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Numero 476
del 22/05/2012
Apocalisse nipponica PDF Stampa E-mail
! di Cristiano Bosco
bosco@ragionpolitica.it
  
sabato 12 marzo 2011

giappone-tsunami-quake-100.jpgUn pomeriggio di orrore. Una catastrofe. L'apocalisse. Sono alcuni dei tanti titoli utilizzati dai media di tutto il mondo, o da testimoni diretti, per descrivere quanto successo nella giornata di venerdì in Giappone, quando il più potente terremoto mai registrato nella storia del paese ha colpito l'isola nipponica, seguito da uno tsunami, provocando morte e distruzione.
La scossa, di magnitudo 8.9, ha causato un impatto devastante su di un'ampia area nel nord est e nella costa orientale giapponese, causando centinaia tra morti, feriti e dispersi, una drammatica conta che aumenta con lo scorrere delle ore, il crollo di decine di edifici, la distruzione di chilometri di coste e innumerevoli altri danni, dal divampare di incendi agli allagamenti diffusi. Immediata la reazione del governo nipponico. Quando il terremoto ha colpito, alle 14.46 ora locale, tutti i ministri si trovavano in una riunione: alle 15.14, aveva già preso forma il quartier generale per le contromisure al disastro, e alle 15.37 si è svolto il primo incontro della neonata task force, alla presenza di tutti i membri dell'esecutivo.
Il primo ministro Naoto Kan ha disposto l'invio di oltre 8 mila elementi delle «jieitai», le forze armate giapponesi, nelle zone colpite dal terremoto, come prima e più immediata fase di un ampio piano di risposta all'emergenza. Il leader nipponico ha dichiarato di voler utilizzare ogni mezzo a sua disposizione per «garantire la sicurezza pubblica e ridurre al minimo i danni», e ha deciso di elaborare un disegno di legge supplementare di bilancio volto a fornire supporto e a ripristinare le aree disastrate. «Chiedo alla gente di agire con calma e di continuare ad ascoltare con cautela le informazioni via televisione e radio», ha affermato Kan in un pubblico messaggio televisivo, nel quale ha anche aggiunto che alcune centrali nucleari hanno interrotto le proprie operazioni, senza però perdite di radiazioni. Sono infatti undici i reattori bloccati automaticamente nelle centrali di Onagawa, Fukushima e Tokai, dai quali tuttavia – come confermato dal Ministro dell'Economia giapponese, non risulta alcuna anomalia successiva al terremoto delle 14.46.
Il Capo di Gabinetto Yukio Edano ha reso noto che numerosi paesi hanno offerto il proprio aiuto – alcuni anche pubblicamente, come riportato dalle agenzie, quali Stati Uniti, per voce dello stesso Presidente Obama, Cina, con un gesto diplomatico senza precedenti nelle relazioni tra le due nazioni, e poi Australia, Taiwan, Corea del Sud e Russia – ma che il governo ha finora fatto il possibile basandosi sulle proprie forze. In attesa del dispiego degli ottomila soldati, la più grande forza mai impiegata dal Giappone per interventi di emergenza, il primo ministro Kan tende la mano all'opposizione: in una riunione con il leader del Jiyū-Minshutō (Partito Liberal Democratico) Sadakazu Tanigaki con e altri elementi di spicco della minoranza, Kan ha esortato gli avversari politici a collaborare con l'amministrazione guidata dal suo Minshutō (Partito Democratico) per gestire insieme e senza divisioni la risposta al disastro, un'offerta ben accolta dai rivali. «I nostri cuori sono rivolti ai nostri amici in Giappone e in tutta la regione», ha affermato pubblicamente il Presidente americano Barack Obama nelle ore successive al terremoto, «e saremo al loro fianco nella ripresa e nella ricostruzione dopo questa tragedia».
L'inquilino della Casa Bianca si è detto sicuro che il Giappone si riprenderà con successo dal disastro potenzialmente «catastrofico», e ha offerto le proprie condoglianze alle famiglie di coloro che hanno perso la vita nella giornata di venerdì. Nel frattempo, mentre si intensificano gli sforzi per rispondere allo stato di emergenza di queste ore, sale la preoccupazione per l'eventuale fuga di materiali radioattivi dalle centrali nucleari ferme – come confermano alcune voci relative alla stazione di Fukushima – e per possibili future scosse. «Stiamo operando consapevoli del presupposto che questo è il peggior terremoto di sempre», ha dichiarato il Capo di Gabinetto Edano. «Faremo del nostro meglio per effettuare operazioni di salvataggio e prevenire ulteriori danni».
Ciò che, più di ogni altra cosa, nei momenti successivi all'evento disastroso, è emersa agli occhi di tutti gli osservatori occidentali, è stata l'incredibile – per certi versi sconvolgente, al confronto di analoghi episodi accaduti altrove – prova di fermezza e calma con cui l'intera nazione giapponese, Primo Ministro su tutti, ha affrontato una delle peggiori catastrofi naturali della sua storia. Se da una parte sono state le rigidissime regole relative alla costruzione di edifici a fare la differenza (le case e i palazzi realizzati nel pieno rispetto dei codici anti-sismici, infatti, hanno retto l'impatto e, di conseguenza, salvato migliaia di vite), dall'altra colpiscono l'enorme preparazione e la puntuale prontezza delle istituzioni, e del popolo, a fronteggiare le avversità, a prescindere dalla loro entità. Un po' per il retaggio culturale e religioso, l'eroico coraggio di una nazione che, come i propri antenati guerrieri, considera la morte come null'altro che una parte della vita stessa e quindi che si può incontrare in ogni momento, una familiarità con la morte tipica dei samurai («Un popolo di samurai che sfida la paura», ha intitolato non a caso Il Giornale). Un po' per salutare prevenzione, in uno degli Stati più soggetti a fenomeni sismici («I giapponesi vivono nell'ombra di una minaccia costante», scrive il Daily Telegraph), dove l'eventualità di un terremoto è tutto fuorché remota, e dove i disastri del passato, oltre a plasmare la mentalità di un popolo, ne hanno anche influenzato – necessariamente – l'architettura.  



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