L'onorevole Maurizio Paniz (Pdl), avvocato, è membro della Commissione Giustizia della Camera, della Giunta per le autorizzazioni e del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa. E' autore della norma sulla cosiddetta «prescrizione breve» in discussione alla Camera, che egli illustra in questa intervista rilasciata al nostro giornale.
Onorevole Paniz, chi critica politicamente questa proposta parla di una mossa per risolvere un problema giudiziario del Presidente Berlusconi. Che cosa risponde a chi parla di «legge ad personam»?
La mia proposta sulla cosiddetta «prescrizione breve» non è una proposta di legge «ad personam», ma solo un atto di civiltà giuridica. L'attuale norma dell'art. 161 del codice penale distingue, quanto ai tempi di prescrizione aggiuntiva, cioè idonei ad allungare il corso dei processi dopo la naturale scadenza del termine di prescrizione originario, tre categorie di persone: 1) gli incensurati ed i recidivi, per i quali prevede un aumento di 1/4 del tempo base; 2) i recidivi infraquinquennali, per i quali prevede un allungamento di 2/3 del tempo base; 3) i delinquenti abituali per i quali prevede un allungamento di 2/3 del tempo base. Io ritengo che sia sbagliata nella parte in cui unifica gli incensurati ed i recidivi in un'unica categoria, perchè rappresentano due tipologie di persone da non trattare nello stesso modo, avendo una diversa «prognosi di delinquenzialità», così come è diversa quella dei recidivi infraquinquennali e dei delinquenti abituali. Avrei potuto allungare i tempi della prescrizione per tutti, partendo dall'attuale limite inferiore, ma avrei legittimato la durata di un processo ad oltre 30 anni, il che è incivile in un Paese serio, oppure ridurre leggermente l'allungamento del tempo per gli incesurati. E' ciò che ho fatto, portandolo da 1/4 ad 1/6 del tempo base. Il Presidente Berlusconi non trarrà alcun beneficio pratico, perchè il «processo Mills» si prescrive comunque a gennaio 2012 e da qui ad allora è impensabile la trattazione di ben tre gradi di giudizio, visto che in 11 anni non si è ancora arrivati al merito del processo di primo grado. Per gli altri suoi processi ridurre di sei mesi una tempistica di molti anni a disposizione per completarli non produce alcun effetto pratico.
Passiamo dalle critiche politiche a quelle tecniche. Secondo l'UCPI (Unione Camere Penali Italiane), con questo provvedimento la prescrizione non trova più la sua corretta giustificazione nel trascorrere del tempo, legando sempre di più il giudizio e la pena al profilo del reo e dividendo il mondo fra i buoni (gli incensurati) e i cattivi (i recidivi). Qual è il suo giudizio a riguardo?
L'osservazione dell'Unione delle Camere Penali sarebbe corretta se già oggi, come sopra ho precisato, non vi fosse una valutazione sulla soggettività dell'imputato, che invece è prevista tra incensurati e recidivi, recidivi infraquinquennali e delinquenti abituali. La differenziazione soggettiva è in vigore da vari anni, nessuno ha mai obiettato alcunché sul piano della legittimità costituzionale e sono state pronunciate decine di migliaia di sentenze che hanno tenuto conto di questa ripartizione. Distinguere tra incensurati e recidivi significa solo tener conto della reale «prognosi deliquenziale» delle persone e porsi nel filone già ampiamente considerato nel sistema giustizia.
Secondo altri critici la riduzione del termine di prescrizione avrà inevitabilmente ricadute sul funzionamento del sistema giudiziario, incrementando il numero dei processi destinati a svolgersi inutiliter perché i termini di prescrizione appaiono troppo brevi per consentire il dispiegamento delle potenzialità effettive del sistema giudiziario, in particolare per i reati con pena edittale stabilita nel massimo fino a sei anni. Che cosa risponde a questa obiezione?
Il sistema giustizia deve essere in grado di trattare e concludere i processi nell'arco degli anni a disposizione del giudice, che, oggi, per i reati con pena edittale stabilita nel massimo fino a 6 anni, permettono di arrivare alla sentenza in una buona decina d'anni: penso si tratti di un tempo più che utile per far sapere ad un cittadino se è colpevole od innocente. Tenerlo più tempo sulla graticola dell'incertezza significa violare il rispetto che è dovuto anche ad una persona imputata. E' necessario che i pubblici ministeri ed i giudici riescano a completare la valutazione sulla responsabilità o meno dei cittadini in tempi più brevi rispetto a quelli attuali, perchè la lungaggine della giustizia è il peggior male dal quale è afflitto il sistema italiano.
Ci può spiegare in che cosa consiste la clausola di monitoraggio prevista all'articolo 7 del provvedimento?
Si tratta soltanto di verificare, per poter porre tempestivamente rimedio quanto a uomini e risorse, se vengono rispettati dei criteri indicativi di durata dei procedimenti, senza che ciò comporti alcuna conseguenza sul processo e sul suo esito e senza che vi sia una automatica conseguenza disciplinare sul magistrato.
Quali ulteriori passi bisognerebbe fare, a suo avviso, per riformare la giustizia italiana e renderla più efficiente?
Riformare le circoscrizioni giudiziarie e renderle più adeguate alla distribuzione della popolazione in Italia; intervenire nei confronti di chi non fa il proprio dovere con sanzioni tempestive ed adeguate; semplificare il percorso giudiziale che, sia in sede civile che in sede penale, nel rispetto di un doveroso garantismo, è comunque fortemente ricco di possibili ostacoli alla rapida trattazione dei processi.
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