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Numero 476
del 22/05/2012
L'exploit degli oltranzisti PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
gianmoena@ragionpolitica.it
  
martedì 17 maggio 2011

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Le elezioni amministrative di domenica e lunedì evidenziano che il Popolo della Libertà si afferma in molte realtà italiane, soprattuto nel Sud, ma non riesce a traguardare il comune di Milano regalando la vittoria della Moratti al primo turno. Come è ormai consuetudine della gran parte della stampa italiana molti osservatori improvvisano l’ennesimo funerale politico nei confronti di Silvio Berlusconi, della sua alleanza con la Lega Nord e, conseguentemente, del suo governo. Ma se analizziamo l’esito del voto amministrativo con un approccio più obiettivo dovremmo, in realtà, abbandonare il gioco facile di individuare chi, in attesa del secondo turno, abbia perso e porci, invece, un quesito fondamentale per le sorti del nostro Paese: chi ha vinto in alternativa a Silvio Berlusconi?

Il cosiddetto Terzo Polo di Casini, Fini e compagnia ha fatto cilecca ed il Partito democratico può solo che ringraziare lo scomodo Chiamparino per aver regalato alla sinistra la vittoria di Fassino. Ma è l’unico risultato politicamente significativo che possiamo attribuire ad una formazione politica che in origne fondava i presupposti della sua genesi sulla proposta di un linguaggio e di una cultura riformista propria, alternativa all’antagonismo di sinistra. I volti, invece, della vittoria a sinistra dei candidati che hanno guadagnato il secondo turno delle amministrative sono Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli, Zedda a Cagliari, politici che rappresentano il frutto di un’abdicazione al riformismo da parte della sinistra.

Il massimalismo e l'antipolitica sono ritornati in auge a livello nazionale e lo si evince non solo nelle affermazioni impreviste dei nomi sopracitati, ma anche nelle percentuali significative che hanno raggiunto nelle città storicamente rosse un movimento antipolitico come quello a «cinque stelle» di Beppe Grillo e altre formazioni antagoniste e radicali come l’Idv di Di Pietro e Sel di Vendola. Bersani parla di successo inaspettato, ed ha ragione, ma commette un grave errore quando attribuisce meriti al Partito democratico. In realtà il voto antagonista e radicale è il frutto di una contestazione tutta interna alla sinistra, che si è coniugata con una manifestazione di protesta che scaturisce dalla crisi della realtà contingente. Tutti i governi europei hanno pagato il dazio delle sconfitte elettorali, ed in particolar modo nelle tornate amministrative, a causa della crisi economica che ha prodotto ripercussioni importanti nel tessuto sociale, afflitto da nuove emergenze.

Non è un caso che sia proprio il Nord, attraverso la sua capitale economica, a manifestare un segno di allerta. Il Governo Berlusconi ha avuto il merito di mantenere i conti in ordine, contenendo la spesa pubblica in un tempo in cui lo sviluppo economico è contratto dalla crisi economica globale e dalla competizione con il sud-est asiatico  e ciò che si evince dalle consultazioni è una chiara reazione alla condizione di instabilità che il mondo sta vivendo. Il governo italiano ha portato avanti scelte coraggiose, non ha ampliato la spesa pubblica, preservando il sistema economico-finanziario del nostro Paese e avviando un serio consolidamento dei conti. Sarrebbe utile ricordare che il fardello del debito pubblico che grava sulle nostre spalle fin dal nostra nascita ci impedisce scelte politiche spettacolari e ci condiziona, invece, a decisioni oculate.

In un’Europa lacerata dalla crisi economica, Grecia e Portogallo docunt, in cui emergono gli egoismi nazionali nei confronti di Stati membri che debbono far fronte alle crisi dei Paesi del Sud del Mediterraneo, spesso si registra una condizione di impotenza politica dell’Unione che si ripercuote negativamente sugli Stati nazionali e, conseguentemente, sui governi in carica in occasione delle tornate elettorali. Se a questo aggiungiamo il periglioso percorso di questi ultimi due anni del governo, sotto attacco su tutti i fronti, potremmo affermare che Silvio Berlusconi abbia già dispensato molti miracoli per far sì che il nostro Paese potesse essere in grado di affrontare i venti della crisi.

