freccia_long
Numero 476
del 22/05/2012
Costa d'Avorio. Quale giustizia? PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
martedì 05 aprile 2011

costa_davorio.jpgLa crisi post elettorale in Costa d'Avorio, iniziata all'indomani del ballottaggio per le presidenziali del 28 novembre 2010, rischia di diventare la più cruenta e devastante dall'inizio del secolo. Considerato quel che sta accadendo nel frattempo in altri Stati - le legislative appena rimandate in Nigeria, il Benin andato al voto pur mancando le schede elettorali di 1,3 milioni di cittadini su una popolazione di nove milioni - si deve convenire che in Africa spesso le apparenze di democrazia non superano il test delle urne.

Le presidenziali ivoriane avrebbero dovuto concludere il processo di pacificazione e riunificazione del Paese, diviso in due dal settembre 2002: il nord in mano a Forze Nuove, lo schieramento antigovernativo che aveva tentato e fallito un colpo di Stato, e il sud controllato dal presidente Laurent Gbagbo, con una missione Onu (la Onuci) come forza di interposizione sul confine per impedire scontri. Invece hanno riaperto la crisi nel modo più drammatico. Entrambe i candidati, Gbagbo e lo sfidante Allassane Ouattara, sostenuto da Forze Nuove, sono stati infatti dichiarati vincenti: dapprima Ouattara, nominato dalla Commissione elettorale indipendente, che però aveva perso la facoltà di farlo avendo superato i tempi previsti dalla Costituzione per comunicare i risultati, e poi Gbagbo, proclamato vincitore dal Consiglio costituzionale, organo supremo a cui in base alla Costituzione spettava a quel punto l'incarico di rendere noti i risultati. Il Consiglio aveva giustificato il ribaltamento dell'esito elettorale con la constatazione che nel nord si erano verificate irregolarità tali da invalidare il voto in ben sette distretti. Tra l'altro, in molti seggi risultavano più votanti che aventi diritto, e in 120 il presidente Gbagbo non aveva ricevuto nemmeno una preferenza. Probabilmente anche al sud i brogli non erano mancati, ma in favore del presidente. Inoltre non è un segreto che la Commissione è schierata con Ouattara, mentre il Consiglio è vicino a Gbagbo.

In altre parole, i tempi non erano ancora maturi. Benché rimandate già sei volte e senza dubbio necessarie, meglio sarebbe stato rinviare ancora le presidenziali piuttosto che svolgerle senza garanzie di un corretto andamento. Invece si è arrivati al voto senza che fossero soddisfatte due condizioni fondamentali, giustamente poste dagli accordi di pace del 2007, firmati nella capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, con la mediazione del presidente burkinabé Blaise Compaoré. La prima era il disarmo di tutte le milizie irregolari, sia quelle armate da Forze Nuove sia quelle filogovernative, i Giovani Patrioti, e il loro inserimento nella vita civile o nei ranghi delle truppe regolari: un processo indubbiamente difficile e complicato che, come indicano i fatti delle ultime settimane, non è stato completato. La seconda condizione era che si svolgesse un censimento e che venisse compilato un accurato registro degli aventi diritto al voto. Ma neanche questa operazione è stata ultimata se, come risulta dai dati forniti dalla Commissione elettorale, su quasi 22 milioni di abitanti quelli registrati e ammessi al voto sono stati solamente 5,6 milioni.

A peggiorare le cose, Francia, Nazioni Unite, Unione Europea e via via altri Paesi si sono schierati con Ouattara: una decisione a dir poco avventata, sia per l'impossibilità di accertare chi abbia realmente vinto, sia perché è stato ignorato quanto stabilito da un organo importante qual è il Consiglio costituzionale ivoriano, sia, infine, perché in casi del genere, quando due candidati rivendicano la vittoria ed è impossibile stabilire chi ha ragione, l'esperienza ha insegnato che l'unica via praticabile per evitare stragi di civili e il collasso dell'economia è la costituzione di un governo di unità nazionale, anche se purtroppo espressione non di un programma di governo condiviso dalle diverse componenti politiche, ma piuttosto di un'intesa tra le parti per spartirsi ministeri, seggi parlamentari e cariche pubbliche ad ogni livello. D'altra parte, anche così, un governo di unità nazionale ha quanto meno il merito di dare voce e opportunità a tutti, creando le condizioni di stabilità necessarie per successivi sviluppi positivi.

In questi ultimi giorni, armate dalla Francia e rinfoltite con l'arrivo di militari e di mercenari provenienti dai Paesi vicini - Nigeria, Mali, Burkina Faso - le milizie di Ouattara, le Forze Repubblicane, hanno conquistato le principali città, incluse la capitale politica Yamoussoukro e la città portuale di San Pedro, e hanno raggiunto la capitale economica Abidjan, cingendo d'assedio i palazzi del potere, dove il presidente Gbagbo è asserragliato, intenzionati a sferrare l'attacco finale e conquistare il Paese. Hanno lasciato dietro di sé centinaia di vittime civili, case e granai incendiati, centinaia di migliaia di disperati in fuga. Nella sola città di Duekoué i morti sarebbero quasi 1.000.

I sostenitori di Gbagbo affermano che la Francia, ex potenza coloniale, sta tentando un colpo di Stato. Che Parigi non ami Gbagbo non è una novità fin da quando, nel 2000, vinte le presidenziali, Gbagbo ha annunciato di voler rinegoziare i rapporti commerciali senza più garantire un trattamento preferenziale alla ex madre patria. Nel gennaio del 2003, pochi mesi dopo il tentato colpo di Stato, la Francia aveva organizzato a Linas-Marcoussis, periferia di Parigi, degli incontri tra esponenti del governo e di Forze Nuove, avanzando l'inaccettabile proposta di un governo di unità nazionale in cui a Forze Nuove fossero assegnati il ministero della Difesa e quello degli Interni: il che significava in pratica consegnare all'opposizione esercito e polizia e quindi il controllo del Paese. Poi aveva inviato una missione militare, la Licorne, che nel novembre del 2004, dopo uno scontro con le forze governative costato la vita a otto militari francesi, aveva distrutto a terra la flotta aerea ivoriana e posto sotto assedio le residenze governative, puntando le armi contro il palazzo presidenziale di Abidjan. Infine aveva sparato ad altezza d'uomo sulla popolazione accorsa in difesa del presidente, facendone strage.

La storia si ripete in queste ore. Il presidente francese Sarkozy ha dato ordine alla Licorne di attaccare le truppe fedeli a Gbagbo. Raid aerei condotti dalla Licorne e dalla Onuci stanno bombardando la residenza presidenziale e obiettivi militari governativi ancora in mano al presidente. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban ki-moon, giustifica l'azione come necessaria per proteggere la popolazione. Corre voce che la residenza presidenziale sia stata espugnata. Il portavoce di Alassane Ouattara ha dichiarato alla stampa che Gbagbo verrà consegnato alla giustizia. C'è da domandarsi: quale giustizia?




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Commenti (2)
1. 07-04-2011 06:25
Francia
Ma la Francia ancora insiste a dettar legge nelle sue ex colonie? Lo vuol capire che gli Africani non hanno più l'anello al naso e vogliono essere i padroni del loro destino e delle loro materie prime. "Gbagbo ha annunciato di voler rinegoziare i rapporti commerciali senza più garantire un trattamento preferenziale alla ex madre patria" come osa ribellarsi alla "Grandeur"...
Scritto da Cesare Infedele
2. 14-04-2011 23:01
ex colonie
Gbagbo ha osato ribellarsi alla Francia. E giù botte...guai a contraddire la "Grandeur".
Scritto da Cesare

Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata