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Numero 476
del 22/05/2012
Portogallo: cronaca di un bailout PDF Stampa E-mail
! di Ylenia Citino
citino@ragionpolitica.it
  
mercoledì 13 aprile 2011

portugal-socrates-100.jpgFugato ogni dubbio di circostanza, le autorità politico-economiche di Lisbona si sono trovate davanti a un irrimediabile cul-de-sac: chiedere aiuto per non rischiare il default. E così, in una riunione informale tenutasi nella capitale fra esperti del Fondo Monetario Internazionale e funzionari della Commissione Europea e della Banca Centrale Europea, le fazioni politiche portoghesi hanno messo da parte i bollori per convenire sull'opportunità e le modalità del tanto esecrato bailout.

Ammonta a 80 miliardi di euro la somma potenzialmente necessaria per il salvataggio, un gesto di responsabilità per stabilizzare la situazione statale ed europea. Lo ha affermato la settimana scorsa Olli Rehn, commissario Ue agli affari economici e monetari. È da questa stima preliminare che partiranno le future negoziazioni. L'ultima volta che il Portogallo è sopravvissuto, grazie all'ala protettiva del Fmi, risale al 1983, periodo in cui fu possibile il ritorno alla normalità solo dopo draconiani piani di austerità. Ma questa volta gli esiti non sono così scontati. Il batti e ribatti fra governo dimissionario e opposizione, in vista delle elezioni politiche del 5 giugno, sta rendendo molto vischiosi i processi decisionali, in una congiuntura che, invece, imporrebbe prontezza e immediatezza di scelta.

I socialisti, invero, fanno di tutto per non vedersi imputata la responsabilità della crisi del debito. Eppure il loro fallimento in una massiccia consolidamento del fisco ha condotto il Portogallo a un punto di non ritorno. È emerso, così, che il deficit effettivo si attestava all'8,6% del Pil, rispetto ad un programmato 7,3%. Dopo il rifiuto delle conseguenti misure di austerità da parte del Parlamento, vicenda che ha scatenato la crisi politica, Socrates e i suoi sono diventati consapevoli della necessità di dover scendere a patti con i socialdemocratici di Passos Coelho, coinvolti nelle negoziazioni ufficiali sul bailout del prossimo lunedì.

Proprio Coelho, leader dell'opposizione di centro-destra, è dato per vincente dai sondaggi nelle prossime elezioni. Egli appoggia con fervore la realizzazione di opere infrastrutturali e maestosi interventi di privatizzazione, come per la Caixa Geral De Depositos, una delle maggiori banche portoghesi. Per contro, Socrates si indigna, sostenendo che «consegnare la Caixa Geral nelle mani dei privati» farebbe del Portogallo la prima nazione al mondo a privatizzare una banca pubblica in tempo di crisi. Bisogna tenere a mente, però, che l'elevato debito non è assistito da nuove maggiori entrate. Per rimetterlo nei binari occorrerebbe, dunque, creare nuovi posti di lavoro, nuove opportunità. Non aumentare le tasse, che frenano la crescita, ma diminuire le deduzioni dalle tasse dei redditi più alti. Per ora.

Intanto, i bond portoghesi, recentemente declassati a livelli vicini ai junk bond (titoli spazzatura), vedono aumentare a livelli insostenibili i loro rendimenti, facendo temere gli imminenti impegni di rimborso dei titoli. Una prima trance è prevista per il 15 aprile, data in cui Lisbona dovrà restituire i primi 4.2 miliardi di euro. Uno sforzo non da poco, considerato che dovrà onorare l'ulteriore scadenza di metà giugno. Quasi 5 miliardi di euro. Ecco perché si spera che le trattative anti-crisi si concludano entro metà maggio. Privatizzazioni, aggiustamenti fiscali ambiziosi, impensabili misure per aumentare la liquidità e stabilizzare il settore finanziario, sono solo alcuni dei punti chiave su cui discetteranno burocrati e specialisti nei prossimi giorni. Si tratterà di un forte giro di vite per le spese pubbliche, molto di più rispetto a come si pensava solo qualche settimana fa.

Adesso che il Portogallo ha accettato il salvataggio esterno, comunque, si teme che le attenzioni dei mercati si focalizzino su un altro soggetto potenzialmente a rischio: la Spagna. Certo, Zapatero, dopo le iniziali esitazioni, non è rimasto con le mani in mano. Se nell'ultimo anno i rendimenti dei titoli spagnoli hanno imboccato un percorso diverso rispetto a quelli portoghesi, nondimeno c'è il rischio che le scivolate europee arrivino a quota quattro. L'esito della partita, allora, dipende in toto dai mercati finanziari. Speriamo, dunque, che le aspettative (o meglio le paure) degli investitori non si autorealizzino.




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