I 28 Alleati hanno finalmente trovato un accordo per assumere sotto l’egida della Nato la messa in atto di «tutti gli aspetti» della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che autorizza a prendere «le misure necessarie» per proteggere i civili in Libia. L’Alleanza Atlantica sarà quindi responsabile non solo dell'applicazione della no fly-zone e dell'embargo navale, compiti già assegnati nei giorni scorsi alla Nato, ma anche le operazioni di attacco al suolo a difesa dei civili, finora competenza esclusiva della cosiddetta «coalizione dei volenterosi» guidata dagli Usa, cui hanno partecipato anche in prima battuta Francia Gran Bratagna, oltre Canada e Italia.
Con il passaggio del comando delle operazioni dalla coalizione alla Nato cambia anche il nome dell'operazione militare in Libia: da Odyssey dawn (Odissea all'alba) a Unified protector (Protezione unificata). «Unified protector» è meno evocativo di «Odissea all'alba», ma forse è stato scelto perché chiarisce subito che lo strumento di protezione (della popolazione civile) è unico e unito. Proprio come l'ombrello della Nato, sotto il cui comando politico e militare si condurranno a partire dalle prossime ore tutte le operazioni militari in Libia. A conferma di tale linea d’azione, un portavoce dell’Alleanza ha fatto sapere che la protezione dei civili libici rimane, per ora, l'obiettivo primario. La missione è stata posta sotto il comando del generale di divisione canadese Charles Bouchard che guiderà da Napoli le forze Nato e non Nato.
Con l'approvazione dei nuovi piani militari è prevista l’estensione di una «no fly-zone plus», cioè sarà varata una intensificazione delle operazioni con più aerei in campo, tra i 5 e i 10 Awacs, 10-15 velivoli da rifornimento e una decina di caccia. Gli ambasciatori non entreranno nel merito - hanno precisato le fonti - della «cabina di regia» politica che sarà discussa, martedì a Londra, da 35 ministri degli esteri dei Paesi, inclusi quelli arabi, che partecipano alle operazioni e che si costituiranno in «gruppo di contatto». A questa cabina di regia, la Francia vorrebbe affidare il «pilotaggio politico». Il ministro degli esteri Franco Frattini ha escluso che esisterà una cabina di regia, «tanto meno a due» (Francia-Gb).
L’affidamento delle operazioni alla Nato rappresenta per l'Italia un momento di grande soddisfazione, visto che all'interno della «coalizione dei volenterosi» molto forti erano state le pressioni italiane affinché il comando passasse sotto la supervisione del Patto atlantico. Nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa il ministro degli Esteri Frattini ha inoltre sottolineato la necessità di porre fine alla ripartizione delle operazioni militari sotto i tre diversi comandi italo-americano, britannico e francese.
Proprio il rapporto con la Francia rimane la vera questione diplomatica, soprattutto in vista del vertice di martedì a Londra dove si decideranno le linee politiche che guideranno questa nuova fase del conflitto. Nelle ultime ore la diplomazia italiana ha lavorato per cercare di tirare dentro la Germania con lo scopo, a detta del nostro ministro, di impedire una frammentazione della «volontà europea» in questo difficile momento. Si parla infatti di una proposta italo-tedesca che fissi come obiettivi primari il cessate il fuoco e la costruzione di un corridoio umanitario permanente da realizzare con l'aiuto della Turchia.
Intanto la situazione sul terreno, dopo la riconquista di Agedabia, Brega, Uqayla e Bin Jawad e dopo aver ripreso il controllo dei principali centri petroliferi di Ras Lanuf, Marsa el Brega e Tobruk, volge a favore dei ribelli libici, che proseguono nell'avanzata verso Sirte, città natale di Muammar Gheddafi. Un convoglio di 20 mezzi militari e dozzine di civili sono stati visti lasciare la città, diretti verso Tripoli. Fino a ora i ribelli non erano mai riusciti a raggiungerla e si erano fermati a Ben Jawad, a meno di 200 chilometri a est. Sirte, capoluogo della municipalità è l'equivalente di una regione italiana, che confina a nord-ovest con quella di Misurata, è considerata infatti la roccaforte del Colonnello.
I campi petroliferi riconquistati nelle ultime 48 ore consentiranno ai ribelli di «produrre almeno 100.000, 130.000 barili al giorno, e possiamo facilmente arrivare ad un ritmo di 300.000», ha detto Ali Tarhoni, responsabile per gli affari economici dei ribelli. A Ras Lanuf, considerato il secondo sito strategico per il settore energetico libico, c'è una raffineria da 220.000 e numerosi depositi di petrolio e gas. L'altra città conquistata, Marsa el Brega, è invece sede di un importante terminal per l'export. Tobruk, altro centro petrolifero del Paese, è rimasto invece nelle mani dei ribelli sin dall'inizio della rivolta contro Gheddafi. I ribelli libici hanno intanto raggiunto un accordo con il Qatar per l'esportazione del petrolio delegando all'emirato la commercializzazione del greggio dell'est del Paese. Lo riferisce un esponente dei ribelli: «Il prossimo invio è previsto in meno di una settimana».
Condividi questo articolo      
|