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Numero 476
del 22/05/2012
L'Italia dà il via a raid mirati in Libia PDF Stampa E-mail
! di Gerardo Cervone
cervone@ragionpolitica.it
  
martedì 26 aprile 2011

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Il governo italiano da il via libera «ad azioni aeree mirate in Libia», la svolta è arrivata nella giornata di lunedì, in serata, dopo una telefonata tra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Presidente Usa Barack Obama. L'Italia era rimasto l'unico Paese ad effettuare interventi di difesa aerea, rifornimento e ricognizione, non prendendo però parte ai bombardamenti sul territorio libico. Il pressing internazionale su Roma, dopo l'appello lanciato dagli alleati della Nato e dal Segretario Generale Rasmussen alla riunione del Consiglio Atlantico di Berlino del 14 aprile scorso, si era fatto sempre più insistente. La richiesta d'intervento da parte degli Usa sarebbe arrivata addirittura venerdì, quando il premier ha ricevuto John Kerry, Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato Usa, relatore di un messaggio del Presidente Obama.

Il Ministro La Russa si è affrettato a spiegare che la tipologia di impegno che l'Italia sta per assumere non prevede «bombardamenti indiscriminati, ma missioni con missili di precisione su obiettivi specifici», assicurando inoltre che l'obiettivo sarà di «evitare ogni rischio di colpire la popolazione civile». La decisione del premier appare utile agli interessi dell'Italia perché, oltre ad incassare un grande apprezzamento da parte degli Usa, può aprire quella fase di effettiva pressione e condivisione internazionale per indurre il rais a lasciare il potere. Questa sarebbe la vera svolta del conflitto libico per uscire dal pantano che si va profilando, viste le oggettive difficoltà a risolvere la campagna solo con raid aerei mirati a causa dell'inconsistenza militare dei ribelli, che non riescono a contrastare le truppe lealiste sul terreno.

E' questa la logica che ha convinto il presidente Berlusconi a dare il via libera ad un intervento sul territorio libico di natura diversa, sempre insieme agli alleati, venendo anche incontro all'appello della Nato che sta cercando di aumentare proprio quella pressione militare per far desistere Gheddafi dai suoi propositi di bombardamenti indiscriminati delle città ribelli, delle quali Misurata ne è l'esempio più tragico in termini di vittime civili. Berlusconi, a tal proposito, ha infatti convenuto sul fatto che «una pressione supplementare è necessaria per rafforzare la missione di protezione dei civili», e il presidente Obama ha evidenziato il fatto che «il modo migliore per garantire la sicurezza del popolo libico è che Muammar Gheddafi lasci il potere». E l'intesa raggiunta, favorevole ad un maggior coinvolgimento dell'Italia, va incontro anche alle richieste del Cnt di Bengasi manifestate nel recente incontro alla Farnesina, come ha sottolineato lo stesso Ministro Frattini, quale atto di coerenza, dopo il suo riconoscimento.

L'Italia, in vista della prossima riunione del Gruppo di Contatto che si terrà a Roma il 5 maggio, torna a riprendere un ruolo di primo piano sullo scenario internazionale e continua comunque a garantire il suo fondamentale appoggio in termini logistici con le basi rese disponibili, con gli assetti aerei che hanno raggiunto le 150 missioni, a favore prima della coalizione ed oggi a disposizione della Nato in modo da garantire l'applicazione della risoluzione 1973 dell'Onu per l'attuazione della no fly-zone sulla Libia, e senza dimenticare lo schieramento navale di fronte alla Libia che vede la partecipazione dell'Italia con tre navi per garantire l'embargo.




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