Inneggiano a gran voce alla dignità della donna. Si scandalizzano e tremano con guizzi e sussulti per lo stupore scatenato dalla vista delle foto scosciate di un manipolo di arriviste portate alla ribalta dai giornali. Si sgolano per inculcare anche alle nuvole che vogliono un futuro giusto per i loro figli, la meritocrazia, la tutela della donna e la pace nel mondo. Bene, bravi. Ma attenti a nascondere come si deve, sotto il giubbotto, le bandiere rosse. Che nessuno le veda. Non si voglia mica diffondere la voce che si tratta di una manifestazione partigiana. Guai a favoleggiare su presunti (neanche così tanto) finanziamenti di Pd o Cgil.
Uno sguardo sulle folle che domenica hanno fatto il girotondo su parecchie piazze italiane. Sembrano carine, viste dall'alto. E la questura conta e riconta. Si basa sul principio che non più di quattro persone stanno dentro un metro quadrato. È una questione di semplice aritmetica. Eppure, si sa, in questi casi nessuno ha le idee chiare. Chi dice mille, chi dice cento.
Ma non è di numeri che bisogna parlare. Ci tocca, invece, constatare con amarezza come l'evoluzione storica abbia innegabilmente modificato i connotati del femminismo. C'è chi rimpiange quasi l'irreprensibile girondina Olympe de Gouges, impegnata vita natural durante a dissacrare la società maschilista in cui aveva avuto la sfortuna di nascere, sbandierando la sua Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina. Poco più di un secolo dopo le suffragette inglesi avrebbero cominciato ad aprire una breccia nella circospezione maschile. E lottavano, con i loro slogan, per l'estensione del diritto di voto. Si incatenavano ai cancelli di Westminster, pur sapendo che sarebbero state arrestate. Altri tempi, quelli.
Oggi gli slogan ci sono ancora, nonostante sembrino più che altro banali cori da stadio. Eppure le ideologie sono scomparse. Le donne che hanno sfilato in piazza non sono né liberali, né anarchiche. Né radicali, nemmeno socialiste. Giusto il colore rosa può caratterizzare il loro assembramento. Sono donne che, invece, dovrebbero essere offese dal gossip morboso dei giornali, che le vilipende quotidianamente pubblicando stralci di vita privata. È stata messa a nudo con troppa veemenza l'attitudine di pochi esemplari, in voga peraltro da tempi immemori, disposti a farsi strada utilizzando il proprio corpo. Non è una novità, ma l'affronto è grande, perché si è fatto di tutta l'erba un fascio. Come se tutte le donne che lavorano in politica fossero arrivate lì attraverso scorciatoie.
È triste, allora, che la spallata rosa si sia al contrario accodata al processo ad orologeria condotto coralmente dai media e dalla procura di Milano. La gogna che tenta di manomettere la stabilità di un premier eletto dagli italiani si è rivelata un nuovo mezzo per stuprare la democrazia. Perché è prassi, ormai, che l'opposizione scalpiti non dai banchi parlamentari ma dai salotti televisivi. E l'opinione pubblica non è data dall'insieme dei cittadini, bensì dall'audience, che assolve o incrimina il capro espiatorio di turno a seconda del palinsesto televisivo. Le alluvioni in Veneto? É colpa del governo. Il terremoto dell'Aquila? È sempre il governo, non ha fatto quello che doveva. Il crollo a Pompei? È stato Bondi. E che dire degli sbarchi a Lampedusa? Sicuramente a Maroni verrà ascritta qualche mancanza.
Tutto ciò non ci stupisce più. Di conseguenza, se le pingui folle dei cortei rosa sembravano rette da ottimi intenti (la dignità eccetera eccetera), la sincera lettura che va applicata ai fatti rivela l'opera di un deus ex machina che ha manovrato tutto. Non temete, non c'è mica un nuovo leader che trama nell'ombra. L'unico collante fra le varie anime delle agorà italiane è stato, come sempre, l'antiberlusconismo. Cosa possono avere in comune, infatti, la finiana Bongiorno e Rosy Bindi?
Di nuovo, il solito «no» al quale non viene mai affiancata una proposta attiva. Distruggere, distruggere, solo distruggere. È questo quello che vogliono gli indignati sobillatori, scacciando via con ignavia la certezza che, se davvero il premier abbandonasse il suo proposito di continuare a lottare per mantenere il patto siglato coi propri elettori, si creerebbe un vuoto, anzi una voragine incolmabile nella politica italiana. L'Italia del contropotere non va da nessuna parte. Quando capiremo questo, le piazze saranno vuote e la gente penserà a lavorare.
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