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Numero 476
del 22/05/2012
Le derive puritane della morale di sinistra PDF Stampa E-mail
! di Aldo Vitale
vitale@ragionpolitica.it
  
giovedì 17 febbraio 2011

sandra-bonsanti-roberto-sav.jpgCon mirabile lungimiranza profetica e con ancor più felice rigore teoretico Augusto Del Noce, in Il suicidio della rivoluzione, aveva già previsto nei primi anni '80 che il Pci, e le forze politiche, sociali e culturali progressiste e socialiste che su di esso facevano perno, o si sarebbe estinto o si sarebbe tramutato in un partito radicale di massa, cioè un partito che fonda la propria impalcatura assiologica non più sulla collettività, ma sull'individualismo esasperato.  

Sulle questioni bioetiche si avverte maggiormente quanto Augusto Del Noce avesse ragione: pur senza scomodare le lotte pro-abortiste degli anni '60 e '70, si può scandagliare nel recente passato con la rivendicazione del principio di autodeterminazione ( principio basilare di ogni pensiero libertario di stampo radicale, ben lontano da quella rigida e compatta, spesso monolitica, etica di classe che per decenni fu predicata in un lungo ed in largo per tutta l'Italia) in tema di fine-vita, testamento biologico, suicidio assistito, rifiuto dei trattamenti sanitari, disposizione dei propri organi, rifiuto dell'alimentazione e dell'idratazione, eutanasia. Non si può certo ripercorrere l'intera storia del libertarismo, ma si può sintetizzare estremamente ricordando come il libertarismo etico, fondato sulla assoluta volontà individuale, altro non sia che il riflesso di quello economico-politico, in cui la libertà del singolo non può essere ristretta da alcun limite. Il sistema logico sottostante è quello che sta alla base delle progredite società capitaliste, soprattutto di matrice anglosassone, le quali società, come Weber ha evidenziato, sotto la spinta del protestantesimo hanno garantito l'affermazione dell'individualismo e dunque le premesse per lo sviluppo del capitalismo.

Certo, non sono solo vantaggi quelli che si sono ottenuti da una simile visione: si ricordi ciò che Pierpaolo Donati scrive in tal senso nel suo approfondito studio sulla Matrice teologica della società: « Il protestantesimo, partito dall'affermazione di una libertà-responsabilità tutta centrata sull'individuo, visto come essere solitario di fronte a Dio, ha guadagnato qualcosa nel codice etico dell'individualità, ma ha perso la relazionalità del sociale. Ha reso più rigorosa ed efficiente la condotta del singolo, ma lo ha ulteriormente isolato e con ciò ha posto le basi per la fine dell'etica»; insomma l'individuo è stato trasformato in monade egotica. Sarebbe a questo punto necessario, dunque, cominciare a distinguere il libertarismo (come concezione della libertà senza se e senza ma, di stampo sostanzialmente filo-anarchica), dal liberalismo (come concezione della libertà che è tale in quanto presuppone e riconosce regole e limiti minimi , ma non è questa la sede.

Dalla parte opposta si è affermata la visione socialista, quella per cui il bene, il vero, il giusto, sono tali soltanto nella misura in cui non favoriscono l'individuo, ma la collettività, la società, la classe. Il più influente esperto di etica dell'Unione Sovietica, Shishkin, scriveva nei suoi Fondamenti di etica marxista che «idee, norme e valutazioni morali hanno un senso sociale determinato. Esse esprimono le richieste di una società determinata o di una classe determinata rispetto al modo di comportarsi dell'uomo»; in proposito Wilhelm Weischedel notava giustamente che «il comunismo, e precisamente nella figura del partito, decide che cosa sia eticamente valido e che cosa sia eticamente spregevole».

