Merito, trasparenza, responsabilità, semplificazione normativa, efficienza, libertà economica: questi sono i principi che costituiscono il solco dell'azione di Governo e che ispirano i provvedimenti annunciati martedì in occasione del Consiglio dei Ministri. Dopo una fase di assestamento dei conti e di salvaguardia delle compatibilità di bilancio, che ha visto il nostro Paese adeguare con successo le proprie politiche ai vincoli imposti dall'Unione europea a tutti gli Stati membri, il Governo, sempre nel rispetto dell'agenda dettata dall'Europa - che ora richiede a tutti i suoi componenti di presentare un piano per lo sviluppo entro aprile - si fa promotore di una nuova fase di crescita.
Oggi il Belpaese, in quanto a solidità del sistema economico, è secondo in Europa, un traguardo che l'Italia ha raggiunto grazie all'impegno che, presso il consiglio dei capi di Stato e di governo europei, il nostro Esecutivo ha profuso per fare introdurre, nel quadro dei parametri utili a misurare il benessere degli Stati membri, anche il criterio che prende in considerazione il risparmio privato, che da noi, come sappiamo, è molto elevato. La valutazione positiva dello stato della nostra economia, confermata anche dalle agenzie di rating e dalle organizzazioni internazionali, rappresenta dunque una buona premessa per «inserire» con maggiore serenità «la marcia» dello sviluppo. Sebbene il cammino del Governo, come ha rilevato Berlusconi durante il Cdm, sia stato rallentato dalle vicende politiche che hanno portato alla nascita di Fli, l'Esecutivo può contare comunque su una maggioranza che gli consentirà di proseguire lungo il cammino delle riforme e delle politiche di sviluppo.
Ed è proprio per dare fiato alla crescita che il Consiglio dei Ministri ha dato via libera al disegno di legge costituzionale che intende rivoluzionare l'art.41 Cost. sulla libertà di impresa: l'obiettivo del Governo è quello di eliminare tutti quei paletti burocratici che, frutto di un approccio fortemente dirigista, hanno finito per frenare, con lacci e lacciuoli, la competitività del nostro tessuto produttivo. Nel ddl di modifica dell'art. 41, che ora statuisce che «l'attività economica privata è libera», è specificato che «è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge». Questo per evitare che, come ha rimarcato giustamente Berlusconi, non si verifichi più che, per aprire un'attività, vengano richiesti addirittura 17 controlli preventivi da parte della Pubblica Amministrazione, la quale, evidentemente, ha sempre nutrito un atteggiamento di sfiducia nei confronti dell'individio e dell'impresa. Il Governo intende invece fare in modo che, per aprire un'impresa, si debba essere soggetti ad un solo controllo amministrativo, a posteriori.
A questa proposta di modifica dell'art.41 va aggiunta anche la volontà di rivedere anche gli art. 118 e 97 Cost. Per quanto riguarda l'art.118, la sua riformulazione precisa che gli enti locali non devono solo «favorire», ma anche «garantire l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà». La proposta di revisione dell'art.97, invece, come ha sottolineato il ministro Brunetta, intende affermare il principio secondo cui «è lo stato al servizio del cittadino e non il contrario». Ed infatti si precisa che «le pubbliche funzioni sono al servizio del bene comune». Viene poi espressamente indicato che «la carriera dei pubblici impiegati è regolata in modo da valorizzarne la capacità e il merito» e che «l'esercizio anche indiretto delle pubbliche funzioni è regolato in modo che ne siano assicurate efficienza, efficacia, semplicità e trasparenza».
Oltre alle modifiche costituzionali il Governo ha presentato in Consiglio dei Ministri diverse misure per incentivare la fase di crescita della nostra economia. Esse sono volte ad avviare una grande spinta liberalizzatrice e a dare un forte impulso alla semplificazione delle procedure burocratiche: la strada intrapresa è quella dell'abrogazione di 410 mila leggi (come quelle che rendono difficile l'attività economica) e della realizzazione, da parte di tutti i ministeri, di testi unici (uno degli obiettivi è, ad esempio, quello di produrre un unico codice delle leggi fiscali).
Un altro tassello importante per rilanciare lo sviluppo del nostro tessuto produttivo è costituito dalla riforma degli incentivi approvata all'unanimità in Cdm. Come ha spiegato il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, la riforma in questione non solo darà vita ad un processo di semplificazione normativa che prevede l'eliminazione di un cospicuo numero di leggi nazionali, ma prevede anche un riordino delle 1.400 leggi che esistono a livello regionale. Grazie alle novità introdotte dall'Esecutivo si avvierà un processo semplificazione e velocizzazione delle procedure, una forte riduzione dei tempi necessari per avere accesso agli incentivi e una maggiore flessibilità degli strumenti di intervento in raccordo con le Regioni. Il Governo ha approntato tre categorie di incentivi, più del 50% dei quali saranno destinati alle Pmi: «quelli automatici tipo voucher; quelli erogati in base a progetti su bandi di gara e, infine, quelli legati a procedure negoziali per gli investimenti al di sopra dei 20 milioni».
Una forte spinta allo sviluppo arriverà poi da un provvedimento legislativo, approvato sempre in sede di Cdm, che è volto ad accelerare e a far ripartire il Piano Casa e che è stato elaborato per ovviare a tutte quelle criticità che, a livello regionale, sino ad ora lo hanno frenato; in molte parti d'Italia le Regioni, come ha riferito il ministro Matteoli, sono stati approntati «provvedimenti di legge che non consentono per il 60% delle case gli ampliamenti». Anche il piano infrastrutturale, nei prossimi giorni, riceverà una forte impulso, e questo avverrà non solo grazie al finanziamento di 15 miliardi che è stato concesso dalla Banca Europea per gli Investimenti, ma anche grazie all'insediamento di un tavolo dedicato a questo settore.
Un altro provvedimento che accelererà il processo di crescita, annunciato in Cdm dal ministro Romani, è quello relativo alla banda larga: il Governo ha stanziato ben 100 milioni di fondi Fas per per colmare il digital divide. Nel quadro di questo piano di sviluppo si inserirà anche la Cassa depositi e prestiti, la quale investirà sia in equity sia in finanziarmenti «nel progetto di banda ultralarga a 100 Megabit per portarla almeno al 50% degli italiani». Questo piano, come ha specificato Romani, «comporterà l'apertura di 3 mila cantieri che daranno lavoro a 30.000 persone».
A tutto ciò si aggiunga che il Consiglio dei Ministri ha inoltre provveduto ad approvare l'attuazione del Piano per il Sud sulla base di una tabella di marcia ben precisa. Come ha riferito il ministro Fitto, il Governo ha fissato un timing che prevede che la discussione in sede di Commissione europea si chiuderà entro febbraio, dopodiché «ci sarà una chiusura definitiva della ricognizione delle vecchie risorse e un confronto con le regioni»; infine, dal primo marzo si procederà all'approvazione definitiva delle delibere Cipe sugli interventi regionali e nazionali ed entro la fine di aprile verrà stabilito «il meccanismo su chi deve fare e che cosa».
Rilanciare la competitività del Sistema Paese significa anche, come ha sottolineato il ministro Alfano sempre in occasione del Cdm, operare affinché la giustizia civile funzioni con maggiore efficienza. Ecco perché il Governo ha varato un pacchetto di misure volto a smaltire i sei milioni di cause civili pendenti. In questo senso il Governo ha già ottenuto un traguardo straordinario: nel 2010, come sottolineato dal ministro Alfano, «per la prima volta il numero della cause smaltite è stato superiore a quelle entrate», e questo perché «ha funzionato la riforma del processo civile e l'informatizzazione». Il nuovo pacchetto di misure intende dare un'ulteriore spinta alla risoluzione di questo problema, fissando alcuni punti: i vertici degli uffici giudiziari dovranno mettere a punto un piano con cui fissano criteri e numeri per lo smaltimento delle pendenze; le motivazioni delle cause dovranno essere brevi e se poi la parte è insoddisfatta potrà chiedere una motivazione estesa. Infine il ddl contiene una misura per i giovani: si tratta di «una convenzione tra i vertici degli uffici giudiziari o con le scuole di formazione o con le università o col consiglio dell'ordine degli avvocati per cui un giovane laureato in giurisprudenza può operare nei tribunali per aiutare nell'istruttoria pratica il giudice. Questo gli varrà o come anno di pratica legale o come anno di dottorato o di scuola di specializzazione».
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