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Numero 476
del 22/05/2012
LIBIA. MAGGIORANZA SERIA E RESPONSABILE PDF Stampa E-mail
! di Fabrizio Cicchitto
@ragionpolitica.it
  
mercoledì 04 maggio 2011

Proponiamo ai lettori il testo dell'intervento tenuto alla Camera dal presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, nell'ambito della discussione sulla missione italiana in Libia.

cicchitto_pdl.jpgSignor presidente, onorevoli colleghi, su un'unica cosa sono d'accordo con l'onorevole Casini: anche per noi bastava ciò che è stato deliberato il 24 marzo dal Parlamento. Tuttavia è stato il Partito Democratico a presentare una mozione per riaprire la discussione; dopodiché si è diviso al suo interno, al punto tale che ha dovuto fare una nuova versione della mozione stessa, che noi abbiamo letto ieri in una versione, oggi in un'altra. Aggiungo anche che qualora voi foste stati al governo, oggi sarebbe avvenuta, dopo il discorso fatto qui dall'onorevole Di Pietro, la crisi del vostro esecutivo. Tutto ciò implica che bisogna riflettere e non, come ha fatto l'onorevole Bersani, tenere qui un comizio che andava bene sulla piazza di Piacenza.

Credo che dobbiamo partire da alcuni elementi di riflessione non demagogici, che sono costituiti dal fatto che nessuno prevedeva che dopo la crisi del comunismo, rispetto alla quale una parte cospicua di voi ha messo in evidenza una scarsa chiaroveggenza di analisi degli sbocchi politici, il mondo non si è pacificato né stabilizzato. È esplosa una nuova contraddizione, che è quella del fondamentalismo islamico, con tutto quello che ne è derivato e di cui abbiamo visto i riflessi anche pochi giorni fa: i riflessi delle Torri Gemelle che sono saltate, di tremila americani uccisi. E credo che tutti noi dovremmo leggere e riflettere sul discorso che il presidente Obama ha fatto un giorno e mezzo fa.

Contemporaneamente, se non vogliamo fare della bassa demagogia, dobbiamo anche fare i conti con un altro dato: dobbiamo dirci la verità su Mubarak, su Ben Ali e, per certi aspetti, anche sullo stesso Gheddafi. Per molti anni tutto il mondo, dagli Stati Uniti, alla Russia, all'Europa, ha considerato questi personaggi, malgrado gestissero in modo autoritario i loro Stati, una sorta di intercapedine e di strumento per stabilizzare il mondo arabo. Ora tutto questo è saltato per aria, con degli sbocchi che possono essere assolutamente imprevedibili. Può essere che quello che sta accadendo porti il mondo islamico verso nuovi livelli di democrazia e di libertà che nessuno prevedeva, oppure può darsi che, alla fine di un percorso complesso, ci si trovi invece a misurarsi con uno sbocco simile a quello iraniano. Nessuno di noi può sapere come andrà a finire questa storia.

Per quello che riguarda la Libia, lì è esplosa addirittura una guerra civile, rispetto alla quale c'è stata una decisione di intervento dell'Onu e poi della Nato: una decisione di intervento giusta per le ragioni che ha illustrato il ministro Frattini, ma anche atipica, perché rispetto ad altri Paesi, che attraversano contraddizioni e vicende forse più marcate, ci si è voltati dall'altra parte. Onorevole Bersani, quando lei giustamente ha evocato alcune tragedie del mondo (il Ruanda, Srebrenica e così via), bisogna ricordare che purtroppo là c'era l'Onu, e che alcune truppe dell'Onu voltarono la testa dall'altra parte mentre venivano compiuti massacri. Questo dimostra che gli schemi non funzionano.

Rispetto al problema della Libia, la maggioranza è stata attraversata da due preoccupazioni, entrambe legittime e politicamente fra loro componibili con un certo sforzo. La prima: aiutare le nuove forze potenzialmente democratiche in Libia e mantenere il nostro Paese nell'ambito dell'Onu e della Nato, anche per tutelare il suo ruolo politico e difendere i legittimi interessi delle sue imprese. La seconda: non concentrare tutto soltanto nell'impegno militare; dare spazio alla diplomazia e all'intervento politico; non andarsi a cacciare nel vicolo cieco di una guerra che implicasse una escalation di interventi che dai bombardamenti andassero fino ad azioni militari di terra, con il risultato di entrare in contraddizione con la stessa risoluzione dell'Onu, finendo con l'aumentare la sofferenza delle popolazioni libiche e con l'incrementare nel nostro Paese l'immigrazione clandestina. Queste due preoccupazioni hanno costituito il terreno di una riflessione e di un confronto serio nella maggioranza. Perciò la mozione della maggioranza non è, come ha affermato l'onorevole Casini, una buffonata, ma conferma la continuità dell'intervento italiano in Libia sulla base della risoluzione dell'Onu e del deliberato sia della Nato che del Parlamento italiano.

Ma, accanto all'azione militare, il cui termine va concordato con la Nato e con l'Onu, la mozione pone il problema dell'azione politica e diplomatica, che abbiamo visto positivamente aggiungersi alla vostra mozione, che precedentemente ipotizzava soltanto l'intervento militare. Francamente non capiamo il senso della mitizzazione del ruolo salvifico dei bombardamenti. Abbiamo posto un problema così giusto che voi stessi ne avete dovuto prendere atto. La mozione circoscrive e definisce i termini della missione italiana, in modo tale che l'intervento armato non colpisca gli abitanti, e auspica dei limiti temporali di esso per evitare che si bombardi la Libia per un tempo indefinito. E' evidente che ciò si realizzerà sulla base di un'intesa politica fra l'Italia e la Nato. Nessuno, d'altra parte, può pensare di bombardare la Libia a tempo indefinito e indeterminato. È una demagogia bellicista che francamente rinviamo al mittente.

Quindi, proprio perché abbiamo la valutazione del ruolo del nostro Stato e di quello che facciamo, poniamo un problema politico alla Nato, che non è risolvibile con una disputa e una stipula notarile, ma con un confronto e una riflessione politica aperta: un Paese serio fa così, misurando i problemi e le soluzioni che vanno assunte. Poniamo anche il problema di una razionalizzazione del nostro intervento e del suo peso finanziario, perché ormai siamo su molti fronti: il Kosovo, l'Afghanistan, il Libano e adesso la Libia, con interventi che pongono problemi finanziari e della vita dei nostri soldati.

Questa è la linea della maggioranza: è una linea così aperta che noi, diversamente dal settarismo altrui, ci asterremo sia sulla mozione del Pd che su quella del Terzo Polo, votando evidentemente contro la mozione Di Pietro. Non siamo settari e faziosi. Di faziosità e settarismo prendiamo anzi lezione dagli interventi che abbiamo ascoltato poco fa.




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