La differenza consiste, dunque, soltanto in ciò? Nel primo caso, quello capitalista, tutto si risolve in un volontarismo individualistico, mentre nel secondo, quello marxista, tutto si risolve in un volontarismo collettivistico? Si, ma non solo. Infatti, nell'individualismo capitalista anglosassone un ruolo fondamentale è riconosciuto al fattore religioso. Tuttavia, essendo la cultura anglosassone sostanzialmente puritana, la religione viene interpretata individualisticamente, cioè come elemento della vita privata del singolo, pur con una specifica funzione: guidare le scelte morali dell'individuo, il suo comportamento, le sue azioni, il suo essere esteriore. Insomma l'individuo deve servirsi della religione in modo intimistico, per sapere ciò che è bene e ciò che è male, per poter poi agire pubblicamente.

Nei sistemi puritani, non a caso, la morale è pubblica, ma la religione è privata: così come l'edificio è visibile, ma le fondamenta su cui esso si regge e senza le quali non potrebbe esistere, sono celate all'occhio del passante. Storicamente, del resto, il sistema puritano si è configurato come quello moralmente più rigido ed intransigente, basato su uno stretto formalismo che ha condotto, per esempio nell'Inghilterra del XVI secolo di Giacomo Stuart (ritenuto dai puritani troppo libertino), all'abolizione dei colori nel vestiario, all'abolizione delle rappresentazioni teatrali, della danza, della caccia la domenica, e perfino all'abolizione dell'anello nuziale (per un approfondimento si consiglia l'articolo di Marco Nese Le origini del puritanesimo americano in Studi cattolici n. 537 del 2005).

Tutto questo non può che accrescere lo stupore per la interversio axiomatis della morale della sinistra italiana, ormai del tutto puritanizzata: esaltante il libertarismo etico, in difesa del più puro individualismo, sempre pronta a ribadire il principio di autodeterminazione, ma pur sempre in allerta, per giudicare il comportamento dei singoli (a maggior ragione se ricoprono un ruolo pubblico), ligia al più osservante formalismo etico, attivissima nello scandagliare la purity di ciascuno. Se ciò può apparire contraddittorio, non significa che non possa trovarsi una spiegazione.

La caduta del muro di Berlino ha comportato non solo la fine del comunismo come piattaforma economica, militare, industriale, politica ed ideologica, ma anche e soprattutto morale. Sotto le macerie del muro sono rimasti sepolti i resti non solo dell'arte proletaria, della scienza del popolo, della cultura e del pensiero sovietico, ma anche e soprattutto l'etica di classe. In questa vacatio moralis, la sinistra italiana non poteva di certo aderire all'alternativa etica costituita dalla morale cattolica (per decenni osteggiata come morale borghese, della classe degli oppressori, morale bigotta, conservatrice, discriminatrice), ma, come ha brillantemente intuito Augusto Del Noce, ha fatto propri i principi di un sostanziale anarchismo etico.

Non devono tuttavia stupire le contraddizioni della sinistra, e non solo perché ad esse si è abituati da tempo: si pretende la libertà di ciascuno, ma non quella di Berlusconi; si parla di libertà di culto, ma non per i cattolici; la laicità è inclusiva dei simboli delle altre religioni, ma escludente per il crocifisso; la prostituzione si pretenderebbe legalizzata, ma non se le messaline di turno si vendono ai potenti e ricchi capitalisti; si lotta per la legalità, ma si vorrebbero legalizzate le sostanze stupefacenti; gli abiti succinti che negli anni '60 rappresentavano l'emancipazione della donna, oggi incarnano la sua sottomissione; si predica contro gli orrori del nazismo, ma si ambisce ad una selezione eugenetica degli embrioni; si parla di presunzione d'innocenza, ma si spera che le sentenze di primo grado siano immediatamente esecutive; si professa implicitamente o esplicitamente il relativismo etico, ma poi si pretende di giudicare la condotta privata di Berlusconi (in base a quali principi, se tutto è relativo e soggettivo?).

