Il fronte nordafricano e le operazioni belliche in Libia fanno riflettere sull'evoluzione che il diritto internazionale sta vivendo dalla fine della guerra fredda ad oggi. Una modificazione degli equilibri internazionali i cui risvolti peseranno non solo sul Medio Oriente. L'America Latina riflette e si interroga su cosa implicherà tutto ciò per il Cono sudamericano, per la propria stabilità regionale ed interna. Se l'allineamento di Chávez e Castro al fronte anti interventista appare quasi naturale, soprattutto per il rapporto personale che i due leaders hanno con il raís, le ultime dichiarazioni della presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner hanno palesato che il gruppo del no raccoglie nuovi sostenitori.
Mentre il presidente venezuelano aveva difeso a spada tratta Gheddafi sin dai primi giorni della rivolta, quando aleggiava il sospetto della repressione governativa, poi concretizzatosi in realtà, la sua omologa argentina si era trincerata dietro un silenzio stampa, interrotto soltanto pochi giorni fa. In una conferenza congiunta tenutasi il 29 marzo nella sede presidenziale di Casa Rosada, la Kirchner ha affermato: «Quando osservo il mondo che risolve le proprie questioni a suon di bombardamenti, mi sento orgogliosa di essere dell'America del Sud».
Le parole critiche della presidentessa argentina piovono sul capo di Obama a poche settimane dalla chiusura del suo tour latinoamericano, che ha destato più scontento che acclamazioni per l'«uomo nuovo» della Casa Bianca. «In nome della libertà, della democrazia, bombardano, invadono, finiscono e distruggono. Neanche la conquista spagnola arrivò a tanto. Quello era un impero che conquistava, non andava parlando di democrazia. L'impero portoghese non venne a parlare di democrazia. Questi no. Giungono bombardando, massacrando, in nome della democrazia. È il colmo del cinismo». Così Fernanda Kirchner ha risposto alle domande dei giornalisti che le chiedevano che cosa pensasse della situazione libica e dell'intervento armato della coalizione dei volenterosi. «Il petrolio libico è quello che alimenta soprattutto l'Europa, perché non ha una sola goccia di petrolio nelle sue riserve naturali. Questo è l'obiettivo».
Il diritto internazionale non trova spazio nelle affermazioni dei leaders latinoamericani. Il vero assente di questa pagina di storia è proprio lui, privato della propria essenza impositiva, denigrato nella propria applicazione, snaturalizzato. Il timore che aleggia nel continente latinoamericano non è la disapplicazione del diritto internazionale: ciò che intimorisce è il poter essere la futura Bengasi, è che la discrezionalità nell'applicazione del concetto di «ingerenza umanitaria» possa configurarsi nelle repressioni governative castriste, nell'anarchia delle favelas brasiliane, nella res nullius di Ciudad del Este, nello Stato senza Stato messicano. Servirebbe una riflessione comune, condivisa, internazionale. Timori di certo fondati, anche se il disinteresse aleggiante nelle stanze dei bottoni statunitensi ed europee verso l'America Latina non fanno certo pensare a questa eventualità.
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