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Numero 476
del 22/05/2012
Le forzature dei pm per chiedere il giudizio immediato contro il premier PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
natale@ragionpolitica.it
  
mercoledì 09 febbraio 2011

giustizia_inchieste.jpgSe in Italia è rimasto un vero garante della Costituzione e delle leggi da essa discendenti, oltre al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il cui ruolo però resta giustamente fuori dall'agone politico, quest'uomo si chiama Silvio Berlusconi. Siamo perfettamente coscienti che questa affermazione farà inorridire le anime belle del Palasharp e il loro braccio armato che con estrema amarezza abbiamo visto in azione ad Arcore domenica scorsa. La cosa non ci scalfisce minimamente, poiché sosteniamo questa idea non sulla base delle pregiudiziali ideologiche proprie della frangia «neo-azionista» - come felicemente la definiscono Marcello Veneziani e Giuliano Ferrara - capeggiata da Umberto Eco e Roberto Saviano, bensì sulla base di evidenze oggettive.

L'onorevole Ghedini ha dichiarato come «contraria alla Costituzione» la richiesta di giudizio immediato a carico del premier depositata dai pm milanesi presso l'ufficio del Gip sostenendo che esiste «l'evidenza della prova», elemento dal quale non si può prescindere per il ricorso al giudizio immediato.

La prima incongruenza che rileviamo è la seguente: fin dai primissimi accertamenti inerenti al «caso Ruby», la procura milanese ha manifestato la volontà di richiedere questo rito processuale speciale, solitamente destinato a chi è colto in flagranza di reato. Come è possibile nel momento in cui i presunti elementi probatori neppure erano stati ancora raccolti, figuriamoci vagliati al punto tale da concretizzarsi in «evidenza della prova»?

Secondo punto: come ha ben evidenziato l'onorevole Stracquadanio, dei due capi di imputazione ascritti al presidente del Consiglio, ovvero concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, solo per il primo sarebbe possibile richiedere giudizio immediato. Questa svista clamorosa da parte degli inquirenti dovrebbe tradursi, a norma di codice, in un invalicabile empasse processuale, costringendo la procura a ricorrere al giudizio ordinario e disintegrando così l'impatto mediatico che l'inchiesta ha gonfiato a dismisura: fallimento totale dell'obbiettivo, insomma. Ma ecco che, come il proverbiale coniglio dal cilindro, la procura ricorre ad un escamotage al limite del temerario: stralcia la posizione processuale del premier da quella degli altri imputati. Questo perché la presunta «evidenza della prova» non era estensibile agli altri indagati per reato concorsuale (in caso contrario, per tutti sarebbe stato doveroso il ricorso al rito speciale). Ma se il reato è concorsuale, ovvero il perfezionamento del medesimo ha necessariamente richiesto la compartecipazione di più soggetti, come è possibile isolare legittimamente la posizione di uno solo degli indagati, guarda caso Berlusconi, allo scopo di conseguire il tanto agognato giudizio immediato, posticipando a data da definirsi il processo ordinario per i coimputati? Se la prova non è «evidente» per tutti i correi, la prova non è «evidente» tout court. Lo stralcio pertanto trova difficilmente una valida motivazione in diritto, quanto più nell'impatto mediatico che tale strategia processuale produce. Solo che l'impatto mediatico non può essere in alcun modo criterio costituzionalmente riconosciuto e legittimo dal punto di vista processuale.

Terzo punto: resta tutt'oggi sospesa la questione fondamentale inerente alla giurisdizione: Silvio Berlusconi, attraverso i suoi legali, ha giustamente eccepito la competenza sia per materia che territoriale del tribunale di Milano. Per il primo reato contestatogli la competenza appartiene al tribunale dei ministri, mentre per il secondo appartiene eventualmente al tribunale di Monza.

A questo punto viene spontaneo chiedersi chi stia realmente violando la Costituzione e chi invece, nel pieno, legittimo e doveroso esercizio di diritti soggettivi costituzionalmente garantiti si stia, semplicemente, difendendo. E, difendendo se stesso, attraverso gli strumenti che la legge prevede, Berlusconi difende in primo luogo la legge stessa, diversamente da quanti, parlando di «presa della Bastiglia», di «stato di eccezione» che ammette per taluni soggetti il «diritto» di violare impunemente la legge, di «inutilità del ricorso a metodi democratici» per abbattere il presidente del Consiglio, sputano su quella Costituzione che, a parole almeno, tanto sta loro a cuore.




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Commenti (6)
1. 09-02-2011 20:18
ed io pago.............
E' ventanni che i magistrati cercano di defraudare la sovranità popolare. Ma questo non è alto tradimento?????
Scritto da tordella
2. 10-02-2011 15:15
sanità pubblica.........
In 60 anni il cancro comunista ha invaso tutti gli organi dello stato,nessuno escluso! Riuscirà il buon chirurgo a salvare il popolo derubato della sovranità????
Scritto da pippo
3. 10-02-2011 15:21
i soliti scippatori.......
I comunisti hanno scippato al popolo italiano la storia della Resistenza. Adesso ci riprovano con la storia del risorgimento italiano. 
Ma come hanno fatto se in Italia sono nati nel 1921??? 
Sarà un miracolo ???
Scritto da cavour
4. 10-02-2011 21:19
quanta species
I sinistri(più di fatto che di nome)hanno elevato contro il volere del popolo la giustizia quale superpotere costituzionale: questa agisce impunemente contro il presidente del consiglio che subisce più volte al giorno attacchi, infamie e offese. 
Tutto ciò è principalmente contro la volontà elettorale che lo sostiene, nonostante questa vergogna vada avanti da 15 anni. Presidente siamo con te
Scritto da dominic
5. 11-02-2011 20:58
Violazione dell'art. 13 della Costituzi
La sinistra molto spesso, per non dire sempre, si erge a "paladina" del dettame costituzionale. E come capita spesso nelle "furiose invettive" contro il Presidente Berlusconi, si dimentica delle più elementari garanzie costituzionali. L'art. 13 della Costituzione prevede: "La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge". Allora come la mettiamo? Come si può spiegare un ingente "dispiegamento" di intercettazioni telefoniche per voler trovare o costruire comunque un possibile reato? Coraggio Presidente pensi all'Italia.Grazie dell'attenzione.
Scritto da Antonio


 
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