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Numero 476
del 22/05/2012
Afghanistan: stabili le condizioni dei 5 militari italiani PDF Stampa E-mail
! di Matteo Gualdi
gualdi@ragionpolitica.it
  
martedì 31 maggio 2011

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Sono stabili le condizioni dei cinque militari italiani rimasti feriti nell’attacco, condotto con un ordigno esplosivo e con armi leggere lunedì mattina contro la sede di «Camp Vianini» del PRT (Provincial Reconstruction Team) di Herat. Le condizioni del militare giudicato grave, ma non in pericolo di vita, si sono stabilizzate in seguito all’intervento medico presso l’ospedale da campo «Role 2» di Herat. Il PRT, al comando del Colonnello Paolo Pomella, è un assetto su base 132° reggimento artiglieria terrestre della brigata «Ariete» che ha il compito di supporto alla governance e di sostenere il processo di ricostruzione e sviluppo congiuntamente ad una componente civile del Ministero Affari Esteri.

Le due componenti lavorano insieme a favore della ricostruzione, incentivando l'occupazione locale (i progetti vengono materialmente realizzati da ditte afghane), lo sviluppo economico dell'Area e la fiducia verso le istituzioni politiche locali e gli «elders» (anziani dei villaggi). E’ questo il modello vincente che ha permesso agli italiani di fare dell’area di Herat un zona tranquilla, dove la situazione ormai da tempo è andata normalizzandosi, sempre che questa parola possa avere significato in zona di guerra. E proprio contro questo modello, capace di conquistare «i cuori e le menti» degli afghani, si è rivolta l’attenzione dei talebani, che cercano di dimostrare di essere ancora in grado di attaccare il cuore della strategia occidentale. Ma in realtà hanno dimostrato solamente di essere sulla difensiva, incapaci di controllare il territorio, senza più l’appoggio della popolazione che ha definitivamente capito chi è dalla sua parte e chi invece ha a cuore solo il proprio potere oscurantista.

 

L’attentato di ieri dimostra che gli insorti sono capaci di portare solo sporadici attacchi terroristici contro le truppe occidentali, non essendo più in grado da tempo di affrontare uno scontro diretto sul campo di battaglia, né di imbastire una vera campagna militare contro i militari della NATO. Il downgrade delle capacità dei talebani, da«insorgenti» a «terroristi», rappresenta già una vittoria per l’occidente e per il legittimo governo afghano, che può finalmente cominciare a prendere direttamente la responsabilità della sicurezza del territorio. Il modello è quello iracheno, pur con tutte le differenze tra i due paesi, dove lentamente e con gradualità le forze armate e di polizia locali hanno preso il posto delle truppe occidentali, consentendone un graduale disimpegno. D’altra parte non è un caso che i terroristi abbiano scelto la zona di Herat, capoluogo della regione ovest, per portare il loro attacco, perché proprio da qui comincerà il processo di transizione, con la riconsegna della città alla responsabilità delle autorità e delle Forze di sicurezza locali da parte della Nato.

I terroristi vogliono tentare di ritardare la transizione dall'autorità internazionale all'autorità afgana ma, come ha detto il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, «l'attacco non fa venire meno il nostro impegno finalizzato a restituire l'Afghanistan agli afgani, processo che dovrebbe concludersi entro il 2014» Può sembrare strano parlare di ottimismo nel giorno di un grave attacco terroristico, eppure proprio quest’attacco dimostra quanto sia vicina la vittoria contro i talebani in Afghanistan.




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