Ma tutto ciò non sembra ancora sufficiente per comprendere i motivi concreti per cui la sinistra sia diventata puritana: la spiegazione, infatti, è specificatamente, almeno in prima battuta e nei suoi elementi fondamentali, di matrice storico-teologica. Si potrebbe considerare, incidentalmente, sviscerando ulteriormente proprio la paradossalità della problematica, anche l'influsso che il pensiero sostanzialmente nichilista novecentesco, per esempio quello di matrice stirneriana o nietzscheana (ideologicamente opposto alle forze di sinistra, ma filosoficamente oggi ad esse confacente), ha avuto sulla formazione e sulla trasformazione dell'impalcatura assiologica della morale delle forze progressiste italiane: in fondo, tutte le impostazioni relativistiche non possono che sfociare, se prese sul serio, in un'orizzonte sostanzialmente nichilistico; l'ambito bioetico, ancora una volta, costituisce la spia più luminosa di questa concezione: non a caso la sinistra ritiene conciliabili il principio di auto-determinazione da un lato e dall'altro l'idea che vi siano vite indegne di essere vissute (cioè vite a cui si nega - nichilisticamente - l'ontologia costitutiva di essere umano, così come espressamente sostiene gran parte del pensiero utilitarista anglosassone che in figure del calibro di Peter Singer, per esempio, trova i propri esponenti di spicco).

Avendo, dunque, adottato la sinistra una morale anglosassone, ne ha assorbito inconsapevolmente anche e soprattutto l'impianto teologico. Mentre, infatti, i cattolici vivono la religione in pubblico, nella comunione ecclasistica (la κοινωνία εκκλησιαστική dei Padri della Chiesa), ma confessano ed espiano i peccati in privato, per mezzo del sacramento della Confessione, cioè per l'azione mediatrice della Chiesa che rimette i peccati; al contrario i protestanti, soprattutto i calvinisti, ed in specie i puritani (cioè storicamente i calvinisti della confessione anglicana) vivono la religione nel privato, ma confessano i propri peccati in pubblico; tuttavia rigettando questi l'azione mediatrice della Chiesa, vista come l'incarnazione dell'Anticristo, fanno della piazza il proprio mezzo mediativo: la letteratura ha fornito un'ottima esemplificazione ne La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne, che rende perfettamente l'idea di ciò che qui si intende.  

Si comprende dunque la paradossalità estrema in cui la sinistra italiana si è impantanata, tra la rigidità e l'assolutezza della moralità di stampo anglosassone da un lato, e l'anarchia assiologica del relativismo contemporaneo dall'altro. Ancora una volta le abissali contraddizioni divengono palesi per tutti: la sinistra incarna una cultura radicale di massa, pur comportandosi all'un tempo come una forza puritana che, in quanto tale, non è mai morale, ma sempre moralista, ovviamente nell'accezione deteriore del termine.




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Commenti (1)
1. 20-02-2011 18:46
Ricordi, ricordi...
Ricordo un tempo in cui la sinistra indossava la divisa della liberazione sessuale, con tanto di sventolio di reggiseni, campagne per la pillola, l’aborto, il divorzio. Ricordo le ammucchiate studentesche come simbolo dell’emancipazione femminile, la società permissiva, la verginità come una tara di cui occorreva liberarsi al più presto. Ricordo l’ipocrita condiscendenza della sinistra verso un certo John Kennedy, che amava coltivare l’immagine di sposo fedele e buon padre di famiglia mentre mostrava pubblicamente i suoi legami extraconiugali e invitava graziose donzelle à nuotare come mamma le aveva fatte nella piscina della Casa Bianca. Ricordo una simile atteggiamento della sinistra nei riguardi di un certo Bill Clinton che, emulo del suo illustre predecessore, trasformava la Casa Bianca in un luogo d’incontri particolari. Allora mi chiedo che cosa stia accadendo alla sinistra italiana perché rinneghi improvvisamente anni di battaglie contro l’ipocrisia dei costumi e prenda i voti monastici del puritanesimo più severo. Ma mi viene il sospetto che si tratti soltanto di una mossa opportunistica, ossia una mascherata carnevalesca alla quale nessuno puo’ credere.
Scritto da Libero39

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