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Numero 476
del 22/05/2012
Mentre l'opposizione strilla il Governo governa PDF Stampa E-mail
! di Aurora Franceschelli
aurora@ragionpolitica.it
  
venerdì 04 febbraio 2011

407-4.jpgGiovedì la Giunta della Camera ha negato l'autorizzazione a procedere in merito alla perquisizione degli uffici romani del tesoriere del premier, Giuseppe Spinelli. Il fascicolo processuale verrà dunque rispedito a Milano poiché la maggioranza di Montecitorio ha giustamente ritenuto che a giudicare Berlusconi fosse competente il Tribunale naturale, ossia quello dei Ministri.

In tutta questa vicenda è emerso un dato politico importante: la maggioranza si è espressa con 315 voti a favore, e con Berlusconi presente, si sarebbe raggiunta quota 316, che è la soglia fatidica che garantisce l'autonomia dell'azione di governo da qualsiasi ostruzionismo messo in campo da coloro che prima sedevano nei banchi della maggioranza e che ora si affannano in velleitarismi terzopolisti. Che dire? Il progetto di Fini, che, attraverso le sue piccole pedine - vedi Bocchino, Granata e Briguglio-, si era unito alla schiera dei post democristiani casiniani e dei centristi dell'ultima ora, piano piano, sembra evaporare: la maggioranza ha dimostrato di aver saputo resistere anche di fronte al tradimento del presidente della Camera e, nei prossimi giorni, così come ha annunciato Berlusconi, si consoliderà ulteriormente.

La giornata di giovedì ha visto poi il varo, da parte del Governo, del decreto sul fisco municipale, un decreto sul quale venerdì è intervenuto il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha rilevato come, per poter essere emanato, esso dovrà prima completare l'iter procedurale previsto dalla legge 42 del 2009. Questa legge stabilisce che, per poter emanare il decreto, è necessario perfezionare il procedimento per l'esercizio della delega previsto dai commi 3 e 4 dall'articolo 2: il primo stabilisce che il Consiglio dei Ministri è tenuto a trasmettere alle Camere gli schemi di decreti legislativi, approvati in via preliminare in Cdm, «perché su di essi sia espresso il parere della Commissione Bicamerale e delle Commissioni parlamentari competenti per le conseguenze di carattere finanziario, entro sessanta giorni dalla trasmissione». Il comma 4 statuisce il percorso successivo, ossia che «decorso il termine per l'espressione dei pareri di cui al comma 3, i decreti possono essere comunque adottati». Poi si precisa che, ed è questo il punto sollevato da Napolitano, «il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, ritrasmette i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni e rende comunicazioni davanti a ciascuna Camera». In realtà l'Esecutivo ha deciso di varare il decreto prendendo spunto da un testo  che comunque era stato validato dalla Commissione Bilancio del Senato. La legge precisa poi che, «decorsi trenta giorni dalla data della nuova trasmissione, i decreti possono comunque essere adottati in via definitiva dal Governo».

L'appello di Napolitano di rinviare al Parlamento il decreto sul federalismo municipale è una semplice richiesta tecnico-procedurale, dovuta ad un'interpretazione della legge: essa non ferma il processo di riforma del federalismo, che invece andrà avanti e che, a trenta giorni dalla trasmissione del testo alla Camere, verrà adottato in modo definitivo, così come stabilisce la legge 42. Ovviamente, e non c'è da stupirsi, l'opposizione non ha perso l'occasione per strumentalizzare in senso politico l'intervento di Napolitano, il quale ha semplicemente sollevato una questione di metodo.

Certo, il pareggio tra maggioranza e opposizione che si è verificato in commissione bicamerale per il federalismo, che ha portato alla mancata espressione di parere da parte della stessa, fa affiorare la necessità di provvedere al più presto a correggere la composizione della commissione, che, in base all'art.3, comma 1 della legge delega sul federalismo, prevede che essa debba rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. In questo momento, invece, accade che il Terzo Polo sia sovra-rappresentato (a causa della presenza del nuovo gruppo di Fli) e che «Iniziativa responsabile», appena nata, sia senza rappresentante: e così la maggioranza di governo ha solo 14 componenti su 30 anziché 16 su 30.  Dunque al più presto bisognerà risolvere l'incongruenza determinatasi a causa della presenza dei finiani, che hanno ottenuto una rappresentanza in commissione quando ancora appartenevano alla maggioranza, ma che ora, anche su contenuti che prima condividevano, votano con l'opposizione. Un'opposizione che dimostra, ancora una volta, la sua cattiva fede, visto che prima, in sede di commissione, ha collaborato per apportare modifiche al provvedimento e poi, alla fine, ha votato contro lo stesso documento che conteneva i cambiamenti recepiti dai commissari di minoranza.

Al di là di queste considerazioni, il fisco municipale, che verrà approvato comunque a breve, costituisce una tappa storica per il nostro Paese: viene infatti avviato il percorso di una riforma strutturale che si sostanzierà, finalmente, in una gestione virtuosa delle risorse pubbliche, mettendo una pietra tombale sul criterio della spesa storica come parametro di finanziamento dei comuni, un criterio che, negli anni, aveva finito per premiare le amministrazioni inefficienti, a scapito di quegli enti locali che invece si sono sempre mostrati oculati, efficienti e responsabili nelle lo politiche di spesa. Il risultato, come sappiamo tutti, è stata la moltiplicazione del debito pubblico, che negli anni è diventato un fardello non più sopportabile. Ebbene, grazie ai decreti sul federalismo, l'ultimo dei quali, quello relativo alle Regioni, verrà varato a marzo, gli amministratori locali che sbaglieranno saranno commissariati e resi poi ineleggibili, e questo grazie all'applicazione del principio della trasparenza in merito alla gestione delle risorse pubbliche.

I Comuni verranno dunque responsabilizzati e saranno anche chiamati a ricoprire un ruolo di primo piano affiancando lo Stato nell'opera di contrasto all'evasione fiscale. Un problema annoso, quello dell'evasione, che esige, come avviene già nel resto d'Europa, che su questo fronte vi sia un controllo anche da parte degli enti che sono più vicini ai cittadini. Obiettivo della riforma, nel suo complesso, sarà quello di ridurre la spesa pubblica, eliminando sprechi e inefficienze, come premessa per ridurre le tasse ai cittadini, migliorando al contempo i servizi ad essi garantiti.




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Commenti (1)
1. 05-02-2011 15:51
pensionato
Non c'è da perdere tempo, il Governo deve governare come chiede la maggioranza degli elettori. Bando alle chiacchere! I cittadini lavoratori, i pensionati, i disabili, le famiglie attendono che Berlusconi con il suo Governo presenti tutte le riforme relative al lavoro, all'assistenza, al fiscalismo, alla Sicurezza alla Giustizia perchè l'italia possa essere considerata un esempio da tutto il mondo.
Scritto da vitobenito

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