, un comportamento che, sulla base di un finto moralismo, soggettivo e influenzato da interessi politici (che ricorda quello di togliattiana memoria), viene perseguito con ogni mezzo. Il tutto avviene in barba alla sacrosanta tutela del principio della presunzione d'innocenza, svilendo il garantismo che contraddistingue il nostro Stato di diritto.
Ormai è chiaro a tutti che, sinché non si risolverà il vulnus costituito dal conflitto in essere tra i poteri dello Stato, finché chi si occupa dell'esercizio della giurisdizione non si atterrà scrupolosamente allo svolgimento di tale funzione, la democrazia sarà sempre a rischio. Per questo motivo urge più che mai una riforma che definisca corretti equilibri tra politica e giustizia, proprio per evitare che conflitti come quello attualmente in essere interferiscano sulla volontà liberamente espressa dagli elettori e sull'immagine di un Paese che di tutto ha bisogno ora fuorché di tribunali mediatici che intacchino la sua onorabilità nel mondo. La verità, prima o poi, verrà a galla e, come un boomerang, ciò che ha infangato il premier si scaglierà contro chi ha profuso tutte le sue energie in una deprecabile operazione di mistificazione della realtà.
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