Savina Caylyn, la petroliera battente bandiera italiana e armata dai fratelli D'Amato, stava trasportando un carico di petrolio grezzo, con 22 marinai a bordo. Doveva dirigersi a Pasir Gudang, in Malaysia quando, alle 6.57 secondo il fuso orario italiano, è stata attaccata e, successivamente, abbordata da cinque pirati somali mentre transitava a est dell'isola yemenita di Socotra. Il gruppo avrebbe aperto il fuoco sulla nave, senza però causare ferimenti.
La fregata della Marina Militare Zeffiro, già in campo nell'ambito della missione antipirateria dell'Unione Europea «Atalanta», ha poi immediatamente modificato la sua rotta per raggiungere e soccorrere la nave abbordata, cosa che avverrà, come si presume, entro un paio di giorni, data l'attuale distanza di quasi 600 miglia. La Caylyn è costantemente sotto monitoraggio da Roma e, dato il rallentamento della sua velocità di crociera, si ipotizza che i pirati abbiano preso il controllo della nave.
Secondo i dati forniti dall'International Maritime Bureau, il fenomeno della pirateria è in preoccupante aumento. 1016 membri di diversi equipaggi sono stati presi in ostaggio, di cui 8 hanno perso la vita, solo nello scorso anno. Gli attacchi tentati o portati a termine nelle acque territoriali somale sono passati dai 10 registrati nel 2006 a ben 139 nel 2010. Una decuplicazione del fenomeno che deve le recrudescenze degli ultimi due anni alla situazione di instabilità politica e istituzionale della Somalia, in assenza di un governo effettivo dal 1991.
Seri problemi, inoltre, emergono dalla circostanza che questi attacchi, spesso condotti nell'intenzione di chiedere un riscatto, vengono portati a termine con l'uso di armi letali, suscettibili non solo di ferire o uccidere persone ma altresì di creare gravi danni ai vascelli che trasportano carichi pericolosi, financo a causarne l'affondamento, con conseguenze inimmaginabili per l'ambiente.
Se gli elevati riscatti hanno influito sul mercato assicurativo per il trasporto commerciale via nave e, di conseguenza, le navi preferiscono sempre più spesso modificare le proprie rotte per evitare le zone ad alto rischio, il fenomeno sta causando danni enormi all'economia somala, facendo arricchire le élites del Puntland che fanno affari con i pirati. Il rischio di uno spostamento o, peggio ancora, allargamento dell'area di pirateria ha portato Nato e Unione Europea a impegnarsi direttamente con le operazioni Ocean Shield e Atalanta. Altre Nazioni hanno inviato navi da guerra con funzioni di pattugliamento. Eppure, gli sforzi non sono stati sufficienti a far quantomeno diminuire il fenomeno.
In Italia, invece, il Pdl si sta già impegnando per promuovere la discussione di possibili soluzioni. Esiste già, ad esempio, un disegno di legge recante «Disposizioni in materia di misure di contrasto alla pirateria marittima», che intenderebbe consentire agli armatori italiani di imbarcare security team private in grado di porre in essere specifiche misure di difesa dalle minacce alla sicurezza. In altre parole, nelle acque internazionali in cui esiste un rischio di pirateria, si potrebbe viaggiare sicuri grazie all'impiego di guardie giurate armate, a protezione di merci e valori.
A nulla varrebbero, dunque, i timori di possibili effetti «escalatori» derivanti dal possesso di armi o ancora la preoccupazione che il particolare status giuridico internazionale delle agenzie private di sicurezza possa consentire eventuali traffici illeciti di armamenti. L'episodio che si è verificato martedì ci ha dimostrato che la presenza di navi militari nelle zone ad altissimo rischio non ha, purtroppo, un sufficiente ruolo di deterrenza. Il possesso di armi, allora, verrebbe ammesso per soli scopi difensivi, non già per fomentare poco probabili battaglie navali. Inoltre, controlli su vasta scala effettuati dalle navi in partenza dai porti italiani risulterebbero di serio ostacolo alla nascita di traffici illeciti. La situazione è talmente grave che non possiamo più restare con le mani in mano. Che il dibattito cominci, allora, nella speranza che i provvedimenti già in nuce possano entrare pienamente in vigore.
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