Si mostra soddisfatta la presidente degli industriali Emma Marcegaglia per la firma di quello che secondo lei è un accordo di «importanza fondamentale»: è stata siglata oggi a Palazzo Chigi l’intesa tra governo e Confindustria sulla moratoria dei debiti delle piccole e medie imprese, risultato di un’intensa collaborazione con le banche e le imprese. «In Europa non c'é stato altro esempio di questo tipo e ha permesso a tante imprese in difficoltà di andare avanti», ha dichiarato la numero uno di Confindustria.
La moratoria per le piccole e medie imprese è un’idea del governo che ha funzionato e che ha salvato moltissime famiglie e moltissimi posti di lavoro, ha spiegato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nella conferenza stampa tenutasi a Palazzo Chigi alla presenza del premier Silvio Berlusconi, nella quale si è affrontato il tema dell’economia del Paese. Dai dati sulla situazione economica italiana emergono segnali positivi, che fanno ben sperare in una fase di crescita. «I numeri sulla disoccupazione sono al di sotto della media Ue – ha dichiarato il titolare dell'Economia – ed i numeri sulle imprese che aprono sono straordinariamente positivi». Tra i grandi problemi strutturali che ostacolano l’economia c’è sicuramente la peculiarità tutta italiana di essere «l'unico paese duale», ha dichiarato Tremonti ricordando come il Nord Italia, in base alle ultime statistiche Ue, «sia, in termini di ricchezza, patrimonio e reddito, uguale alla Francia e la regione in assoluto più ricca d'Europa». Il problema dunque è «il contributo al Pil e l'accumulo di ricchezza del Sud. Ma noi non vogliamo diventare un paese diviso. E, se vogliamo crescere, dobbiamo applicare i nostri talenti sopratutto al Sud: è un dovere di tutti». Berlusconi ha poi completato il quadro sulle cause dell'arretratezza del sistema Italia, legata alle infrastrutture carenti, alle lungaggini burocratiche della pubblica amministrazione, fino al costo dell'energia ed ai «tempi assolutamente inaccettabili» della giustizia civile.
Nonostante tutto si è riusciti a preservare la pace sociale, investendo un’ingente quantità di finanza pubblica per la cassa integrazione, il fondo per le Pmi, è stata attuata la Tremonti ter, l'Iva di cassa e la detassazione degli straordinari. E' stata fatta poi una riforma delle pensioni giudicata la migliore d'Europa. Occorre continuare a mantenere forte la presa sulla tenuta dei conti pubblici, il maggiore problema che attanaglia l’Italia, ma la fase discendente dell’economia sembra passata, si può finalmente tornare a parlare di crescita, di sviluppo economico. Ora che, come ha spiegato il premier, è venuto meno l’assoggettamento alla fazione di natura statalista dei finiani, si può accelerare il programma di riforme e liberalizzazione. Proprio domani si riunirà il tavolo dei ministri per mettere a punto il piano per la crescita da presentare ad aprile in Europa.
La crescita dell’1,1%, stimata dall’Istat per il Pil italiano del 2010 e da molti sottovalutata, rappresenta in realtà un notevole miglioramento rispetto alle aspettative, per un Paese che ha ereditato il più alto debito pubblico d’Europa (il terzo nel mondo) che ci costa ben 5 punti di Pil all’anno. Spesso nel paragone con gli altri paesi non si tiene conto di quanto pesi questa componente e di come la crescita clamorosa di alcune economie sia stata gonfiata - o «drogata» come ha affermato lo stesso Tremonti – dalle speculazioni della finanza, creando l’illusione di una crescita tanto esponenziale quanto fittizia, una bolla di sapone per molti già esplosa. L’Europa infatti, se da una parte si è mostrata molto attenta e prudente in tema di vigilanza pubblica, non ha saputo controllare il grande problema delle misure di tutela sulla finanza privata. A fronte di un debito dello Stato che, eredità di politiche pubbliche assistenzialiste e spendaccione - appartenenti a un passato «spensierato» in cui l’assenza di vincoli sovranazionali e il traino della crescita nazionale e globale permetteva di continuare a nascondere la polvere del debito pubblico sotto il tappeto - continua inevitabilmente ad aumentare a velocità del tasso di interesse, l’economia del Belpaese mostra segnali di tenuta, legati alla stabilità delle famiglie italiane, e può finalmente credere nella ripresa.
Forse noi italiani dovremmo ritrovare l’amore e il rispetto per un Paese che è pullula di talenti, di eccellenze e di voglia di fare e abbandonare quell’autolesionismo che denigra la nostra immagine all’estero e ci pervade di un pessimismo esasperato e immotivato, le cui ripercussioni ricadono tanto sul piano economico che su quello sociale. Secondo l’analisi dell’economista ed ex ministro delle Finanze Francesco Forte «sarebbe un vero peccato correre il rischio di bloccare la crescita italiana, adesso che si è accesa quella globale, solo per il gusto di eliminare (politicamente) il leader eletto dalla maggioranza degli italiani»
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