freccia_long
Numero 476
del 22/05/2012
Il colpo di Stato di Asor Rosa PDF Stampa E-mail
! di Aldo Vitale
vitale@ragionpolitica.it
  
giovedì 14 aprile 2011

asor-rosa1.jpg

Su Il Manifesto dello scorso 13 aprile 2011 l'eminente intellettuale della sinistra più coriacea, Alberto Asor Rosa, ha scritto un editoriale alquanto preoccupante, incoraggiando sostanzialmente al colpo di Stato per abbattere il Governo e la maggioranza di centrodestra. Verso la fine del suo commento Asor Rosa dichiara: «Ciò cui io penso è invece una prova di forza che, con l'autorevolezza e le ragioni inconfutabili che promanano dalla difesa dei capisaldi irrinunciabili del sistema repubblicano, scenda dall'alto, instaura quello che io definirei un normale "stato d'emergenza", si avvale, più che di manifestanti generosi, dei Carabinieri e della Polizia di Stato congela le Camere, sospende tutte le immunità parlamentari, restituisce alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione, stabilisce d'autorità nuove regole elettorali, rimuove, risolvendo per sempre il conflitto d'interessi, le cause di affermazione e di sopravvivenza della lobby affaristico-delinquenziale, e avvalendosi anche del prevedibile, anzi prevedibilissimo appoggio europeo, restituisce l'Italia alla sua più profonda vocazione democratica, facendo approdare il paese ad una grande, seria, onesta e, soprattutto, alla pari consultazione elettorale. Insomma: la democrazia si salva, anche forzandone le regole».

Si possono avanzare alcune osservazioni di carattere giuridico e politico. Sotto il primo versante, si potrebbe ritenere che le parole di Asor Rosa costituiscano un illecito penale: in concreto si tratterebbe di istigazione all'associazione sovversiva e all'eversione dell'ordine democratico, fatti puniti dagli articoli 270 («Chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette e idonee a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato ovvero a sopprimere violentemente l'ordinamento politico e giuridico dello Stato, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni») e 270 bis( «Chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico è punito con la reclusione da sette a quindici anni») del Codice Penale.

Sotto un altro profilo giuridico, ciò che preme rilevare è la curiosa circostanza per cui Asor Rosa possa tranquillamente esprimere questo tipo di idee senza che si integri l'ulteriore reato di propaganda ed apologia sovversiva punita dall'art. 272 del Codice Penale, e ciò in quanto questo articolo del Codice è stato abrogato dall'art. 12 della legge del 27 febbraio 2006 n. 85 (Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione ).

Il paradosso è dunque evidente: Asor Rosa esorta le forze armate ad organizzarsi per un colpo di Stato che salvi la democrazia dal Governo tirannico del centrodestra, quello stesso Governo che abrogando l'art. 272 del Codice Penale, restituisce e garantisce ad Asor Rosa la libertà di pensare una simile e pur malsana idea. Il Governo contro cui Asor Rosa incita il colpo di Stato appare allora molto meno tirannico di ciò che egli vuol far sembrare a tutti.

Sotto l'aspetto più prettamente politico preoccupa che vi sia chi ritiene che una vera democrazia sia tale solo se affidata alle mani dei giudici. Nella Germania nazionalsocialista e nella Russia sovietica la magistratura aveva un grande potere, senza per questo aver reso più democratico il sistema politico nel quale si inscriveva.

Come se ciò non fosse sufficiente, vien da chiedersi come mai Asor Rosa reputi l'attuale Governo e l'attuale maggioranza contrari alla democrazia, posto che sono stati scelti da diversi milioni di italiani in libere elezioni politiche alle quali hanno potuto liberamente concorrere anche altre fazioni politiche ricevendo anch'esse un cospicuo consenso, sebbene minore rispetto a quello ottenuto dalla maggioranza. O forse Asor Rosa, e quanti condividono il suo pensiero, ritiene che vi siano regimi democratici che tali si possono chiamare solo se vincono alcune forze politiche (quelle progressiste), ed altri che tali non sono pur così definendosi in quanto vincono forze non di sinistra?

Egli vorrebbe lasciar intendere, insomma, che la democrazia sia qualcosa di sinistra? Si vorrebbe rispolverare il vecchio stereotipo ideologico, pilastro portante del migliore soviettismo, per cui la democrazia si può realizzare solo se si realizza il socialismo (più o meno reale)?

La miglior risposta ad Asor Rosa proviene dalle parole di un maestro della libertà e della democrazia, cioè Alexis De Tocqueville che così scriveva: «La democrazia e il socialismo non sono solidali l'una con l'altro. Sono cose non solo differenti, ma contrarie. La democrazia estende la sfera dell'indipendenza individuale, il socialismo la restringe. La democrazia dà ad ogni uomo tutto il valore possibile, il socialismo fa di ogni uomo un agente, uno strumento, una cifra. La democrazia e il socialismo non hanno in comune che una parola, l'uguaglianza; ma state attenti alla differenza: la democrazia vuole l'uguaglianza nella libertà e il socialismo vuole l'uguaglianza nella molestia e nella servitù ».

L'arrogante presunzione sulla propria supposta superiorità morale, costituzionale e democratica tipica della sinistra s'infrange come cristalli sugli scogli, dinnanzi alle idee di Asor Rosa, dimostrando con chiarezza che la sinistra italiana è ben lontana dall'essere una moderna e liberale forza progressista, proprio a causa della sua anima ancora profondamente ancorata a paradigmi ideologici del passato (non ancora passato). Una certa sinistra, in cuor proprio, pensa ancora che la democrazia non possa che transitare per la dittatura del proletariato, e che la rivoluzione (o il colpo di Stato) altro non sia che una dolorosa, ma necessaria fase di passaggio.

Asor Rosa mostra in sostanza che le lancette dell'orologio ideale e politico della sinistra italiana sono ancora desolantemente bloccate alla Mosca sovietico-comuinsta. Parafrasando Karl Popper, il quale si riferiva all'Unione Sovietica, si può oggi ritenere che la sinistra italiana, e soprattutto il mondo culturale che intorno ad essa orbita, è «uno spazio intellettuale vuoto».




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Commenti (2)
1. 16-04-2011 15:48
Colpo di Stato
Questo arzillo vecchietto, pieno di prosopopea, si è già preso dell'imbecille dal suo partito (Repubblica). Non vale la pena infierire. Quando cominciano a soffrire di astinenza da parte dei media, dicono e fanno cose indicibili.
Scritto da Olga.Antonelli
2. 17-04-2011 15:27
Dov'è Bersani con il suo "Vergònia"
Prima considerazione che fine a fatto l'obligatorietà dell'azione penale? seconda: vedremo i neo-post-anti-vetero comunisti arrampicarsi sugli specchi per dare giustificazione a dichiarazioni di simile gravità? terza: che fine ha fatto l'ineffabile Segretario PD sempre pronto a declamare con voce stentorea e modulazione romagnola la parola: VERGOGNA! dopo ogni parola di Silvio Berlusconi? Facciamo ricerche in tutte le direzioni.
Scritto da Angelo da Roma

Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata