Per la prima volta dopo l'inizio della rivoluzione khomeinista del 1979, due navi da guerra iraniane entrate martedì 22 febbraio nel canale di Suez intorno alle 5.45 locali (4.45 in Italia) sono dirette verso i porti siriani del Mediterraneo, a ridosso delle coste israeliane. Si tratta, secondo quanto dichiarato dall'agenzia ufficiale iraniana Fars, della fregata di pattuglia «Alvand», armata di siluri e missili antinave, e la nave appoggio di classe «Kharg» con 250 persone di equipaggio che può accogliere fino a tre elicotteri. L'invio delle unità militari in realtà era già stata resa nota il 25 gennaio ad un'agenzia di stampa da un alto Comandante navale iraniano, ma il transito alle autorità egiziane è stato ufficialmente chiesto solo lo scorso giovedì (17 febbraio).
Il via libera è arrivato domenica 20 febbraio, da una nota diffusa dall'agenzia Mena che riferiva della luce verde fornita al primo attraversamento del Canale di Suez di unità militari della marina iraniana da parte dall'attuale guida del governo provvisorio egiziano, Generale Mohammed Hossein Tantawi. Le autorità egiziane, dal canto loro, non avevano molte scelte perché secondo una convenzione internazionale (Sebastopoli del 1888) il passaggio deve essere aperto «a ogni imbarcazione commerciale o militare», anche se per il loro transito le due unità dovranno pagare 290 mila dollari ciascuna.
Il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, aprendo la seduta settimanale del consiglio dei ministri, ha dichiarato: «Israele considera grave l'iniziativa iraniana». Secondo il governo israeliano, l'Iran cercherebbe di sfruttare l'instabilità regionale per estendere la propria influenza in Medio Oriente. Il portavoce di Obama, Jay Carney, in sintonia con quanto dichiarato dagli israeliani mette in guardia sull'avventata scelta militare e avverte «stiamo con gli occhi aperti» dato che «l'Iran non ha molti precedenti di comportamento responsabile nella Regione».
Gli iraniani, dal canto loro, minimizzano e parlano di un viaggio di addestramento per alcune decine di cadetti della marina che interesserà anche unità navali siriane per simulare procedure di protezione delle navi cargo e petroliere contro la pirateria e, inoltre, garantiscono che le navi non porteranno né armi, né materiale nucleare o chimico. Ma la lunga permanenza di un anno nell'area e la brevissima distanza ai limiti delle acque territoriali israeliane fa pensare più ad una missione di intelligence per raccogliere dati sensibili, oltre a profilarsi come una sorta di ennesima pressione e provocazione verso «l'odiato nemico».
L'arrivo di una ingombrante presenza militare iraniana e l'uscita di scena di Mubarak sembrano essere legati da un unico filo conduttore. L'operazione rappresenta di fatto un ulteriore test degli equilibri precari in Medioriente, scosso da un'ondata senza precedenti di rivolte contro molti dei governi in carica. Il percorso delle navi, dirette verso i porti siriani fra Tartus e Latakia, viene vissuta da Israele con crescente apprensione e preoccupazione, dato che il passaggio delle unità lambirebbe effettivamente le acque internazionali al largo delle coste di Tel Aviv, capitale e metropoli dello Stato d'Israele. A complicare poi ulteriormente il quadro di tensione e di incertezza è la permanenza delle unità navali nell'area, stimata in circa un anno, che di certo non gioverà alla distensione di un area che ha già vissuto proprio pochi anni fa un confronto militare su vasta scala nel sud del Libano tra israeliani e miliziani di Hezbollah.
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