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Numero 476
del 22/05/2012
Con Ouattara Presidente terminerà la crisi in Costa D'Avorio? PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
venerdì 20 maggio 2011

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Yamoussoukro, Costa d’Avorio, 21 maggio. Con l’investitura ufficiale di Alassane Dramane Ouattara, alla presenza di diversi capi di stato e di governo e probabilmente anche del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, si conclude la lunga crisi politica che per dieci anni, dal fallito colpo di stato del settembre 2002, ha destabilizzato la Costa d’Avorio. Meglio sarebbe dire che la crisi entra in una nuova fase, si spera conclusiva. Ma i problemi che l’hanno originata – profonde e radicate divisioni etniche, religiose ed economiche – restano da risolvere con l’aggravante di un cruento conflitto post elettorale: quello iniziato il 28 novembre 2010 quando, all’indomani del ballottaggio per le presidenziali, Ouattara è stato proclamato presidente dalla Commissione elettorale e il suo avversario, il presidente in carica Laurent Gbagbo, lo è stato dal Consiglio costituzionale.

Non si saprà mai chi abbia realmente vinto le elezioni. Già questo compromette la legittimità della carica che Ouattara assume. A peggiorare la sua posizione agli occhi di una parte degli ivoriani, malgrado il sostegno internazionale, è il fatto di essersi impadronito del potere con la violenza e, soprattutto, di esserci riuscito grazie all’intervento decisivo della Francia che lo scorso 11 aprile ha costretto alla resa Gabgbo attaccando e bombardando per giorni la sua residenza nella capitale economica Abidjan.Per avviare un reale processo di riconciliazione nazionale Ouattara deve dunque prima di tutto far dimenticare come è arrivato alla massima carica e dimostrare di essere il presidente di tutti e non solo del Nord del paese a cui deve la sua vittoria. Per riuscirci non basta la costituzione della Commissione dialogo, verità e riconciliazione con cui Ouattara promette di perseguire tutti i responsabili delle violenze che nei mesi scorsi hanno causato 3.000 vittime e decine di migliaia di sfollati e di profughi e neanche l’intervento della Corte Penale Internazionale dell’Aia alla quale Ouattara ha chiesto di occuparsi dei crimini più gravi.

Essenziale è che Ouattara voglia e riesca a far si che tutte le componenti politiche e sociali del paese entrino a far parte del nuovo governo. Ma non è esattamente in questa direzione che sono andati i primi passi del neo-presidente che, appena confermato nella carica dal Consiglio costituzionale il 5 maggio, ha iniziato l’epurazione dei funzionari legati al precedente governo, a partire dal presidente e da alcuni membri del Consiglio costituzionale stesso, seguiti dal Presidente della Corte suprema e da quello del Consiglio economico e sociale, terza carica dello stato. Inoltre, fin dall’inizio della crisi post elettorale, Ouattara ha nominato primo ministro Guillome Soro, ex capo delle Forze Nuove, il movimento antigovernativo espressione delle etnie del nord che nel 2002 aveva tentato un colpo di stato contro Gabgbo e che alle scorse elezioni si era schierato contro di lui.

A complicare il quadro si aggiunge il problema pressante del disarmo dei gruppi armati ivoriani e stranieri che, anche dopo la resa di Gabgbo, hanno continuato a scontrarsi e a seminare il terrore nella popolazione causando altri morti e ulteriori danni materiali. Il disarmo e il ritorno alla vita civile dei miliziani pro e contro Gbagbo – o il loro inserimento nei ranghi dell’esercito regolare – erano state tra le condizioni fondamentali poste dagli accordi di pace del 2004 per poter indire le elezioni presidenziali. Ma, come la crisi post elettorale ha dimostrato, non sono state rispettate. Riuscirci e in tempi brevi è una delle sfide che il nuovo governo non può permettersi di perdere: sia per consentire ai numerosi profughi e sfollati di tornare alle loro case sia per riprendere a pieno regime le attività economiche interrotte e danneggiate dalla guerra.La Costa d’Avorio è il primo produttore al mondo di cacao e fino alla morte del primo presidente del paese indipendente, Félix Houphouet-Boigny, era portato ad esempio per aver realizzato l’unico miracolo economico africano. Dopo di lui, con la leadership di Henri Konan Bédié, pochi anni erano bastati a vanificare i traguardi raggiunti.




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Commenti (1)
1. 26-05-2011 04:54
Condivido in pieno il fatto che l'illegittimita' sia il peccato originale per cui l'insediamento di ouattara non è per niente risolutivo nella crisi ivoriana. 
Puo' essere una tappa raggiunta per gli interessi francesi ma di certo il popolo ivoriano sta facendo resistenza sopratutto in europa.
Scritto da luca monducci

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