Mentre dalla Federconsumi giungono dati allarmanti sui rincari del carburante, con la benzina verde che sfiora quota 1,5 euro al litro e con un conseguente rincaro di circa 200 euro annui per il consumatore, il ddl sulla concorrenza posto mercoledì all'attenzione del Consiglio dei ministri cerca di mettere ordine in un settore particolarmente scottante e sul quale c'è poca chiarezza. Con l'obiettivo di ridurre, se non azzerare, lo stacco del prezzo dei carburanti italiani rispetto alla media europea, vengono previste una serie di misure che coinvolgono l'intera filiera dei prodotti petroliferi. Per verificare l'esistenza dell'ipotizzata doppia velocità, più volte denunciata dai consumatori, il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, con un apposito decreto ha istituito la Commissione per la valutazione delle dinamiche dei prezzi dei carburanti, con il compito di individuare sistemi chiari e condivisi di rilevazione statistica dei prezzi e dei valori di riferimento, verificare l'andamento del cosiddetto «stacco Italia».
Un recente special report dell'Istituto Bruno Leoni (Stacco matto ai carburanti? Perché il pieno in Italia costa di più e cosa fare per evitarlo) dimostra che i prezzi di benzina e diesel in Italia sono più alti di circa 4 centesimi rispetto alla media europea e circa 5 centesimi se si considera solo un gruppo di Paesi direttamente confrontabili con il nostro (Francia, Germania, Regno Unito e Spagna), a causa delle inefficienze nella struttura della rete. In Italia, infatti, la rete è governata da norme e vincoli che, generalmente, altrove non si propongono. La differenza tra prezzi industriali nazionali ed europei, che in genere penalizza il consumatore italiano, può essere il risultato di diverse variabili: la capillarità della rete di distribuzione dei carburanti, la mancanza di punti vendita senza personale (ghost), la riluttanza del consumatore italiano a preferire il rifornimento self-service a quello servito, l'esistenza di rigide norme su orari d'apertura e la mancata apertura ai servizi non-oil presso i punti vendita italiani (attività da cui i gestori, nel resto dei Paesi Ue, traggono la maggior parte dei propri ricavi). Dunque, conclude lo studio, urge una razionalizzazione della rete di distribuzione italiana, che porti ad un avvicinamento agli standard europei in termini di presenza della grande distribuzione organizzata, di vendite non-oil, self service, ecc...
È proprio questa la linea seguita dalle misure contenute nel ddl concorrenza per il settore carburanti. Tra le iniziative previste c'è la creazione di una piattaforma telematica finalizzata a una migliore conoscenza, da parte degli operatori petroliferi, delle informazioni relative alle capacità di stoccaggio disponibili, ai prezzi e alle tipologie dei contratti. Viene inoltre introdotto un periodo di sperimentazione di sei mesi sulle modalità di variazione dei prezzi self, che assicuri un intervallo almeno settimanale rispetto all'ultimo aumento. La cartellonistica presso ogni stazione di servizio dovrà indicare per ciascun prodotto il prezzo in modalità «fai-da-te», mentre i carburanti speciali e il servito dovranno essere riportati su cartelloni separati. Le cifre metteranno in evidenza i primi due decimali rispetto alla terza dopo il numero intero. Per ottimizzare la rete il governo è orientato a riservare una parte consistente del fondo per la razionalizzazione della rete di distribuzione ai contributi da destinare a chi chiude un impianto e per i costi ambientali di ripristino. La bozza di decreto stabilisce poi l'apertura di servizi non oil, che riguardano l'attività di somministrazione di alimenti e bevande, l'attività di vendita non esclusiva di quotidiani e periodici senza limiti di ampiezza sulla superficie dell'impianto e la rivendita di generi di monopolio. Un'altra misura riguarda la sicurezza energetica, con la previsione della rilevanza strategica per il mercato nazionale degli impianti di raffinazione, dei depositi costieri, degli oleodotti e dei depositi destinati al rifornimento aeroportuale.
Attraverso la costituzione della Commissione dei prezzi e l'introduzione delle norme previste dal ddl concorrenza viene rafforzata la capacità di monitoraggio e trasparenza sull'andamento dei prezzi e si introducono misure di liberalizzazione e concorrenza affinchè si possa attuare in Italia quella riforma strutturale del settore carburanti in grado di allineare i listini praticati agli utenti finali al resto d'Europa.
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