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Aprile è stato decantato da molti come il mese del cambio politico a Cuba. Il VI Congresso del Partito comunista cubano si è chiuso con un doppio annuncio: Fidel Castro, il volto della rivoluzione e del regime per più di mezzo secolo, non si presenterà più ad alcuna competizione politica o rivestirà incarico dirigenziale di alcun genere; Raul Castro, fratello del primo e dal 2008 Presidente del Consiglio di Stato cubano, porterà avanti delle aperture economiche e riforme per migliorare lo status delle finanze del paese e le condizioni dei suoi cittadini. Il tutto nel quadro del sistema socialista, correggendo le distorsioni da esso generati in questi oltre cinquant’anni, ma mai per favorire il ritorno del capitalismo.
Una gerontocrazia restia a cedere i propri privilegi che promette innovazioni e cambiamenti senza poi metterle in atto. Così era già successo con il programma politico di Raul, enunciato di fronte all’Assemblea Nazionale nel luglio 2008, dopo essersi insediato alla carica Presidenziale in sostituzione del fratello Fidel. Un programma che ancora attende di essere compiuto, se si escludono quelle piccole – e spesso fallimentari – riforme realizzate. Si pensi alla privatizzazione del settore agricolo (che si è tradotto di fatto nel licenziamento di 500mila impiegati pubblici), la liberazione di molti prigionieri di coscienza e l’installazione della banda larga, che consente l’accesso free ad internet in tutta l’isola (sempre sotto il rigido controllo de la Havana). Una contro-Revolución che sembra prendere sempre più le forme del peggior inganno cui siano mai stati sottoposti i cubani.
Il regime non sembra voler cambiare la propria struttura midollare, negando ancora diritti e libertà ai cittadini cubani. Gli ultimi eventi di cronaca locale, prontamente insabbiati dalle autorità centrali castriste, sembrano spingere in questa direzione. Lunedì, un numero non meglio precisato di persone hanno effettuato l’ennesimo acto de repudio (violenza verbale e fisica) contro Sara Martha Fonseca Quevedo, la sua famiglia e la loro casa, al termine del quale la polizia l’ha prelevata dalla sua abitazione insieme ad altri oppositori, come Angel Juan Moya Acosta. Queste le notizie giunteci da fonti cubane.
La resistenza interna si sta preparando a partecipare a diversi eventi scomodi per il regime tra cui la giornata «Pedro Luis Boitel y Orlando Zapata Viven», il prossimo 13 e 25 maggio. Classe 1970, Sara Martha Fonseca Quevedo è sposata con Julio Ignacio León Pérez - uno degli oppositori più noti a Cuba - dal quale ha avuto due figli. È segretaria del Partito per i diritti umani di Cuba associato alla Fondazione Sajarov, nonchè membro dell’Agenzia per la Transizione Cubana. Una donna impegnata totalmente per la promozione di quelle libertà negate nel suo paese: ne è dimostrazione l’aver abbracciato nel 2008 il Gruppo di Appoggio alle Damas de Blanco. Arrestata innumerevoli volte per il proprio attivismo politico, imprigionata, intimidita, Sara Martha non ha mai abbandonato la causa per cui ogni giorno rischia la vita: la libertà dei cubani. La polizia la considera una delle persone politicamente più pericolose della capitale. La sua colpa: denunciare quotidianamente le nefandezze del regime e della sua dirigenza. La sua tenacia spaventa più di qualunque muro imbrattato, finestre rotte o violenza (fisica e verbale) che i suoi nemici adottano tramite i c.d. actos de rupudio (barbara usanza tipica cubana). La storia di Sara Martha è purtroppo una storia di molti a Cuba. Di tanti che ogni giorno lotta per la propria libertà (non solo a parole) e quella dei propri connazionali. L’apertura alla modernità, tanto paventata dai Castro, è più un miraggio che realtà. Sembra frutto di più che rodata oratoria populista in pieno Castro Style.
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