La «notizia» è di quelle forti: Italo Bocchino, presidente vicario di Fli, ha querelato per «stalking di massa» circa 36 giornalisti e un lettore(!!) de Il Giornale e una ventina di giornalisti di Libero. Il «reato» si sarebbe concretizzato, a detta dell'onorevole futurista, attraverso il supposto battage mediatico cui sono stati sottoposti lui e la sua consorte, Gabriella Buontempo.
La prima questione che colpisce, al di là del numero spropositato di querelati, è la seguente: qualora le due testate che dovrebbero sottoporsi all'«auto da fe» avessero pubblicato notizie false e/o diffamatorie, perché Bocchino non ha presentato querela per diffamazione a mezzo stampa ma ha optato per una denuncia poco sostanziabile giuridicamente? Lo «stalking di massa» non esiste come fattispecie criminale espressamente prevista dal nostro codice penale o da leggi ad esso collegate, e non è possibile nel nostro sistema penale creare per analogia fattispecie ex novo: si configura pertanto una denuncia per cosiddetto reato impossibile. Questo per quanto riguarda l'aspetto formale.
In secondo luogo, riportare notizie, stralci di interviste, documentati contratti Rai o l'opinione, libera e legittima, di un lettore come può configurare il reato di stalking? Proviamo a ragionare per assurdo e ammettiamo la possibilità, per quanto remota possa essere anche nel «paese delle meraviglie», che il Gip ritenga ammissibile e non temeraria la querela di Bocchino, che si arrivi ad un dibattimento e che il giudice condanni i 57 imputati applicando le severissime pene previste per il reato in oggetto. Si creerebbe un precedente drammatico e surreale, il quale potrebbe fornire un mostruoso trampolino giudiziario a chiunque, soprattutto se personaggio politico, magistrato o presentatore, per querelare a grappolo chiunque faccia poco gradita menzione del suo nome.
Immaginiamo ad esempio, sempre nel nostro ipotetico «paese di Alice», cosa dovrebbe fare il Presidente del Consiglio se seguisse il «metodo Bocchino»: querelare tutta la redazione del Fatto Quotidiano, metà di quella di Repubblica e un buon terzo di quella de La Stampa. Tacciamo per decenza su Micromega e The Economist. Se questo è il concetto di libertà di stampa e di espressione proprio dei futuristi, stiamo davvero allegri...
Qualora venisse legittimata una linea censoria di questo genere i risultati sarebbero facilmente immaginabili: in edicola troveremmo solo il Corriere dei Piccoli, almeno finché cagnolini e castori non facessero una class action contro la Pimpa e i Ronfi.
Giampalo Pansa, giornalista serio che ha sulle spalle più di sessant'anni di cronaca politica, ha liquidato Italo Bocchino come un «politico che non sa stare al mondo» (Libero di oggi), ricordando l'aplomb e la classe con cui reagirono tutti i politici che egli attaccò, e con estremo vigore, dalle pagine dell'Espresso e di Repubblica. Uomini come Craxi, Fanfani, Bisaglia, Andreotti, Evangelisti. Ma, come accade nella realtà e non nel paese dei sogni futuristi, è l'uomo che fa lo stile: mai il contrario.
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