Sin dai primi giorni della sua ascesa al potere, Fidel Castro si è prefisso l’obiettivo di distruggere la memoria storica dei cubani, grazie a una scrupolosa manipolazione dei mezzi di comunicazioni, tutti a sua completa disposizione, per garantirsi il protagonismo assoluto della vittoria rivoluzionaria. Pochi mesi dopo la sua investitura, Infidel fece credere al mondo intero che la Rivoluzione era stata solo opera dei partigiani, mettendo nell’ombra molte grandi azioni compiute contro la precedente dittatura dal Movimento «26 Luglio» e la «!Resitencia Cívica», che agirono prevalentemente a Santiago de Cuba e La Havana. Con il proposito di sconfessare le affermazioni del gruppo di illuminati (i suoi ex compagni di battaglia) che conosceva la sua vero desiderio ideologico – il potere assoluto – Castro sfruttò abilmente lo slogan: «La nostra Rivoluzione è verde come le Palme”. La palma reale è l’albero più popolare a Cuba. Grazie alla propria capacità di dire quello che non vuole fare, Castro cercava di negare la sua volontà di consegnare la propria anima (e quella di Cuba) al miglior offrente, in questo caso, al muscoloso corteggiatore rosso, l’Urss.
In pochi conoscono la vera indole castrista, mentre molti ignorano quelle storiche bugie che con cadenza Castro ripete al mondo. Quelle riguardanti le promesse incompiute sono state bandite per sempre. «Non c’è comunismo nemmeno marxismo nelle nostre idee, bensì democrazia» (Sierrea Mestra ,1958). «Ci sarà libertà per coloro che si esprimeranno a favore nostro e così per chi lo farà contro di noi» (La Havana, gennaio 1959). Queste sono due menzogne abominevoli. Ce ne sono così tante da poter riempire centinaia di migliaia di pagine. L’inverso avviene con le mezze verità o bugie complete per difendersi dalle critiche rivoltegli per il suo fracasso politico con ossessione goebbelsiana. Per confondere, parla sempre. La mezza verità che Castro ha usato per circa cinquant’anni e che senza alcun dubbio rimane il suo cavallo di battaglia (perché con essa giustifica la violenza, la mancanza di libertà alla quale sottomette il suo popolo e il proprio disastro) riguarda l’embargo americano – che addirittura chiama blocco: un crimine mediatico che continua a lasciar impune l’autore, Castro. La disinformazione castrista è favorita dai pregiudizi e odio di alcuni verso il potente paese del nord e dagli interessi di altri ancora. Prima del 1986 Cuba commerciava liberamente con tutto il mondo, tranne che con gli Stati Uniti, nonostante la merce americana arrivasse comunque a Cuba tramite paesi terzi. Ci chiediamo, è serio ritenere questo gioco un vero embargo?
Cuba non ha più uno scambio commerciale stabile con questi paesi perché non ha pagato il debito contratto con l’Occidente (circa 25 miliardi) e quello con l’ex blocco socialista (di quasi pari valore). Dal 2007, gli Stati Uniti sono diventati il quinto partner commerciale de La Havana (anche lo zucchero viene importato, nonostante Cuba fosse il primo produttore di canna da zucchero). La verità è che il governo castrista è a corto di liquidità per pagare i debiti contratti, senza considerare quello «morale» con il popolo cubano per risarcirlo dall’avergli tolto la dignità, la libertà e in alcuni casi anche la vita. Dunque, perché i difensori dello stratagemma castrista «embargo» non stanno zitti? Sarebbe meglio.La strategia castrista per evitare la distensione con gli Stati Uniti è l’elemento chiave per capire ciò che vorrei dimostrare. Quando nel 1965 si ebbe il primo tentativo per migliorare le relazioni tra i due paesi sotto la presidenza di Lyndon Johnson, Castro rispose al collega americano. Il risultato fu la crisi migratoria che i cubani hanno ribattezzato «Vuelos de la Libertad»: un dramma che si protrasse per ben otto anni (1965-1973). Nel 1980, Castro scatenò un caos con il collega Carter, con la crisi dell’ambasciata del Perù e l’apertura del Porto del Mariel, ad ovest dell’Avana: svuotò i manicomi e le carceri, mandò i peggiori delinquenti e una buona quantità di agenti segreti. Nel 1996 fu la volta di Clinton. Il cadeaux di Castro fu l’invio di decine di migliaia di «balseros». Solo i cubani, tra tutti i disperati ingegnosi del mondo, hanno avuto la fantasia di lanciare nell’oceano i camion-zattere (camionautas). Ai cubani appartiene anche il primato del più alto tasso di suicidi sul carrello di un aereo, nel viaggio verso la libertà definitiva nell’aldilà. I tre presidenti summenzionati hanno cercato la distensione con Cuba, ma Castro, vero maestro della manipolazione, è riuscito a far permanere le tensioni tra le due sponde dell’America. Un arma propagandistica per giustificare la sua permanenza al potere, nonostante il decadimento nel quale ha relegato Cuba. Carter, unico presidente statunitense che aveva visitato l’isola in più di mezzo secolo di dittatura castrista (1998), adesso torna per incontrarsi con il fratello di Fidel, Raul, e altre personalità della società cubana. Senza alcun ritegno, dichiara la sua amicizia con Castro. Dubito molto che l’ex presidente americano possa fare qualcosa per aiutare il popolo cubano a liberarsi delle artigli del suo «oggi amico» -dittatore. La disinformazione è una forma di crimine in più: un crimine mediatico.
La traduzione è a cura di Maria Chiara Albanese
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