Il regime libico ormai è di fronte ad un bivio: deve decidere se aprirsi ad una trattativa con la comunità internazionale o impegnarsi di più sul fronte militare sostenendo una escalation del conflitto. Notizie delle ultime ore riferiscono di una nuova apertura di Gheddafi verso un'intesa per un possibile immediato «cessate il fuoco». Il quotidiano britannico The Indipendent conferma quest'ipotesi per essere venuto in possesso di una lettera del primo ministro libico, Ali Baghdadi al-Mahmoudi, inviata ad alcuni governi stranieri, dove vengono proposti la fine delle ostilità ed un controllo affidato all'Onu e all'Unione Africana, colloqui senza condizioni con l'opposizione, un'amnistia per entrambe le parti e la definizione di una nuova Costituzione.
Il Colonello Gheddafi potrebbe finalmente fare sul serio ed accettare una tregua incondizionata, che costituirebbe l'unica condizione per far scattare la fine delle operazioni militari. In tal senso Onu e Usa stanno comunque lavorando per studiare come attuare una possibile tregua prevedendo l'invio nel Paese africano di caschi blu. Infatti, il francese Alai Le Roy, responsabile delle operazioni del mantenimento della pace delle Nazioni Unite, è volato a Washington per discutere con l'amministrazione Obama come attuare, qualora dovesse profilarsi una tregua, questa eventuale opzione.
Ma gli alleati discuteranno anche, al G8 in Francia, della situazione in Libia. Intanto Usa e Gran Bretagna hanno bocciato la proposta del governo libico, giudicata non credibile, sottolineando, nel contempo, che la campagna andrà avanti. Mentre sul terreno la pressione aumenta e per la seconda notte consecutiva potenti esplosioni sono state avvertite a Tripoli. Almeno otto forti boati sono stati avvertiti, intorno alle 23.00 locali della scorsa sera, concentrati soprattutto intorno al complesso fortificato ai Bab al-Aziziya, da dove si sono levate, subito dopo l'esplosione, delle dense colonne di fumo.
A questo punto della campagna militare l'Alleanza tenta infatti di imprimere un salto di livello, comprimendo i tempi e preparando l'escalation finale. Le notizie provenienti da Francia e Inghilterra confermerebbero tale linea di azione, che prevede ulteriori misure per fornire un maggiore sostegno ai ribelli di Bengasi. Sono attesi 12 elicotteri militari francesi pronti a dare una mano ai combattenti in Cirenaica. I media inglesi rivelano che a breve il governo britannico dovrebbe rendere disponibile gli elicotteri da combattimento apache. Questi ultimi avranno il compito principale di proteggere la zona cuscinetto di oltre 20 chilometri attorno a Misurata. I velivoli, si legge ancora sul Guardian, potrebbero però essere utilizzati anche per condurre attacchi aerei contro postazioni sensibili e selezionate delle forze fedeli a Muammar Gheddafi.
Se le notizie di impiego degli elicotteri venissero confermate si tratterebbe di forti segnali lanciati dalla Nato per stringere il cerchio intorno a Gheddafi, prima dell'arrivo dell'estate. Ma per il regime la situazione si complica ancora di più per le conferme provenienti dal fronte diplomatico, poiché aumentano i paesi che riconoscono il Consiglio Transitorio di Bengasi. Tra questi si sono aggiunti la Giordania e soprattutto un'importante colpo negativo per il rais è rappresentato dal riconoscimento russo. Gli Usa hanno addirittura formalmente invitato gli insorti ad aprire una sede diplomatica a Washington.
Aumentano anche le iniziative per dissuadere Muammar Gheddafi a lasciare il potere. E' prevista a Tripoli, per il prossimo 30 maggio, la visita del Presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, nella sua veste di membro del Comitato dell'Unione Africana, per discutere con il leader libico su una possibile strategia d'uscita dal conflitto.
La comunità internazionale ha inoltre in programma altre iniziative per confrontarsi aulla situazione creatasi in Nord Africa. Dopo l'appuntamento di Deauville, ci sarà un incontro del G8 a luglio in Italia a Roma, come annunciato pochi giorni fa dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti al termine della riunione dell'Aspen Institute Italia, dedicato ai Paesi arabi del Sud del Mediterraneo e del Nord Africa con il coinvolgimento delle istituzioni finanziarie.
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