Non solo, dunque, il Governo si è dovuto mobilitare per arginare gli effetti negativi della congiuntura internazionale, ma ha dovuto anche difendersi dagli attacchi sotto la cintola sferrati dal circuito mediatico-giudiziario, che si è alimentato attraverso gli attacchi extrapolitici concentrandosi sulla persona del premier, radicalizzando il dibattito, dimenticando, spesso, le reali problematiche dei cittadini. Tutte le trasmissioni televisive vicine alla sinistra, infatti, sono state la vera opposizione mediatica al governo, mentre il Pd si è accodato rinnovando il solito linguaggio antiberlusconiano.

Se oggi i candidati della sinistra a sindaco di Napoli e Milano non appartengono al Pd, ciò è da attribuirsi unicamente al fatto che la polemica politica di quest’ultimo è stata, spesso e volentieri, una fotocopia degli strali di Di Pietro. In questo contesto l’antagonismo politico alla globalizzazione ed alla società occidentale del Sel di Vendola è stata a sinistra l’unica proposta politica, seppur ideologica, residuale che ha parlato della realtà contingente e non solo di antiberlusconismo.

Il Pd è quindi un’alternativa fantoccio al Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi e lo certifica il consenso che ha riscosso l’antipolitica della lista cinque stelle di Beppe Grillo, che ha raccolto le disaffezioni del maggior partito di opposizione. La vera alternativa a Silvio Berlusconi è come sempre ancora una sinistra retrau, ideologica, multiculturalista, antioccidentale e conservatrice, che ha come ricetta economica l’espansione della spesa pubblica attraverso l’aumento delle imposte. Questo è il modello di governo che si contrapporrà al centrodestra nel secondo turno delle elezioni amministrative, questo è ciò che nasconde il tormentone mediatico-giudiziario e che il Popolo della Libertà dovrà evidenziare. Pisapia, per ringraziare i suoi elettori, ha scritto sui suoi manifesti «Grazie Milano, ora si cambia davvero». Cari milanesi siete proprio sicuri di voler cambiare secondo i dettami ideologici dell'antagonista di sinistra Pisapia? 




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Commenti (1)
1. 17-05-2011 23:49
Deriva estremista della sinistra
Analisi condivisibile. Però non fermiamoci alla “deriva estremista” della sinistra. Per battere il disagio politico dei moderati (confusi e disorientati) manifestato da queste elezioni amministrative di Milano, bisogna “dar fuoco alle polveri” dello sviluppo economico e cercare di creare opportunità di lavoro stabile soprattutto ai giovani, specialmente quelli del settore ricerca (molti di questi sono ”precari” o “con contratto a progetto”), e poi cercare di aumentare i salari di tanti lavoratori che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e, in alcuni casi, hanno una ”spada di Damocle” sulla testa che si chiama rischio di licenziamento. Di questo si deve preoccupare il Governo nei prossimi due anni dopo aver tenuto giustamente la “barra dritta” sulla tenuta dei conti pubblici. E la nomina del Governatore Draghi della Banca d’Italia a Presidente della BCE è il successo di questa politica economica tenuta da Tremonti e dal Governo Berlusconi. Il Presidente Berlusconi lasci ai suoi bravissimi avvocati di difenderlo nei tanti processi che lo accusano di reati che definirli “surreali” è soltanto un eufemismo, e si preoccupi di più della crescita economica del Paese. Questo è l’unico modo per chiudere la bocca ai giudici politicizzati e alla sinistra senza idee e senza un progetto per l’Italia. Grazie dell’attenzione.
Scritto da Antonio

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