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Numero 476
del 22/05/2012
In Francia è nato il primo «bambino-farmaco» PDF Stampa E-mail
! di Marco Respinti
respinti@ragionpolitica.it
  
venerdì 11 febbraio 2011

fecondazione_art.jpgIl 26 gennaio (ma la notizia si è diffusa solo in questi giorni), all'ospedale Antoine-Béclère di Clamart, in Francia, è nato un bel bimbo di 3 chili e 6. Frutto di fecondazione artificiale. Lo hanno chiamato Umut-Talha, che nella lingua dei turchi significa «nostra speranza». In famiglia, infatti, ci sono due fratelli maggiori purtroppo afflitti da un morbo aggressivo e raro: la betatalassemia, una malattia genetica che, nelle forme più gravi, ritarda la crescita, deforma lo scheletro e costringe a continue trasfusioni di sangue. Terribile.

Il piccolo «nostra speranza» è nato allora con una missione azzardata, ma non più impossibile. E specifica. Salvare i fratelli. Il codice genetico del neonato è stato infatti accuratamente selezionato onde sottrarlo alla betatalassemia, con tanto di approvazione di quell'Agenzia di biomedicina che in Francia rilascia i permessi per questi casi valutandoli uno per uno, e così i tessuti del suo corpo risultano perfettamente compatibili con quelli dei fratelli. Dal suo cordone ombelicale sono state pure prelevate cellule staminali che potrebbero essere utili.

Ripetiamolo: Umut-Talha, subito soprannominato «bambino-farmaco», è nato solo per far da pezza ai suoi fratelli e, affinché fosse così, nella provetta si è messo intenzionalmente mano ai suoi geni. Ora: le esigenze dei due fratelli del piccolo Umut-Talha sono davvero straordinarie, ma è possibile concepire una persona umana in laboratorio affinché funga solo da officina dei pezzi di ricambio di altri, pur se malati, pur se suoi fratelli? L'ospedale Antoine-Béclère ha dimostrato che una tecnica di questo genere è oggi possibile: ovvero che adesso è tecnicamente possibile selezionare geneticamente degli esseri umani affinché nascano al solo scopo di essere manipolati.

Non ci viene alla mente un passato terribile? Astraiamo per un momento dal caso specifico dei due fratelli malati di betatalassemia e proviamo a considerare interamente la scena.

Primo. Pasticciare il codice genetico di un essere umano è quella cosa che sin dal giorno in cui il cugino di Charles R. Darwin (1809-1992) ne ideò la pratica (si tratta di Sir Francis Galton (1822-1911), ricordiamolo nel centenario della morte, ricorso il 17 gennaio scorso), si chiama «eugenetica». Adolf Hitler ne fece un fiore all'occhiello del suo regime per soli ariani, che mirava a rigenerare il mondo attraverso l'eliminazione di ebrei, zingari, cattolici, omosessuali, malati di mente e sfortunati di vario tipo. Prima di lui, e prima che Galton mettesse mano al vocabolario, ci si erano cimentati, con meno perizia tecnica ma con egual piglio, i giacobini della Rivolzione francese all'alba del Terrore, nel settembre 1792.

Secondo. Nella lingua italiana un uomo «creato» per servire un altro si chiama «schiavo».

Terzo. Una società che permette la medesima sperimentazione che ha reso infami i giacobini e i nazisti allo scopo di produrre quell'aberrazione della storia che è l'uomo-macchina al servizio dei voleri di un «superiore», è, al di là di ogni ragionevole dubbio, una società perversa.

Quarto. In futuro sarà possibile «creare» in laboratorio uomini ad hoc per piegarli a qualsiasi desiderio, voglia, progetto. Oggi è la cura di un brutto male, ma domani? Ciò che però lascia esterrefatti oggi non è che qualcuno ipotizzi interventi di questo genere, e di per sé nemmeno il fatto che qualcuno trovi il modo di metterli in atto. Di mostri la storia umana ne ha partoriti purtroppo sin troppi. Cioè che lascia davvero sgomenti è invece che di una società marcia così pochissimi lamentino il fetore.




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