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Numero 476
del 22/05/2012
Quando il Tar bacchetta il Csm... PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
natale@ragionpolitica.it
  
giovedì 24 marzo 2011

giustizia_processo.jpgL'età pensionabile, per i magistrati italiani, scatta al compimento dei settant'anni. Questo stabilisce la legge, con una sola, ben specifica deroga prevista dalla legge 133 del 2008 e recepita il novembre dello stesso anno da una apposita «circolare sul trattenimento in servizio dei magistrati oltre il settantesimo anno di età». Quanti volessero posticipare di cinque anni il proprio pensionamento devono tassativamente presentare apposita domanda tra i 24 e i 12 mesi prima del compimento dei 70 anni. Non sono previste eccezioni ulteriori di nessun genere.

Ebbene, pare che siano numerosi (quasi quaranta), i magistrati che hanno «dimenticato» di festeggiare il proprio compleanno per diverso tempo, tanto da aver presentato domanda di post-pensionamento fuori termine di parecchi mesi. Ne sa qualcosa Vittorio Borraccetti, esponente di spicco di Magistratura Democratica e membro togato del Csm, dichiarato decaduto dall'ordine giudiziario da una sentenza con la quale il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato da Carlo Fucci, sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere, soggetto che, a norma di legge, avrebbe dovuto fin dall'estate scorsa sedere al Csm al posto di Borraccetti.

La faccenda inizia a gennaio dello scorso anno, quando Borraccetti, ormai sessantanovenne, decide di fare domanda per il posto di procuratore generale a Milano. Troppo tardi si accorge il giudice Vittorio che l'imminenza del termine obbligatorio di pensionamento lo porrebbe automaticamente su un binario morto. Ma - et voilà - ecco arrivare il pronto soccorso democratico: Borraccetti presenta comunque domanda il 18 gennaio 2010, probabilmente perché rassicurato dagli amici di corrente. Esattamente due giorni dopo, infatti, il Csm approva una delibera per sanare transitoriamente tutte le situazioni di manifesta violazione della disciplina sul post-pensionamento fino al 4 novembre 2010. Per dissipare ogni dubbio riguardo al fatto che potesse trattarsi di una leggina ad personam, ovvero volta a favorire illegittimamente solo Borraccetti, il Csm decide che questa sanatoria in piena regola riguardi retroattivamente tutte le posizioni irregolari a partire dal 2008.

Ora, se da un lato non possiamo che accogliere positivamente la sentenza del Tar del Lazio, che contribuisce a rimettere un poco d'ordine nel marasma autocratico caratteristico di Palazzo dei Marescialli, dall'altro ci chiediamo quali possano essere stati i meriti di servizio di così tanti soggetti «smemorati» (Mario Almerighi, Francesco P. Amura, Vittorio Frascherelli, Mario Natalino Iapaolo, Franco Morano, Aldo Petrucci, Bartolomeo Quatraro, Claudio Rodà e Salvatore Sinagra, per citare i più noti), meriti tali da spingere addirittura il Csm a prodursi in una poco credibile e assai poco giuridicamente sostanziata sanatoria erga omnes. Che ci sia una certa «identità correntizia» tra i soggetti beneficati? Mah...




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Commenti (1)
1. 24-03-2011 11:50
Quando il Tar bacchetta il Csm...
mi voglio augurare che con la riforma della magistratura venga eliminati anche questi vergognosi privilegi della casta perchè a loro è permesso di restare al lavoro oltre i 65 anni?
Scritto da bruno giulio mario gaudino

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