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Numero 476
del 22/05/2012
Libia. Il sì dell'Onu alla «no fly zone» PDF Stampa E-mail
! di Gerardo Cervone
cervone@ragionpolitica.it
  
venerdì 18 marzo 2011

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Ponendo fine agli indugi che avevano caratterizzato negli ultimi giorni le contrastanti posizioni della comunità internazionale di voler evitare qualsiasi forma di coinvolgimento nella crisi libica, c’è stata una improvvisa accelerazione sulla linea interventista. Grazie soprattutto all’iniziativa del governo francese gli Stati Uniti sembrano aver metabolizzato l’esigenza di un immediato intervento militare che salvi i civili inermi e ponga finalmente fine alla lunga tirannia di Gheddafi. La Francia, dopo una lunga maratona negoziale, è riuscita a mettere a punto una bozza di risoluzione da sottoporre al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per essere subito votata.

La risoluzione, che è stata approvata la scorsa notte da 10 Paesi, cinque astenuti e zero contrari, prevede l’autorizzazione ad intraprendere «tutte le misure necessarie per proteggere i civili in Libia, tranne l’occupazione». Gerard Araud, ambasciatore francese alle Nazioni Unite, precisa a tal proposito che nel testo che abbiamo appoggiato sono contemplate una serie di misure che possono andare oltre la classica no fly zone.Anche l’amministrazione Obama aveva fortemente auspicato che il Consiglio autorizzasse un’ampia gamma di interventi militari contro le forze del colonnello, sostenendo che la sola no-fly zone sarebbe insufficiente.

Intanto la Lega Araba ha fornito conferma circa la disponibilità di Paesi arabi (tra cui Qatar ed Emirati Arabi Uniti), nel voler partecipare militarmente al blocco dei voli sui cieli libici. Ad essere cambiata la posizione di alcuni membri che detengono il diritto di veto, più possibilista verso una risoluzione, si era capito dalle dichiarazioni rilasciate in settimana dal rappresentante permanente di Mosca all’Onu, Vitaly Ciurkin, che aveva sottolineato l’importanza di inserire un appello ad entrambi le parti, sia verso i militari di Gheddafi sia rivolto ai ribelli di Bengasi, per un cessate il fuoco immediato. Infatti, Russia e Cina avrebbero potuto esercitare il diritto di veto, bloccando il via libera alla risoluzione dell’Onu, mentre il fatto che si siano semplicemente astenute è un dato di enorme rilevanza.

Intanto la situazione sul terreno sembra imboccare la strada verso la soluzione finale favorevole alle truppe lealiste vicino al regime, pronte a sferrare l’attacco decisivo. Gheddafi ha annunciato, in un discorso alla tv di Stato, che i suoi miliziani attaccheranno Bengasi, la roccaforte dei ribelli, minacciando di non aver pietà per nessuno. La stessa tv libica ha inoltre riportato che presso l’aeroporto di Bengasi sono avvenuti scambi di colpi di arma da fuoco ed esplosioni in seguito ai bombardamenti compiuti dai raid aerei. Di fronte all’ultimatum del rais per la resa di Bengasi appare più plausibile che, in corrispondenza del via libera dell’Onu, francesi e inglesi sferrino con immediatezza attacchi aerei mirati sulle postazioni militari libiche, senza voler attendere le decisioni della Nato, alle prese con posizioni divergenti ad appoggiare un intervento manifestate da Germania e Turchia. Il Ministro degli esteri francese, Alain Juppe, in una pausa dei lavori al Palazzo di vetro delle NU, ha confermato tale eventualità di un intervento immediato riferendo ai giornalisti «ci stiamo preparando ad agire».

Gheddafi ha però prontamente respinto le minacce di intervento internazionale affermando «Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu non ha mandato. Noi non riconosciamo le sue risoluzioni». Il Colonnello ha aggiunto che ogni tipo di azione militare sarà interpretata come una «colonizzazione senza giustificazione» e potrebbe avere “gravi ripercussioni”. Il Ministro della Difesa di Tripoli, facendo sponda alle parole del rais, è andato anche oltre minacciando attacchi se ci saranno azioni militari contro la Libia. Il Mediterraneo ha detto il Ministro affronterà un pericolo per un lungo periodo affermando «Qualsiasi attacco straniero alla Libia esporrà tutto il traffico aereo e marittimo nel Mar Mediterraneo al pericolo e le strutture civili e militari diventeranno obiettivo al contrattacco libico».




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Commenti (2)
1. 19-03-2011 23:27
Libia
Nel modo più assoluto l'Italia se ne deve stare fuori!!sono affari di Francia e Inghilterra
Scritto da Marino
2. 19-03-2011 23:24
NESSUNO
RITENGO CHE PER GLI ITALIANI EVENTUALI BOMBE SU GEDDAFY SIANO UNA SCIAGURA SPECIE PER ITALIA.I TRIBALI VOGLIANO SOLO SOSTITUIRE IL RAS. OBAMA HA SBAGLIATO TUTTO E NON E', CAPACE NEANCHE DI CHIEDERE A CHE SA DI PIU'.LA CLINTON IDEM
Scritto da VINCENZO

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