Per la prima volta nella storia dei conflitti tra Stati potrebbe essere stata usata un'arma segreta di tipo informatico per attaccare un obiettivo nemico. La cyber war entra prepotentemente alla ribalta e non si tratta di una semplice indiscrezione o di una storia avveniristica, giacché è noto da qualche settimana che il programma nucleare iraniano ha subito un pesante stop alla tabella di marcia. La rilevazione viene dall'autorevole New York Times che, nella scorsa edizione domenicale, ha affermato a tal proposito: «La centrale di Bushehr è stata infettata da un potente worm». L'ipotesi di un takeover dell'impianto energetico circolava già da qualche tempo, tanto da far ammettere, nello scorso mese di novembre, allo stesso Presidente iraniano Ahmadinejad che un software dannoso aveva creato problemi in alcune delle centrifughe di arricchimento dell'uranio. Ahmadinejad ha aggiunto in seguito anche che «non era chiaro se gli attacchi erano finiti, in quanto si stava facendo concreta l'ipotesi di alcuni esperti che ritenevano il codice del worm contenesse informazioni per altri attacchi».
L'arma segreta usata contro l'armamento nucleare dell'Iran potrebbe essere stata una variante del worm Stuxnet, messa a punto da statunitensi e israeliani. Secondo fonti giornalistiche americane, il virus sarebbe la più sofisticata arma informatica mai creata dall'uomo e avrebbe avuto un duplice scopo: da un lato ha prodotto una accelerazione delle centrifughe per arricchimento dell'uranio creando malfunzionamenti, dall'altro ha ingannato i sistemi di controllo. Stando a quanto riferito dal portavoce dello staff della centrale di Bushehr, «il virus avrebbe infettato tutti i computer dell'impianto energetico, ma senza causare danni sostanziali».
Stuxnet è molto di più di un comune virus, arrivando ad essere, come afferma un esperto di cyber war, un'arma informatica concepita per colpire un bersaglio militare ben preciso facendone andare in tilt gli apparati di controllo». Si tratta quindi di un arma segreta che sarebbe frutto di uno sforzo congiunto di israeliani e americani, durato due anni di ricerche per sviluppare un worm idoneo ad ostacolare il programma nucleare iraniano. Il malware pare che sia stato sperimentato e testato nel supersorvegliato sito israeliano di Dimona, nel deserto del Neghev. Nel sito sarebbero state costruite centrifughe simili a quelle in uso nelle centrali iraniane di Natanz e Bushehr e su di esse è stato sviluppato e testato un virus in grado di creare malfunzionamenti.
Stando sempre a quanto riportato dal NY Times, il virus, introdotto in un qualsiasi sistema Windows con una banale "«chiavetta» usb di raccolta dati, infetta all'istante quel singolo pc. Se poi quel computer si connette a internet, Stuxnet è in grado automaticamente di scaricare una nuova versione di se stesso grazie alla quale può infettare tutti i computer connessi a quella rete. Per tornare poi a «nascondersi» senza che alcun sistema di protezione lo possa rintracciare. Ma da quel suo nascondiglio invisibile il virus è in grado di rallentare o accelerare i motori di ogni macchina, nel deliberato tentativo di mandarle fuori uso. E' in questo modo che il virus sarebbe riuscito a rallentare almeno un quinto della capacità nucleare iraniana.
L'ex-capo dei servizi segreti israeliani, Meir Dagan, ha confermato recentemente in tal senso che il programma nucleare iraniano ha subìto una seria battuta di arresto, aggiungendo che per questo motivo non sarà in grado di costruire una bomba almeno fino al 2015. Il segretario di stato americano Hillary Clinton ed altri esponenti dall'amministrazione Usa non hanno messo in discussione la previsione di Dagan.
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