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Numero 523
del 21/05/2013
Sì alle quote rose nei Cda PDF Stampa E-mail
! di Y. C.
@ragionpolitica.it
  
giovedì 10 marzo 2011

donna_lavoro.jpgNonostante la frenata iniziale, il Governo ha ritirato il suo parere negativo sugli emendamenti presentati al disegno di legge sulle quote rosa. Il testo bipartisan, nato dall'unificazione dei testi Golfo e Mosca e approvato alla Camera nel dicembre del 2010, rappresenterà una pietra miliare nella battaglia per le pari opportunità.

Essenziale il ruolo della capigruppo che, superati gli ostacoli, ha deliberato l'assegnazione del disegno di legge alla Commissione Finanze e Tesoro in sede redigente, fissando le dichiarazioni di voto e il dibattito in Aula sul testo finale per martedì 15 marzo. Da quel momento, il ddl approderà alla Camera per la discussione in seconda lettura. Che il momento sia cruciale lo si nota anche dalle pressioni di alcuni senatori del Pd per una riassegnazione in sede deliberante, cosa che avrebbe penalizzato la discussione, circoscrivendo il voto fra i membri della Commissione stessa. L'intento era prevenire eventuali colpi di scena, ma l'importanza del provvedimento esige che l'assemblea non venga esautorata da accordi ristretti. Occorre, invece, un dibattito di ampio respiro.

Già, perché se le quote rosa vengono per adesso rese obbligatorie per le società per azioni quotate nei mercati regolamentari e per le omologhe a partecipazione statale. Prendendo atto della scarsa rappresentatività del genere femminile all'interno dei consigli di amministrazione, il ddl sulla parità di accesso dispone che il riparto degli amministratori da eleggere sia effettuato in base a un criterio che assicuri l'equilibrio interno. Dunque il genere meno rappresentato avrà diritto ad ottenere almeno un terzo degli amministratori eletti.

L'obiettivo, quindi, è chiaro. Posto che i cda delle quotate sono ancora degli spazi «off-limits» per le donne, si vuole incentivare la presenza femminile su base meritocratica, nel tentativo di sfrondare gli innumerevoli ostacoli culturali che tuttora impediscono a loro di raggiungere pari livelli di carriera rispetto ai colleghi uomini. Il problema sembrerebbe esistere in termini più seri nelle società quotate, che non nelle società di persone, poiché queste si avvalgono normalmente di modelli di gestione manageriale legati alla componente familiare. Si tratterebbe, allora, di una prima iniziativa correttiva, per adesso limitata alle posizioni apicali.

Le prove della limitazione professionale femminile risultano da numerosi documenti. Ad esempio, la Relazione annuale sulla parità tra donne e uomini della Commissione europea, dalla quale si evince che nonostante i posti di responsabilità siano sempre più occupati da donne, i centri gravitazionali della politica e dell'economia sono ancora prerogativa maschile. Nelle società quotate europee, ad esempio, la quota in rosa è composta da un esiguo 10%.

Per la situazione italiana, invece, si può considerare uno studio della Bocconi effettuato su 274 società quotate a Piazza Affari, che ha rilevato che il totale dei componenti femminili degli organi sociali ammonta a solo il 7,6%. In quest'ottica, peraltro, un importante passo del ddl è quello che insiste sulla sanzione da comminare nel caso in cui la composizione del cda non rispetti i requisiti richiesti: nelle more dell'adempimento la Consob emetterà una diffida per il reintegro dei membri. Trascorsi quattro mesi e un'ulteriore diffida scatteranno le sanzioni pecuniarie e, da ultimo, la decadenza degli organi di controllo inadempienti.

Lo stallo di cui si parlava all'inizio, invece, era dovuto all'opposizione all'emendamento Germontani sulla parte finale del ddl, che prevedeva l'entrata in vigore delle disposizioni in due mandati di applicazione. Dopo aver esteso a un anno, non più ai sei mesi proposti dalla commissione, la decorrenza delle norme, il primo mandato comporterà un rinnovo di un quinto dei membri, mentre col secondo interverrà un completo adeguamento del cda. Se i marchingegni istituzionali sono ben oliati, dunque, non ci resta che attendere il 2015 per celebrare una nuova festa della donna, una svolta epocale che farà finalmente breccia dentro un mondo di sole giacche e cravatte.




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