Nell'anno delle celebrazioni dell'Unità d'Italia, che dovrebbero costituire un'occasione per rafforzare lo spirito unitario del nostro Stato Nazione e valorizzarne la sua identità di fronte alle sfide globali, vi è chi fa della contrapposizione frontale, dell'accerchiamento nei confronti del nemico la sua ragione di vita. In questo contesto, a chi è animato dall'odio, non importa se, per raggiungere l'obiettivo, le «pedine» che si mettono in moto per portare a termine lo «scacco matto» si muovano secondo «percorsi» non consentiti dalle «regole del gioco».
Accade dunque che, proprio in concomitanza della ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia, si scateni un veemente tsunami non solo contro colui che si sarebbe macchiato della «colpa» di aver creato un nuovo modello politico, grazie al quale il popolo è emerso finalmente come soggetto, e di aver smantellato la cultura del Novecento imperniata sul vecchio sistema dominato dai partiti, ma anche contro colui che, dando voce a questo popolo, ha consentito di liberare l'Italia dal «pensiero unico», creando il terreno fertile per un modello di società più libero, dove lo Stato si fa meno invadente. Questo è il «peccato» più grande che la sinistra ha sempre imputato a Berlusconi, quello di aver liberato le menti dalle «catene ideologiche» che erano funzionali al suo disegno di potere.
La furia mediatico-giudiziaria che da ormai 17 anni accerchia il Cavaliere, e che in questi ultimi mesi è animata da una verve senza precedenti, che sembrerebbe far presagire mosse da attacco finale, rappresenta l'ultimo disperato tentativo di disarcionare colui che, nella coscienza popolare, e persino in quella dei suoi più accaniti detrattori, è l'unico a essere considerato come vero leader in Italia. Un leader che, nella sua opera riformatrice, evidentemente ha toccato o ha intenzione di toccare gli interessi di alcune oligarchie e di alcune lobby di potere che nel nostro Paese si sono radicate grazie ai «buoni uffici» dei politicanti della Prima Repubblica, nel corso della quale le stagioni politiche dei vari governi che si sono susseguiti ad intermittenza si sono stratificate come fossero ere geologiche.
E così, nel 2011, accade che in Italia vi sia ancora una casta, quella dei magistrati, a cui sia concesso di non rispondere degli errori che commette nell'esercizio delle proprie funzioni. Non importa se di mezzo c'è la vita e la dignità personale dei cittadini, non importa se, in qualche caso, vi è uno strabordamento del proprio potere ed un uso politico della giustizia che rischia di compromettere i principi della democrazia; ciò che conta, per questa schiera di privilegiati, è poter continuare a godere dell'impunità di cui hanno usufruito sino ad ora.
Forti di questa impunità, alcuni Pm sembrano animati da un'unica ossessione, «fare giustizia» contro chi sarebbe responsabile del Male che affligge l'Italia: per questo Berlusconi merita un così vasto dispiegamento di forze, per questo qualsiasi ordine a comparire di fronte ai magistrati deve essere corredato da centinaia e centinaia di pagine da dare in pasto ai giornali per screditarlo, per questo, infine, egli, in quanto premier, non ha comunque il diritto di essere giudicato dal suo Giudice naturale, il Tribunale dei Ministri.
E così non stupisce il fatto che martedì il gip di Milano, Cristina Di Censo, abbia disposto il giudizio immediato nei confronti di Silvio Berlusconi per le ipotesi di reato di concussione e prostituzione minorile, accogliendo in toto la richiesta dei pm. Se ai normali cittadini viene negato il diritto ad avere un processo in tempi consoni, a Berlusconi viene riservato un «trattamento particolare», che sembra stonare con alcuni principi di diritto e che prevede il rito abbreviato. Infatti, mentre per il procedimento che riguarda l'ipotesi del presunto reato per concussione sussistono le condizioni per il rito abbreviato (ex-art. 33bis c.p.p.), il presunto reato di prostituzione minorile prevede il giudizio ordinario.
Secondo il Codice di procedura penale (l'art. 453, comma 2), infatti, «quando il reato per cui è richiesto il giudizio immediato risulta connesso con altri reati per i quali mancano le condizioni che giustificano la scelta di tale rito, si procede separatamente per gli altri reati e nei confronti degli altri imputati, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini. Se la riunione risulta indispensabile, prevale in ogni caso il rito ordinario». In questo caso il gip sembra aver agito in modo inusuale, in quanto ha chiesto il rito immediato per entrambi i reati preferendo non dividere in due tronconi il procedimento, fatto che avrebbe consentito di chiedere il giudizio immediato solo per la concussione, lasciando al giudizio ordinario l'ipotesi di reato di prostituzione minorile. Invece, secondo, l'art. 453 c.p.p., in caso in cui il giudice ritenga indispensabile connettere due reati per i quali sono previste condizioni di rito diverse (come è accaduto in questo caso), la scelta dovrebbe essere indirizzata comunque al rito ordinario.
Non solo, come ha giustamente sottolineato il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, «tutto questo procedimento è viziato alla radice dal fatto che visto che il reato ascritto è la concussione, e l'imputazione che per definizione riguarda il titolare di un pubblico incarico, nel nostro caso deve essere trattato dal Tribunale dei Ministri. Quindi c'è il tentativo di sottrarre Berlusconi al suo giudice naturale e anche di un fumus persecutionis che percorre questo procedimento dall'inizio al suo attuale sviluppo».
A certi pm non importa se l'inchiesta, del tutto risibile dal momento che non è stato dimostrato alcun reato, finirà in una bolla di sapone, ciò che conta è lo «sputtanamento» mediatico: la notizia del rito immediato stabilita dal gip, ad esempio, ha già fatto il giro del mondo. E meno male che alcune testate internazionali, che evidentemente possono vantare una certa onestà intellettuale, hanno riconosciuto l'abnormità del dispiegamento di forze contro il premier nell'arco di 17 anni.
E, mentre è in corso questo accerchiamento senza precedenti, il Governo, in questo momento, si sta occupando della realtà, quella vera (non quella virtuale), cercando di far fronte all'impetuoso flusso di immigrazione clandestina che proviene dalla Tunisia coordinandosi con l'Europa affinché anche essa si muova per evitare che la Sicilia si trasfromi in un gendarme del Vecchio Continente.
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