Ci sono almeno dieci morti in più in Egitto, e poi il solito stuolo di un centinaio feriti. Ci sono almeno 6 morti cristiani in più in Egitto e almeno una quarantina di feriti. In Egitto, infatti, essere cristiani resta una macchia grave. Gli incidenti che martedì sera hanno causato questi morti sono stati innescati da una versione nordafricana della disfida tra Capuleti e Montecchi, l’amore proibito tra un cristiano e una musulmana. I morti di martedì, in primis quelli cristiani, li hanno tutti sulla coscienza i fanatici musulmani che nei giorni scorsi hanno distrutto e saccheggiato chiese e case dei copti per mettere fine a quella relazione impossibile.
Ora, questi nuovi, gravi incidenti evidenziano almeno due punti nodali. Il primo è che in un Paese musulmano «moderato» come l’Egitto, a maggior ragione oggi «democratizzato» dalla rivolta della «piazza» contro il tiranno Hosni Mubarak, a due passi da casa nostra, i cristiani possono sperare di sopravvivere solo se non fanno rumore, se cammino rasentando i muri, se – come piaceva ai progressisti occidentali di un tempo – se ne stanno «anonimi». Nell’Egitto «moderato» e «democratizzato» (dove però la gente sta ancora protestando contro il governo di transizione retto dall’esercito poiché ne giudica gli uomini forti troppo collusi con la passata gestione) una relazione d’amore fra un musulmano e una cristiana è un peccato da lavare con il sangue, i matrimoni di questo tipo sono vietati dalla legge e l’unica soluzione è convertirsi all’islam.
Nell’Egitto «moderato» orde di fanatici armati di torce possono radere al suolo le chiese e le forze dell’ordine «democratiche» stanno a guardare. Il secondo punto nodale è che per la prima volta i copti hanno deciso di reagire, scendendo per le strade a manifestare tutta la propria rabbia. A ciò seguono due considerazioni. La prima è che non è necessario paventare il salto nel buio islamista che potrebbe attendere il mondo nordafricano e mediorientale qualora, dopo le rivolte della «piazza», dovesse intronizzarsi in quei luoghi il «modello talebano», vincere il «sogno del califfato», insomma prendere il sopravvento al Qaeda o chi per essa. Non è affatto necessario agitare quello spettro per farsi venire i brividi. Basta infatti già l’attualità, l’oggi della «moderazione» e della «democrazia». Basta l’Egitto di adesso per scatenare l’inferno contri i cristiani. Come basta il Pakistan «alleato» dell’Occidente per massacrare i cristiani alla luce del sole e con modalità che uniscono il raccapriccio allo stupore.
Del resto, basta pure il cuore stesso dell’Europa, la Germania, per perseguitare con il carcere decine di padri cristiani di famiglia che si rifiutano di mandare i propri figli a rimbecillirsi nei corsi dell’educazione sessuale obbligatoria di Stato, scuole religiose comprese, che-bella-che-bella-la-scuola-pubblica. La persecuzione, cioè, e l’intolleranza, e l’oscurantismo, e la violenza allignano nei nostri stessi quartieri, fra coloro che crediamo amici, dentro la nostra stessa casa. E ciò, mentre non fa mai notizia, configura un mondo sempre più inabitabile e incivile per tutti, altro che «dialogo», «confronto» ed «ecumenismo».
La seconda considerazione riguarda invece proprio i cristiani ortodossi copti dell’Egitto. Non è da oggi che subiscono morte e violenza; da oggi hanno però deciso di reagire. Di protestare, di dire «basta», di scendere in strada. Ci sono stati 10 morti negli scontri a Il Cairo; 6 certamente cristiani, i restanti forse no. I cristiani, oltre che prenderle, probabilmente le hanno anche date. Facile dalla nostra poltrona di qui condannare, con voce impostata e prosopopea boriosa, «i contrapposti estremismi», «la spirale della violenza», «l’odio che genera odio». Probabilmente i cristiani d’Egitto hanno deciso che siccome nessuno li aiuta, si aiuteranno da soli. Appunto, nessuno li sta aiutando. Qualsiasi cosa succederà da domani sarà stata anzitutto colpa dei fanatici musulmani che considerano l’unico cristiano buono quello morto, quindi nostra che abbiamo sempre qualche cosa d’altro da fare.
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